Una spina nel fianco per tutte le difese. Un tuttocampista a disposizione del Gela Calcio. Sebastiano Aperi fa della duttilità una delle sue caratteristiche principali, avendo ricoperto molti ruoli nell’arco della sua carriera. Fino a questo punto della stagione è il miglior marcatore stagionale dei biancazzurri con 6 gol a referto. È sicuramente un numero 9 atipico: un po’ punta centrale, un po’ seconda punta, trequartista ma soprattutto esterno d’attacco. Con oltre 400 presenze in carriera, tra professionisti e dilettanti, è uno dei profili più esperti presenti in rosa. Nasce a Catania il 2 dicembre 1992 e oltre ad essere un calciatore si prodiga anche nella produzione di musica elettronica, passione che coltiva nel tempo libero per staccare dal pallone. In questo ambito, il suo dj preferito è l’italo-americano Anyma. Per quanto concerne la musica pop italiana, Tiziano Ferro è l’artista che predilige, anche se la sua canzone preferita è Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano. Tra i molteplici talenti, suona anche uno strumento, il sintetizzatore. La determinazione e la grande disponibilità al sacrificio che lo contraddistinguono nel rettangolo verde emergono anche in ambito accademico, nel quale può fregiarsi dei titoli di dottore in Scienze Motorie e in Scienze della Nutrizione Umana, a testimonianza della sua costante dedizione alla formazione e alla crescita professionale. Il suo libro preferito è L’Alchimista, di Paulo Coelho. Sotto il profilo cinematografico, il suo film del cuore è The Founder.

– Come ti trovi a Gela? Sei uno dei calciatori con più esperienza in rosa, senti di essere un punto di riferimento importante per i più giovani?

«A Gela mi trovo bene, è una piazza calorosa. Essere uno dei più esperti mi responsabilizza e cerco di essere un punto di riferimento con l’esempio, non con le parole».

– Stagione altalenante, ricca di alti e bassi. Pensi che con più continuità si poteva ambire già quest’anno alla vittoria del campionato?

«Sì, con più continuità avremmo potuto ambire più in alto. Il potenziale c’è sempre stato, sono mancati dei dettagli nei momenti importanti».

– Il Gela attuale sembra più compatto e motivato rispetto alla squadra di inizio stagione. In un ipotetico confronto tra il Gela delle prime uscite stagionali e quello di oggi, ringiovanito e motivato, chi vincerebbe?

«Il Gela di oggi batterebbe quello delle prime giornate. Siamo più maturi, compatti e consapevoli, soprattutto mentalmente».

– Sei un vero e proprio jolly d’attacco. Pur essendo un giocatore duttile, in quale ruolo ti trovi meglio ed esprimi al massimo le tue qualità?

«Pur essendo duttile, il mio ruolo ideale è l’esterno offensivo. Oggi però preferisco stare più vicino alla porta avversaria, attaccare gli spazi e non dare mai riferimenti».

– Quando hai capito che avresti voluto fare il calciatore? Chi era il tuo idolo da bambino e a chi ti ispiri oggi?

«Ho capito già a 4 anni che volevo fare il calciatore. Sono cresciuto guardando Ronaldinho e Cristiano Ronaldo, idoli che univano personalità e fantasia. Oggi mi ispiro meno ai singoli e più ai valori: disciplina, continuità e professionalità».

– Quali sono i tuoi obiettivi personali e professionali nei prossimi anni, e come pensi di raggiungerli? Quando appenderai gli scarpini al chiodo continuerai nel calcio o ti dedicherai ad altro?

«I miei obiettivi sono crescere come atleta e costruire un percorso professionale parallelo nella performance e nella nutrizione. Quando smetterò con il calcio, resterò comunque in questo mondo con un ruolo più tecnico e umano».

– Come bilanci vita privata e carriera calcistica? Coltivi altri hobby oltre il calcio?

«Bilanciare vita privata e calcio non è semplice, ma la disciplina fa tutto. Oltre al calcio coltivo altre passioni, soprattutto la produzione di musica elettronica, che mi aiuta a staccare e rimanere equilibrato».

– Come descriveresti la persona Sebastiano Aperi? Qual è il tuo migliore pregio e qual è un difetto su cui stai lavorando?

«Mi descriverei determinato, sensibile e orientato al miglioramento. Il mio pregio è la costanza. Un difetto su cui lavoro è pretendere troppo da me stesso».

– Qual è stata la sfida più grande fuori dal campo che hai dovuto affrontare e come ti ha influenzato umanamente e calcisticamente?

«La sfida più grande è stata gestire i momenti difficili: infortuni, scelte complicate, sacrifici. Mi hanno formato, dato maturità e fame. Sono parte di ciò che sono oggi».