Stamattina, sabato 18 aprile alle ore 10, presso il Macchitella Lab, si presenta il nuovo romanzo della scrittrice gelese Maria Grazia Fasciana, dal titolo evocativo L’amore è friabile — Come la cialda di un cannolo. Un appuntamento che riguarda non solo gli appassionati di letteratura, ma anche chi è interessato a riflettere sulle dinamiche emotive e relazionali dell’animo umano. A introdurre l’incontro sarà la psicologa Martina Siciliano, in un dialogo che promette di intrecciare lettura e introspezione.

Giunta alla sua quinta pubblicazione, Fasciana conferma una cifra stilistica ormai riconoscibile: una scrittura diretta, essenziale, capace di scavare nei nodi più profondi dell’animo umano senza ricorrere a inutili artifici. Al centro del romanzo c’è Nala, una protagonista inquieta e complessa, sospesa tra il desiderio di felicità e la consapevolezza della sua inevitabile fragilità. Una figura che richiama, per certi versi, le grandi eroine della letteratura, come ad esempio Anna Karenina o Emma Bovary, donne che sfidano le convenzioni pur di inseguire una propria verità, anche a costo di pagarne il prezzo.

«Dalle vicende amorose della protagonista viene fuori quanto l’amore sia bramato e desiderato, ma al contempo caduco, proprio come un cannolo», spiega l’autrice. «Solletica il palato, ingolosisce, ma quando lo si addenta si sgretola. Tuttavia è proprio questa friabilità a renderlo così piacevole. Anche il piacere dell’amore è come quello del dolce: dura un attimo, lo si coglie e svanisce. Un po’ come la felicità». Un’immagine potente e immediata, profondamente siciliana, che riesce a racchiudere con efficacia il senso dell’opera. Il romanzo affronta anche un tema spesso sottovalutato: il dolore delle perdite sentimentali, quel lutto invisibile che accompagna molte storie d’amore finite. «La sofferenza per un abbandono può essere molto difficile da affrontare e, se non elaborata, può avere conseguenze importanti», sottolinea Fasciana. «Spesso viene minimizzata, ma meriterebbe maggiore attenzione, anche dal punto di vista psicologico». 

Sul piano stilistico, l’autrice rivendica una coerenza maturata nel tempo: «La mia scrittura è sempre stata minimalista, ritmica, diretta». In questo romanzo, tuttavia, compie una scelta precisa: «Non ho utilizzato le inframmettenze dialettali che ho inserito in altre opere come Di mamma non ce n’è una sola, La Coerenza di Milo e Angeli Gialli, dove i personaggi e il contesto lo richiedevano». 

La Sicilia, pur non essendo protagonista assoluta come in lavori precedenti, resta comunque sullo sfondo, nei paesaggi e nelle suggestioni che accompagnano la narrazione. Tra questi spicca il Fiordo di Furore, l’incantevole angolo della costiera amalfitana che ha colpito particolarmente l’autrice e che entra nel romanzo con la sua forza evocativa, quasi a fare da contrappunto emotivo alle vicende della protagonista.

E Nala? È un simbolo di speranza o di disincanto? «Direi di consapevolezza», risponde Fasciana. «In realtà Nala, pur rincorrendo la piena realizzazione personale, non smette mai di cercare la felicità attraverso l’amore. Ma nell’amore cerca soprattutto il brivido emotivo dell’innamoramento, che per sua natura è effimero». Un percorso, il suo, che riflette quello di molte esistenze contemporanee.

Il messaggio finale è tanto semplice quanto universale: «L’amore è caduco, forse è un’illusione. Ma, anche se lo fosse, sarebbe comunque la più bella della vita. E non bisogna mai rinunciarvi».

A impreziosire il volume, la copertina donata dal pittore Giovanni Iudice, segno concreto di un dialogo tra arti che a Gela continua a rinnovarsi con autenticità. Un ulteriore motivo per non perdere un appuntamento che si preannuncia ricco di contenuti, emozioni e spunti di riflessione.