Tredicesima su 54 città candidate, otto delle quali siciliane. Un buon piazzamento per Gela nel concorso al titolo di Capitale italiana del mare 2026. Titolo che mercoledì scorso è stato assegnato a Ravenna, città dell’Unesco che custodisce le spoglie di Dante, forte della sua storia, del suo porto-canale, delle sue spiagge attrezzate nel cuore della Romagna e di una economia fiorente che ha saputo coniugare industria, agricoltura, marineria e turismo nel rispetto dell’ecosistema. Non era facile battere concorrenti come Genova, Fiumicino (Roma), Cagliari, Messina e tanti altri lidi che avevano tutti i numeri per primeggiare.
Eppure, il sindaco di GelaDi Stefano, e i suoi assessori hanno voluto giocarsela ugualmente questa partita con un progetto ambizioso che era quasi una sfida a se stessi.
Alla fine si sono detti tutti «felici perché essere stati protagonisti tra le città candidate significa aver messo in luce la nostra identità, la nostra visione e il nostro impegno». E dopo essersi congratulato con Ravenna, Di Stefano ha voluto ribadire che “il progetto non si ferma. Gela continuerà a investire nella valorizzazione del proprio patrimonio naturale e culturale: il mare, le dune costiere, le spiagge dorate, la storia millenaria e il patrimonio archeologico rappresentano asset strategici su cui l’Amministrazione intende proseguire con progettualità concrete e sostenibili».
La delegazione gelese presente alla proclamazione era composta, oltre che dal Sindaco, dall’Assessore al Turismo e ai Beni Culturali Romina Morselli e dalla Presidente della Commissione Ambiente Floriana Cascio.
Una domanda però è d’obbligo: ma davvero il sindaco di Gela (appoggiato dalla sua giunta) pensava di riuscire a conquistare il titolo di “Capitale italiana del mare”?
L’autostima è una risorsa preziosa, ma quando diventa eccessiva, ipertrofica o priva di riscontri reali, rischia di trasformarsi in presunzione. E in una comunità non deve venir meno mai il senso della realtà.
Bisogna essere sempre più realisti del re. Specialmente se la città che amministri sta appena uscendo dal dissesto finanziario, con imprese che chiudono, una disoccupazione crescente, se ha scuole fredde, senza riscaldamento, che crollano appena piove, strade dissestate al centro come in periferia, una circolazione caotica, un’illuminazione pubblica fioca, una distribuzione idrica a singhiozzo, con le dighe interrate che scaricano acqua a mare e lasciano le campagne a secco, con trasporti extraurbani buoni solo in bus per Catania, treni inesistenti e, udite udite una città di mare senza un porto praticabile.
– Ecco come ci ha risposto il sindaco Di Stefano
«Già essere stati presenti alla fase finale del concorso a capitale italiana del mare è un primo passo importante verso quella che è la vocazione della città di Gela, cioè turismo, archeologia, e soprattutto l’enorme bellezza del paesaggio che abbiamo».
– Poi una velata ammissione.
«Però è stata anche una provocazione per noi stessi. Non c’è dubbio che rispetto ad altre città mancano tanti servizi, tra cui quelli del porto che stiamo cercando di portare avanti. Ma è anche vero che abbiamo cose che gli altri non hanno: a partire dal museo dei relitti greci, da km e km di spiaggia incontaminata, con accesso libero, con un mare che concorre all’assegnazione della bandiera blu, ma abbiamo già quella verde… E poi: l’Acropoli, il museo, le mura timoleontee, le chiese, un centro storico che ha ripreso ad animarsi, una passeggiata al lungomare bella come poche».
Il sindaco si accontenta di poco, “gelacentrico” com’è, alla stregua di tanti altri gelesi per i quali Gela è l’ombelico del mondo e che questo mondo si ferma a “Ponte Olivo”. Bisognerebbe uscire da questa enclave culturale, girare un po’, visitare altre regioni e altre nazioni per rendersi conto che oltre Ponte Olivo c’è dell’altro e “qualche volta” che quell’altro è meglio che da noi; per rimboccarsi così le maniche e lavorare sodo, per migliorare questa città dal passato glorioso ma dal presente incerto e sofferente e dal futuro assai nebuloso. Parliamo proprio di mare e in particolare di porto rifugio, impraticabile ormai da anni perchè insabbiato. Il vero turismo per noi cittadini del Mediterraneo, il più danaroso e redditizio, è quello che giunge dal mare, con navi, aliscafi, yacht e con le imbarcazioni da diporto.
