A volte nella vita ciò che nasce per gioco diventa una grande passione, fino a trasformarsi, con il tempo, in una professione. Questo è accaduto a Maria Pia Bruscia, 24 anni, danzatrice gelese che nonostante la giovane carriera vanta già un curriculum di alto livello e collaborazioni lavorative con nomi importanti del mondo coreutico, come quello del direttore artistico, regista e coreografo Giuliano Peparini e l’étoile Eleonora Abbagnato. Tante le collaborazioni con compagnie di fama internazionale. La giovane danzatrice non si è però limitata ad agguantare risultati importanti solo nella danza, ma si è anche prodigata nello studio, avendo conseguito la Laurea Magistrale in Letteratura, Lingua e Cultura Italiana. Oltre la danza, è appassionata di musica (Mina la sua cantante prediletta) e coltiva l’hobby della lettura (Norwegian Wood di Murakami il suo libro preferito). Parallelamente alla sua professione di ballerina freelance, lavora anche come addetta comunicazione web e social. 

– Maria Pia, come è nata la passione per la danza e a quale età è diventata cruciale nella tua vita?

«E’ nata quasi per caso, grazie alla mia migliore amica. Quando decise di iscriversi a danza mi sentii persa senza di lei, ma al suo ritorno dalle lezioni mi coinvolgeva mostrandomi gli esercizi imparati. Tra il desiderio di non restare sola e la curiosità sempre più forte, decisi di iscrivermi anch’io. Con il tempo, quella che era nata come un gioco è diventata una vera passione, a cui ho iniziato a dedicare sempre più tempo ed energie. La svolta è arrivata a 18 anni, quando ho ricevuto una borsa di studio per studiare a New York, alla Joffrey Ballet School, una delle accademie più prestigiose al mondo. Dal mio viaggio in America ho capito che avrei voluto ballare per tutta la vita».

– Hai mosso i primi passi a Gela? Quali scuole e accademie di danza hai frequentato? 

«Ho iniziato a ballare nella scuola di danza Arabesque di Viviana e Annalisa Perna, a Gela. Partecipavo inoltre ad infiniti stage e workshop con insegnanti e compagnie di fama internazionale. Successivamente ho proseguito la mia formazione a Milano, presso l’Accademia Susanna Beltrami, dove mi sono diplomata come ballerina contemporanea. Infine ho studiato presso la Peparini Academy, l’Accademia di Giuliano Peparini, a Roma».

– Nella danza chi è – se c’è – il tuo punto di riferimento quando hai bisogno di qualche consiglio? Chi è invece il tuo mito artistico?

«Ascolto tanto il parere degli altri. Ci sono stati e ci sono degli insegnanti che ancora oggi hanno un ruolo fondamentale nelle mie scelte. La maggior parte delle volte però il ‘’verdetto finale’’ lo chiedo a mio papà, nonostante sia un medico e non abbia a che fare con il mondo della danza. Il suo parere, e quello della mia famiglia in generale, è sempre quello più importante. 

Il mio mito artistico è Nick Meola, ballerino e coreografo statunitense». 

– Quali sono state le esperienze più importanti fin ora?

«Ogni esperienza del mio percorso artistico e umano mi ha arricchita profondamente. Tra le più significative ci sono l’ultima stagione teatrale, con il ruolo da protagonista ne Lo Schiaccianoci (nel dicembre 2025) di Alessia Gatta e Manuel Paruccini al Teatro Brancaccio di Roma, un progetto intenso che mi ha messa alla prova a livello artistico ed emotivo, e Horai – Le Quattro Stagioni  (nel settembre 2024), produzione di Giuliano Peparini, al Teatro Greco di Siracusa, un’esperienza unica per il luogo e per la possibilità di condividere il palco con artisti di altissimo livello, fonte di continua ispirazione e crescita».

– Purtroppo nella danza può capitare di incorrere in qualche infortunio e hai già avuto modo di affrontare questo tipo di situazione. Cosa ti è successo e come si supera un ostacolo del genere? 

«Il lavoro del ballerino richiede un equilibrio costante tra corpo e mente. Un grave infortunio al ginocchio mi ha costretta a fermarmi per quasi un anno, facendomi temere la fine della carriera. Durante la convalescenza però non ho mai smesso davvero di danzare, trovando nuovi modi per restare connessa a ciò che amo. Poi un’opportunità ha riacceso la mia determinazione e mi ha fatto capire che era solo una pausa. Questa esperienza mi ha resa più forte, paziente e consapevole, insegnandomi a vivere il mio lavoro con ancora più gratitudine».

– La vita della danzatrice è molto impegnativa per varie ragioni; è tua intenzione fare questo mestiere anche ‘’da grande’’?

«Sì. La danza oggi è il centro1 della mia vita e non riesco a immaginarmi lontana da questo mondo. È un mestiere impegnativo ma è ciò che mi fa sentire più viva e autentica. Il mio desiderio è continuare a farlo il più a lungo possibile».

– Spostiamoci sul tuo lato umano: come ti descriveresti caratterialmente? Qual è una qualità che stai imparando ad apprezzare di te stessa?

«Ho un carattere forte e testardo: quando credo in qualcosa non mi lascio fermare dagli ostacoli, nella danza come nella vita. Sono disciplinata, intraprendente e indipendente ma anche molto autocritica. Credo che riconoscere i propri limiti sia il primo passo per crescere davvero. Le qualità che sto imparando ad apprezzare di me sono l’umiltà e la gratitudine, perché penso che niente sia scontato e niente sia dovuto». 

– Hai viaggiato molto per diversi motivi. C’è un viaggio in particolare da cui hai imparato qualcosa di significativo per te?

«Sì, c’è stato un viaggio, non rivelo quale, che ha segnato un cambiamento importante dentro di me. È stato un momento di crescita personale. Mi ha insegnato a rallentare, ad ascoltarmi davvero e a dare valore ai piccoli momenti quotidiani. Ho cambiato prospettiva e imparato a fidarmi del mio istinto, riconoscendolo come una bussola interiore capace di guidarmi nella direzione giusta».

–Vuoi confidarci un sogno nel cassetto?

«Il sogno nel cassetto rimane lì finché non si avvera».