Tribuna Aperta | Di Rodolfo Carosi (Docente Università di Torino- Presidente SGI)
Riceviamo e pubblichiamo questo contributo sulla frana di Niscemi Il testo riflette l’opinione personale dell’autore.
In un territorio come quello italiano con tutti rischi naturali presenti, è necessaria una pianificazione, ma non a breve termine. I Corsi di Studio in Scienze Geologiche sono passati da un picco complessivo, nazionale, superiore alle 3000 immatricolazioni alle attuali 890 su scala nazionale. Nel periodo del picco degli anni ’70 – ’80 e fine anni ‘80, i Dipartimenti arrivavano a 500, oggi molti non superano i 50 iscritti al primo anno, poi ci sono comunque le eccezioni. Eppure il mercato è nuovamente in espansione per lo sviluppo di settori moderni. Niscemi ha rilanciato l’importanza anche della ricerca geologica e della prevenzione. Ad oggi, ad esempio, proprio Niscemi ha una carta geologica a scala 1:100.000, vecchia di 70 anni. Il finanziamento per la carta geologica moderna alla scala 1:50.00 arriva al 2027!
Ai giovani dico di iscriversi, di investire nella professione del geologo. Le Multinazionali chiedono geologi italiani ma ne sono pochi. Nel 2019 gli iscritti al primo anno ai Corsi di Laurea in Scienze Geologiche erano 1.031, scesi nel 2024 a 890, dopo un periodo in cui le iscrizioni sembravano tenere. Negli ultimi due anni sembrerebbe esserci una ripresa ma non abbiamo raggiunto più i livelli del 2019. Di certo siamo lontanissimi dalle punte superiori alle 3000 immatricolazioni l’anno, toccate negli anni 70 anni 80, fine anni ’80, quando alcuni Dipartimenti arrivavano anche a centinaia di iscritti al primo anno. Era un periodo in cui il mercato era in forte espansione, oggi molti Dipartimenti non superano le 50 immatricolazioni al primo anno e dunque in un periodo in cui il mercato è nuovamente in espansione anche se in settori diversi come quello riguardante l’energia, la ricerca delle materie prime critiche, lo sviluppo della Geologia Planetaria e altri ancora. Oggi invece il geologo è molto ma molto richiesto e non solo per frane, alluvioni, terremoti, vulcani!”. Lo ha affermato Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana che a 30 giorni dalla frana di Niscemi invita ad una profonda riflessione non solo sul futuro della professione ma anche sull’importanza di sviluppare la ricerca geologica in Italia per la corretta conoscenza del territorio e la corretta gestione dei rischi naturali e della loro mitigazione.
Ad esempio Niscemi ha una cartografia geologica a scala 1:100.000 di vecchia generazione risalente a più di 70 anni fa, praticamente poco utilizzabile. La carte geologiche devono essere aggiornate. Rappresentano una radiografia fondamentale del territorio che va fatta con strumenti sempre più moderni.
Non c’è la Carta Geologica alla scala 1:50.000 di Niscemi e non è neanche prevista, al momento, la sua realizzazione, per carenza di finanziamenti. Questo significa che Niscemi non è compreso in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque, il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna – ha concluso Rodolfo Carosi, Presidente della Società Geologica Italiana – come è successo anche per altre aree e per alcune zone critiche del territorio che non sono coperte da una conoscenza geologica sufficiente. Questo appare ancora più grave quando sappiamo (dati ISPRA) che il 94,5 % dei comuni italiani presenta rischi di tipo geologico.
E’ un fatto grave e dunque c’è bisogno che i politici intervengano, perchè la conoscenza corretta, geologica del territorio è fondamentale per la prevenzione. Sono stati sbloccati dei finanziamenti ma che si fermano al 2027. Sarebbe fondamentale che in Italia si avviasse una pianificazione capace di partire dall’oggi e di guardare al lungo periodo. Il nostro Paese ha bisogno di programmare il presente e il futuro per evitare che si ripetano casi come quello di Niscemi.