– Sindaco, quando questa gente (italiani e stranieri) arriva in barca a Gela, che noi vorremmo “capitale del mare” ma che non ha un porto nemmeno per i pescatori amatoriali, che facciamo mandiamo tutti a Licata?
«No. Stiamo cercando di superare questa fase difficile. Abbiamo già fatto due tavoli di confronto e di lavoro per quanto riguarda il porto. Adesso abbiamo chiesto ufficialmente all’autorità portuale un incontro perchè entro la fine del 2026 devono partire i lavori del pennello intercettore (ovvero l’allungamento del molo di ponente) e del dragaggio della sabbia dai fondali del porto rifugio».
– Le risorse finanziarie ci sono ancora?
«Il Comune ha già messo 4 milioni di euro, che servono per il pennello intercettore. In totale servirebbero 12 milioni di euro, però l’autorità portuale deve fare la sua parte e credo anche la Regione Sicilia».
– Le compensazioni Eni che fine hanno fatto?
«Sono queste, cioè sono i quattro milioni che mettiamo noi. Però sia chiaro: è vero che sono compensazioni Eni ma è anche vero chesono soldi della città di Gela. E dunque li mette a disposizione del porto la città di Gela».
Queste cose le sentiamo dire ormai da anni senza che si giunga a qualcosa di positivo. Non si capisce mai a cosa e a chi sono addebitabili questi ritardi biblici. Chi sembra non avere dubbi è l’on. Salvatore Scuvera, deputato regionale di Fratelli d’Italia.
«Il male attuale che impedisce la rinascita del porto rifugio di Gela – dice il parlamentare gelese all’Ars. – si chiama Burocrazia. E’ la burocrazia – aggiunge – che chiede continuamente autorizzazioni. Ci sono state delle varianti e inevitabilmente sono scattate le autorizzazioni richieste dal ministero. L’autorità portuale ha cercato di velocizzare i tempi mandando la vecchia documentazione che aveva in mano ma il ministero ha preteso di riprodurla con nuovi esami e nuovi accertamenti».
– E tutto questo comporta dispendio di energie, di costi e di tempo.
«Esatto. Purtroppo è così. Perciò è stata riprodotta la documentazione aggiornata come richiesto e ora attendiamo di sapere e capire a che punto siamo. Per questo abbiamo chiesto l’incontro con l’autorità portuale.
«Negli ultimi 18 mesi si sono fatti molti passi avanti specie per quanto riguarda il sito di interesse nazionale (Sin) sulle attribuzioni delle competenze del rilascio delle autorizzazioni. Il chiarimento sembrerebbe arrivato nell’ultimo incontro che c’è stato al ministero nel mese di novembre. Avremo un incontro con l’autorità portuale nei prossimi giorni proprio per avere un quadro chiaro della situazione, se hanno loro stessi definito le competenze e le autorizzazioni, per potere iniziare a bandire una gara d’appalto».
– Per fare cosa?
«Per realizzare un vecchio progetto, lasciato in vita per non allungare i tempi (altrimenti saremmo andati in variante urbanistica). E’ un piano analitico di sintesi e di stima. E’ stato diviso in tre parti per velocizzare i tempi. La prima parte è progetto esecutivo e stiamo chiedendo le autorizzazioni. Prevede l’allungamento del braccio di ponente e il dragaggio dei fondali, per un costo di circa 10-11 milioni di euro. Successivamente si andrà avanti step-to-step per il completamento di tutto il porto. Ma la prima opera da realizzare è quella che dovrà rendere il porto fruibile con il dragaggio e l’allungamento del braccio per fare in modo di non farlo insabbiare di nuovo. Perchè un porto in fondali di sabbia, rispetto ad altri rocciosi, tenderà sempre a re-insabbiarsi per cui dovremo programmare anche interventi periodici di dragaggio».
– E il porto industriale?
«E’ vero. Ci dovremmo occupare pure del porto industriale. Anche perchè nel piano-Mattei, ideato e voluto dalla premier, Giorgia Meloni, Gela diventa porto strategico di questo progetto di cooperazione internazionale in quanto ponte sul Mediterraneo verso l’Africa. Ad oggi però siamo concentrati sul porto rifugio. Lavoriamo step-to-step.
Vi anticipo che presto faremo proprio a Gela un grosso convegno sul Piano Mattei tenendo nel dovuto conto le infrastrutture portuali e le potenzialità dell’economia marittima gelesi. Gela potrà essere punto centrale di questo grande progetto nazionale del governo con i Paesi del Mediterraneo».
– Quando pensate di farlo?
«Ci sto lavorando sopra. Penso che potremo organizzarlo per il mese di giugno».







