Con la sua grinta e le sue giocate sulla fascia sinistra entusiasma il pubblico del ‘Presti’. Vincenzo Tuccio è considerato uno dei più forti giocatori della categoria nel suo ruolo, nonostante gli ampi margini di miglioramento che lui stesso sente di avere. Nasce a Gela il 21 giugno 2001 ed è l’emblema del senso di attaccamento alla maglia e alla città. Ha maturato diverse esperienze importanti tra le fila della Sancataldese e del Ragusa. Prima di approdare al Gela, ha vissuto un’annata trascurabile con l’Akragas, esperienza condizionata non dal rendimento ma dai problemi societari che portarono al ritiro del club a stagione in corso. Vanta complessivamente 102 presenze ufficiali tra campionati dilettantistici e Coppa Italia Serie D, condite da 13 gol e 6 assist. I numeri sono però riduttivi per descrivere le qualità tecniche e umane di Tuccio, il quale si è sempre contraddistinto per prestazioni di grande sacrificio e abnegazione. Si è molto impegnato anche negli studi, avendo conseguito recentemente la laurea in Scienze Motorie. È fidanzato con Emilia Apruti, studentessa di medicina. Oltre il pallone, coltiva diversi hobby: guarda serie tv (Vikings la sua preferita), legge autobiografie (quella su Michael Jordan la sua prediletta) e infine adora viaggiare. Si descrive come un ragazzo semplice, che vive ogni esperienza con intensità e autenticità.
– Vincenzo Tuccio, prima stagione a Gela con la maglia biancazzurra: una responsabilità non di poco conto per un ragazzo gelese. Vuoi dirci le emozioni che hai provato al momento della firma sul contratto?
«Per me, nato e cresciuto qui, è stato qualcosa di speciale. Indossare questa maglia non è una scelta professionale, ma un atto d’amore verso la mia città. Al momento della firma ho provato orgoglio, emozione e un forte senso di responsabilità».
– È arrivata la prima rete in maglia Gela nella trasferta di Ragusa, ma non ancora tra le mura del ‘Presti’. Quanto sarebbe importante per te sbloccarti anche davanti al pubblico gelese?
«Segnare davanti alla mia gente sarebbe un’emozione unica, ma non è un’ossessione».
– Hai già molte presenze in Serie D e, nonostante la giovane età, sei considerato un calciatore esperto. Quali ambizioni hai per la tua carriera e dove ti vedi tra dieci anni? I tifosi gelesi sperano di vederti ancora in campo con il Gela, magari in categorie superiori…
«Avere già tante presenze in Serie D è motivo di orgoglio. Ogni stagione è un’occasione per migliorarmi. Voglio arrivare il più in alto possibile e confrontarmi con categorie superiori. Farlo con la maglia del Gela, crescendo insieme alla squadra e portando in alto i colori della mia città, sarebbe straordinario».
Il tuo ruolo è quello di ala sinistra nella formazione di Misiti. Secondo te, quali sono gli aspetti positivi e le difficoltà che ci sono in questa posizione? C’è anche un altro ruolo in cui tu pensi di poter far bene oltre quello che ricopri attualmente?
«Giocare da ala sinistra mi entusiasma: posso mettere in campo velocità, dribbling e attacco alla profondità. È un ruolo che richiede impegno totale, sacrificio e concentrazione per tutta la partita, anche in fase difensiva. Posso dare il mio contributo anche come seconda punta, ruolo che ho già interpretato al Ragusa».
– Spesso in campo ti ritrovi a fare i conti con il tuo carattere ‘fumantino’. Pensi che sia un aspetto su cui lavorare per crescere ulteriormente in termini di gestione del tuo forte temperamento?
«È un aspetto su cui sto lavorando: sto cercando di trasformare questa energia in concentrazione, determinazione e leadership. Avere carattere è un valore, ma va accompagnato dalla maturità. Crescere significa imparare a controllarsi, restare lucidi e diventare un punto di riferimento per i compagni, sia sul piano tecnico che comportamentale».
– Chi era il tuo giocatore preferito da bambino? Del calcio di oggi c’è qualcuno a cui ti ispiri?
«Sono cresciuto con le giocate di Del Piero, essendo un tifoso della Juventus. Nel calcio di oggi uno che mi piace tanto è Yildiz».
– Chi è il tuo punto di riferimento quando hai bisogno di qualche consiglio sia in campo che nella vita?
«Il punto di riferimento principale è la mia famiglia. Nei momenti belli e in quelli difficili sono sempre loro a darmi consigli sinceri e a ricordarmi i valori con cui sono cresciuto. Avere accanto persone che ti conoscono prima come uomo e poi come calciatore è fondamentale».
– Chi è Vincenzo Tuccio fuori dal rettangolo verde? Qual è una qualità umana che apprezzi di te e un difetto su cui stai lavorando?
«Sono un ragazzo semplice, molto legato alla famiglia e agli amici di sempre. Mi piace vivere la quotidianità con serenità, senza troppi eccessi. Sono uno che tiene tanto ai rapporti veri, alla lealtà e al rispetto. Quando mi pongo un obiettivo faccio di tutto per raggiungerlo. Un difetto su cui sto lavorando è proprio l’impulsività».
– Cosa fai quando hai bisogno di staccare dal pallone?
«Anche se il calcio occupa gran parte delle mie giornate, per staccare mi piace trascorrere tempo con famiglia, la mia ragazza e amici di sempre. Amo anche viaggiare, scoprire posti nuovi e conoscere culture diverse».
– Un messaggio ai tifosi biancazzurri?
«Ai tifosi biancazzurri voglio dire grazie. Dal primo giorno mi avete dimostrato fiducia, affetto e sostegno, e per un gelese che indossa questa maglia non è scontato. Da parte mia non mancheranno mai impegno, sacrificio e rispetto per questi colori. Continuate a sostenerci: il vostro calore è la nostra forza e insieme possiamo toglierci grandi soddisfazioni».







