A Gela, nel cuore dell’antico quartiere “u Buviru” — il Borgo — qualcosa sta cambiando. Da qualche anno, tra le stradine a ridosso di via XXIV Maggio, Piera Cariola — animatrice culturale trasferitasi da Caltagirone — con il supporto degli abitanti del quartiere guida un processo di rivalutazione che attraverso spettacoli estivi, laboratori artigianali, percorsi storici e mercatini natalizi sta ridando voce e dignità a un quartiere che custodisce secoli di storia: dalla lavorazione della liquirizia e del cotone alla necropoli dei bambini, dai mestieri dei massari alle tradizioni contadinesche del 1700. Un cambiamento che nasce dal basso, con il sostegno dell’associazione Calliope, dell’attrice Maria Giannone, Paolo Giannone, la guida locale Francesco Gurzeni e l’incoraggiamento dell’amministrazione comunale, ma che deve fare i conti con una realtà spietata: finita la stagione degli eventi, il Borgo torna nell’ombra e la sicurezza resta un’emergenza aperta.

Da una discarica al museo del contadino

«Mi sono trasferita qui da Caltagirone e ho comprato casa. Di fronte c’era un terreno libero diventato una discarica e, siccome non ero abituata a vivere così, grazie ai vicini mi sono data da fare a ripulire. Da lì abbiamo deciso di utilizzare quell’area per realizzare il museo del contadino. Devo dire che l’amministrazione comunale ci è stata vicino: in particolare l’assessore Romina Morselli ha appoggiato le nostre iniziative. Abbiamo invogliato la gente a partecipare, a tenere in ordine la strada, abbellire gli ingressi».

Il Borgo affonda le radici nel 1700: era il quartiere di massari e contadini, e nelle sue strade si lavorava la liquirizia, si produceva pane e sapone dalla soda, si tesseva il cotone. Tutto questo patrimonio immateriale è diventato il cuore dei percorsi culturali ideati da Piera e dalla sua rete di collaboratori. E poi c’è la necropoli dei bambini, uno dei siti più suggestivi del centro abitato, oggi inserita tra i punti di interesse del quartiere.

Tarantelle, Erasmus e laboratori: il calendario del Borgo

Il programma di quest’anno segna un ulteriore salto di qualità. Il 12 marzo, in viale Mediterraneo, va in scena uno spettacolo con tarantelle intorno alle nove di mattina; il 17 pomeriggio arriva un gruppo Erasmus con studenti serbi e francesi, coinvolti grazie alla collaborazione con le scuole del territorio.

Riguardo l’aspetto economico delle iniziative, fate pagare un ticket. Qualcuno ha storto il naso però.
«Sì, è vero, facciamo pagare il biglietto alle scuole. Le guide locali che illustrano gli aspetti storici del quartiere vengono pagate così come le attrici e gli attori. Tutto viene fatto appoggiandoci all’associazione Calliope, che coinvolge i cittadini del quartiere».

Avete un obiettivo ambizioso, ce ne parla?

«Stiamo cercando di entrare nei circuiti dei tour operator e nei prossimi mesi cercheremo di coinvolgere anche il quartiere Rabbateddu. Sarebbe fantastico».
I laboratori sono il cuore pulsante dell’esperienza: panificazione, realizzazione del sapone, lavaggio degli abiti della dote, conta delle olive. E ancora balli, recitazioni e piccoli spettacoli per bambini. A Natale, il mercatino in via XXIV Maggio ha portato nuova vita in strade solitamente silenziose, poco illuminate e non del tutto sicure.
35 adulti, bambini e voglia di cambiamento

Quante persone sono coinvolte oggi in questo progetto di riscatto del quartiere?

«Pian piano siamo cresciuti: oggi ci sono tante più persone. Trentacinque adulti e tanti bambini — togliendo gli attori e le guide — sono tutte persone che si sono volute mettere in gioco, anche negli spettacoli, cantando, imparando a farlo — nei limiti del possibile — e arricchendo il proprio bagaglio culturale. C’è anche un ripopolamento del quartiere. Sono felice di avere coinvolto gli abitanti del mio quartiere e dei sacrifici che ho fatto, e spero che il Borgo possa cambiare ancora in meglio».

Un aspetto che Cariola sottolinea con orgoglio è la qualità umana dei partecipanti: non comparse, ma protagonisti. Ognuno porta qualcosa — una ricetta, una memoria, una voce — e il Borgo diventa un palcoscenico collettivo. L’incoraggiamento dell’amministrazione comunale, e in particolare della Morselli, ha dato slancio al progetto. «Le persone ci credono. C’è voglia di cambiamento. Ma c’è ancora molto lavoro da fare».

Il nodo irrisolto: da novembre il Borgo torna nell’ombra

Il punto più critico resta la discontinuità. Terminata la stagione estiva — e, in misura minore, quella natalizia — il quartiere torna ad essere poco sicuro. Vie poco illuminate, scarsa presenza sul territorio, abbandono percepito. Un paradosso: le stesse strade che d’estate si animano di turisti, guide, musicisti e bambini, quando le luci delle rappresentazioni si spengono il Borgo torna a essere un quartiere di periferia e anonimo.
«Ci vuole sicurezza. Finito il periodo estivo, da novembre è tutto come prima. Speriamo che i comitati di quartiere spingano affinché ci sia più sicurezza».

Una sfida che chiama in causa non solo l’associazionismo, ma le istituzioni: illuminazione pubblica, presidio del territorio, politiche di sicurezza urbana. Il Borgo non può vivere sei mesi l’anno. La scommessa di Piera Cariola e dei suoi trentacinque volontari è proprio questa: trasformare un’esperienza stagionale in un cambiamento strutturale e permanente.