A Niscemi il primo vero segnale di ritorno alla normalità è arrivato con la riduzione della zona rossa dopo i rilievi della protezione civile nazionale.

 Il sindaco Massimiliano Conti ha firmato l’ordinanza che riduce l’area interdetta dal rischio crolli da 150 a 100 metri, consentendo a molti cittadini di rientrare, su base volontaria, nelle proprie abitazioni. La decisione è stata presa sulla base degli accertamenti tecnici condotti dagli esperti dell’Università di Firenze e con il parere favorevole della struttura commissariale per l’emergenza e della protezione civile guidata da Fabio Ciciliano.

Alcune zone che fino a pochi giorni fa apparivano deserte sono tornate improvvisamente vive. Via IV Novembre e il rione Sante Croci, che ricadono prima della fascia di protezione, sono tornati completamente liberi e già frequentati dai cittadini. Secondo le stime del Comune, circa 500 nuclei familiari potranno rientrare nelle loro case.

Il momento più intenso si è vissuto quando le transenne sono state rimosse e riposizionate più avanti, verso il fronte della frana. Tra la gente non sono mancate lacrime di commozione. «Niscemi ce la può fare», ha detto il sindaco Conti visibilmente emozionato.

Ma l’emergenza è tutt’altro che conclusa.

Restano circa mille sfollati e soprattutto un fronte di frana lungo oltre 4 km  che dovrà essere consolidato con interventi strutturali complessi. Per questo il sindaco continua a chiedere provvedimenti straordinari e urgenti. Finora, però, le risposte istituzionali procedono lentamente: dagli annunciati ristori economici alle soluzioni abitative per i senzacasa, tutto avanza col contagocce.

Intanto sul fronte giudiziario, il procuratore della Repubblica di Gela, Salvatore Vella, ha avviato una serie di audizioni per ricostruire quanto accaduto negli ultimi decenni. Alcuni funzionari pubblici sono stati sentiti come testimoni per capire perché, dalla prima frana del ’97 fino a quella del 25 gennaio scorso, non siano stati realizzati interventi efficaci nonostante la disponibilità di quasi 12 milioni di euro destinati alla messa in sicurezza.

E mentre Niscemi tenta di ritrovare un suo equilibrio, a Butera si teme che la storia possa ripetersi da loro.

 La sera del 28 gennaio un movimento franoso ha provocato il crollo di una parte del costone sottostante la strada provinciale n.8, al km 2, nei pressi della chiesa di San Rocco, nel tratto che conduce al cimitero e poi verso Gela. Il sopralluogo effettuato dai tecnici comunali ha accertato che un tratto della carreggiata e delle strutture di sostegno è crollato a valle, lasciando un segmento di asfalto sospeso nel vuoto.

Nel manto stradale si è aperta una larga lesione che continua ad allargarsi, segno di una forte instabilità del terreno. Si teme che il fronte della frana possa estendersi trascinando a valle le strutture soprastanti. Il tratto è stato chiuso al traffico, ma si tratta di un’arteria fondamentale: è l’unica via che consente di raggiungere il cimitero e le campagne sotto il centro storico. In alcuni casi viene riaperta temporaneamente per permettere il passaggio dei cortei funebri.

Il sindaco Giovanni Zuccalà  ha lanciato ripetuti appelli alle istituzioni chiedendo un intervento urgente. «Temiamo fortemente che la frana possa avanzare e allargarsi, trasformando Butera in una seconda Niscemi», ha spiegato.

 Relazioni tecniche e documentazione fotografica sono state inviate alla Protezione civile regionale, al Genio civile, alla Provincia e alla Prefettura. Anche alcuni parlamentari del territorio hanno effettuato sopralluoghi. Ma, finora, nessun intervento concreto è stato avviato. Preoccupato anche il parroco di San Rocco, don Emiliano Di Menza, il quale teme che la frana possa pregiudicare i festeggiamenti patronali 2026.

Così, mentre a Niscemi si festeggia timidamente per qualche metro di strada restituito alla città, a Butera cresce la paura che il tempo perso oggi, possa trasformarsi domani in una nuova emergenza. In un territorio fragile dove, troppo spesso, la prevenzione arriva solo dopo i disastr