Calato il sipario sulla quarta edizione del Salone del Libro, svoltosi dal 16 al 18 aprile 2026, l’immagine che resta è quella di una città vibrante, capace di rispondere con un entusiasmo travolgente alla chiamata della cultura. Il tema di quest’anno, “La Parola ai libri: Storie che uniscono, un libro mille legami”, non è rimasto solo uno slogan di facciata, ma si è concretizzato in un abbraccio collettivo tra autori, studenti e cittadini. I numeri parlano chiaro e sanciscono un trionfo senza precedenti per la kermesse: oltre 6.000 visitatori hanno affollato i luoghi del Salone, dimostrando che la richiesta di cultura in città è più viva che mai.
Il cuore pulsante dell’evento è stato l’istituto comprensivo “Giovanni Verga”, scuola capofila guidata dalla dirigente Viviana Aldisio, che insieme all’Amministrazione comunale di Gela e al sindaco Terenziano Di Stefano, ha coordinato una macchina organizzativa complessa, che si è divisa tra l’istituto, il Macchitella Lab e il Teatro Eschilo.
L’assessore alla Cultura Peppe Di Cristina ha sostenuto l’iniziativa, vedendo nel Salone non solo un evento temporaneo, ma un pilastro strategico per il rilancio dell’immagine della città. Secondo l’assessore investire in manifestazioni di questa portata significa scommettere sul talento locale e sulla capacità di Gela di attrarre flussi culturali nazionali.
Il successo di questa edizione risiede proprio nella capacità di fare rete: il Salone ha visto la partecipazione attiva di numerosi istituti (tra cui i Licei Vittorini ed Eschilo, l’Ettore Majorana, l’istituto comprensivo Quasimodo), trasformando centinaia di studenti da semplici spettatori a protagonisti entusiasti di un cambiamento culturale possibile.
Il programma, densissimo, ha spaziato dalla saggistica d’impegno al romanzo storico, offrendo spunti di riflessione profondi. Tra gli incontri più significativi, quello con Andrea Franzoso ha segnato uno dei momenti più alti per intensità emotiva, portando i ragazzi a riflettere sul valore delle scelte giuste e dell’etica pubblica. Autrici del calibro di Barbara Bellomo e Annamaria Zizza hanno incantato una platea intergenerazionale, regalando approfondimenti letterari di alto profilo. Molto apprezzati i gruppi di lettura e i laboratori creativi, veri motori dell’evento dove la lettura è diventata gioco e condivisione.
In questo mosaico di storie, tra gli autori gelesi presenti – come Luigi Nastasi, Giacomo Giurato, Franco Città, Teresa Mammoliti, Mariagrazia Fasciana – un posto d’onore è spettato all’opera di Angelo Mondo, archeologo e studioso del territorio. Il suo libro “Sotto la sabbia dorata” (Libreria editrice Randazzo), presentato in una nuova edizione illustrata, ci riporta all’alba del XX secolo, in una Terranova di Sicilia sospesa tra l’insignificanza apparente e tesori inaspettati. Al centro della narrazione svetta la figura di Paolo Orsi, l’archeologo che pose il primo sigillo scientifico sulla ricerca archeologica gelese.
Mondo ha spiegato come l’idea del volume sia nata molti anni fa; ha dialogato con gli studenti per trasmettere loro l’amore per l’archeologia, invitando i gelesi a riscoprire la sabbia come custode di una gloria da recuperare. La presentazione è servita anche per chiedere maggiore attenzione per il Museo Archeologico e per i siti di scavo locali.
Giovanbattista Randazzo, erede della storica libreria fondata dal nonno, ha così commentato: «Abbiamo abbracciato convintamente questa iniziativa, che conferma quanta potenzialità nel settore cultura può ancora esprimere il nostro territorio».
La dirigente Viviana Aldisio ha espresso grande soddisfazione: «Il Salone è stato un atto d’amore verso il nostro territorio. Vedere l’entusiasmo dei giovani è la conferma che Gela è pronta per una rinascita che parta dai libri».
Ha poi aggiunto che «il Salone può ancora crescere e che se lo si vuole bisogna che venga coinvolto più direttamente Comune, Provincia o Regione che sia».
Mentre le luci del Salone si spengono, resta accesa la consapevolezza che questo non è stato un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio. La rotta è chiara: trasformare l’eccezionalità di questi giorni in un’abitudine culturale permanente. Gela ha dimostrato che tra le pagine di un libro si possono costruire legami indistruttibili, proiettando la città verso un futuro finalmente scritto con l’inchiostro della cultura e della bellezza.







