Oggi il Tar (Tribunale Amministrativo Regionale) esaminerà il “caso” Poggio Arena. Una vicenda contorta legata all’accesso al mare conteso fra il proprietario del lotto e i residenti del quartiere balneare che non possono più raggiungere la spiaggia.
Per chi vive a Poggio Arena troppe cose non tornano. Fabbricati che si materializzano prima del ’67 e che quindi rientrano nella sanatoria prevista dalla Legge Ponte, accessi a mare previsti nel PUDM (Piano di Utilizzo delle aree Demaniali Marittime) che svaniscono nel nulla, case realizzate in località balneari che non hanno più passaggi per raggiungere la spiaggia. Qualcuno aveva pensato a un’alternativa: un viottolo adiacente alla collina. Ma anche quello è stato chiuso dal proprietario del fondo confinante. Una vicenda in cui i documenti ufficiali sembrano raccontare storie diverse.
Da una parte gli abitanti del quartiere, che rivendicano il vecchio accesso al mare utilizzato da almeno vent’anni. Dall’altra un imprenditore svizzero che pochi anni fa ha acquistato il fondo e lo ha recintato. In quell’area è inoltre previsto un progetto per la “tutela e riqualificazione dell’habitat litoraneo delle dune interne costiere”, promosso dalla stessa società svizzera: interventi naturalistici per il ripristino del cordone sabbioso, la vegetazione tipica delle dune e la protezione del Fratino, un piccolo trampoliere delle coste sabbiose inserito nella Lista Rossa nazionale come specie in pericolo di estinzione. Il progetto ha già ottenuto l’assenso delle autorità competenti.
Al posto del vecchio accesso, il titolare della società, il signor Gardiol — che rivendica il diritto di chiudere il passaggio che attraversa il suo fondo — avrebbe previsto un percorso naturalistico alternativo che aggira la proprietà per raggiungere il mare. Al momento, però, quell’accesso è ancora bloccato dalla recinzione. Il signor Gardiol, al momento, non è stato raggiungibile per un commento.
La vicenda appare agli abitanti poco trasparente sul piano dei permessi e delle autorizzazioni. Sono scattati esposti in Procura e ricorsi al TAR — che si riunisce oggi per esaminare il caso — oltre a forme di protesta pacifica, come il sit-in del 6 marzo in Piazza San Francesco.
L’incontro con il sindaco
In quella occasione il sindaco Terenzio Di Stefano ha incontrato i cittadini prima in strada — con toni accesi da entrambe le parti — e poi in municipio, in un clima più disteso. I residenti di Poggio Arena chiedono all’amministrazione di farsi arbitro della controversia, nell’interesse di chi vive nell’area SIC (Sito di Interesse Comunitario). Al termine dell’incontro il primo cittadino si è impegnato a incontrare Gardiol per cercare una soluzione condivisa.
I politici presenti alla manifestazione
In Piazza San Francesco erano presenti anche alcuni rappresentanti politici, tra cui il senatore Pietro Lorefice (Movimento 5 Stelle) e Miguel Donegani (Progressisti e Rinnovatori).
Lorefice, tra i primi ad aver segnalato la vicenda alla polizia municipale e ai tecnici comunali, ha dichiarato: «Si tratta di un’area di importanza comunitaria, un gioiello naturalistico che va valorizzato. Sono al fianco dei cittadini che rivendicano dei diritti acquisiti in oltre cinquant’anni».
Per Donegani «queste persone protestano per un diritto fondamentale: l’accesso a una spiaggia pubblica. E chiedono di tornare alla valutazione del primo PUDM, nel quale era previsto non soltanto l’accesso al mare, ma anche una via di fuga. Un aspetto cruciale non solo per la tutela di un bene pubblico, ma anche per la sicurezza dei cittadini».
Gli abitanti di Poggio Arena
«Siamo determinati, non ci fermeremo» afferma Sara Vella, presidente del Comitato spontaneo. «Abbiamo fiducia nella giustizia e nella magistratura. Andremo avanti ad oltranza, non ci fermeremo davanti a un cancello chiuso».
«Abbiamo sempre trovato un muro davanti a noi» aggiunge Elisa Brentino, presidente del comitato di quartiere. «Nessuna possibilità di soluzione, nemmeno in via bonaria. Non ci sono stati incontri, non ci sono stati dialoghi. Siamo qui per ottenere un nostro diritto: il mare è di tutti e deve essere garantito a tutti».
La parola passa ora al TAR. La sua pronuncia potrebbe ridisegnare gli equilibri di una vicenda che, tra diritti acquisiti, tutele ambientali e proprietà privata, è destinata a fare ancora discutere.


















