La scomparsa di Franco ha suscitato grande emozione e commozione nei cittadini gelesi, la sua dimensione pubblica è emersa nella sua ampiezza forgiata da tanti anni di Agorà e non solo. Lo hanno ricordato in tanti: politici e giornalisti locali, il mondo dello sport gelese e del calcio in particolare, cittadini e amici personali anche non di Gela. Un po’ tutti hanno messo in evidenza la sua capacità giornalistica e quel suo modo sornione e ironico di rapportarsi con gli altri. L’affabulazione è una dote che Franco ha avuto sin da ragazzo, ci siamo conosciuti quattordicenni a scuola.
Dopo il gravissimo malore che lo ha portato alla morte non sono riuscito a scrivere nulla, leggevo sui social della forza e la speranza che restasse in vita, capivo la severità della situazione clinica, temevo che non ce la facesse. Poi quel venerdì 24 aprile Franco Gallo ha smesso di vivere. Dolore, tormento, la morte prematura qualcosa di impossibile da associare a lui, questi i sentimenti con i quali ho vissuto quei giorni. Il mio silenzio è aumentato, sono riuscito soltanto a scrivere due righe di commento al post della cara Marina, moglie di Franco e anche lei amica di una vita. Tuttavia sapevo che volevo e dovevo scrivere il mio umile pensiero in ricordo dell’amico ma soprattutto del narratore della nostra amata Gela.
Ho partecipato per la prima volta all’Agorà del venerdì sera, ideata e guidata da Franco, 17 anni fa, affrontammo l’argomento della presenza universitaria nel territorio, Gela dopo oltre 10 anni rischiava di perdere l’insediamento didattico creato con l’Università di Catania dalla Provincia regionale. Lui come al solito seppe condurre il dibattito su un binario di analisi e prospettiva, intervenne anche il presidente del consorzio universitario della provincia di Caltanissetta. Purtroppo alle parole non seguirono i fatti, l’anno dopo quell’esperienza universitaria si concluse per la sciatteria della politica.
La trasmissione che parla di Gela e dei gelesi, cosi amava fare il promo della sua Agorà. Monitorava la città e il venerdì proponeva uno o più argomenti. Per tanti anni, un paio di volte a stagione, sono stato presente ad Agorà, osservatore e testimone di una città pervicacemente incompiuta che galleggia nel suo mare di promesse, puntualmente vane.
Franco ci provava ostinatamente, non possiamo arrenderci diceva quando ci scambiavamo i nostri punti di vista, quasi sempre diversi, ma con un comune denominatore: il desiderio che Gela cambiasse veramente.
L’icona delle rivendicazioni a cui Franco ha dato voce è rimasta la cartellina che nel retro riporta la scritta “i gelesi vogliono il porto a Gela”, un’illusione lunga quarant’anni, tra miliardi di lire diventati milioni di euro che a Palermo ci sarebbero ma chissà perché a Gela non si spendono.
Gela, i cui fondatori arrivarono via mare, dove gli americani sbarcarono nel luglio del 1943, con le navi petroliere che hanno trasportato per anni il greggio della raffineria, del porto vede un piccolo specchio d’acqua sempre più insabbiato. La città greca a cui il mare restituisce i relitti degli antichi battelli, con la sua costa e la sabbia dorata cantata da Quasimodo, continua a sembrare adagiata sotto le ciminiere dell’Eni, dove il turismo è una potenzialità astratta.
Franco Gallo parlava e creava il dibattito sul porto; sulle infrastrutture annunciate che non ci sono, l’autostrada Siracusa – Gela che esiste solo da Modica in poi; sulla sanità e l’ospedale ridotto a presidio d’emergenza; sulla viabilità interna caotica, dove alla mala abitudine si somma il cattivo esempio. Su questo e tanto altro ancora provocava e stimolava gli interlocutori, specie i politici locali, a sbilanciarsi ad andare oltre la retorica che nasconde l’inerzia.
Ci ha provato per tanti anni Franco, fino agli ultimi momenti della sua vita, a ricordare che il ruolo politico porta con se la responsabilità di agire per cambiare la città. La sua voce si è spenta prematuramente, i temi che ha affrontato in tanti anni restano. Ai suoi amici e colleghi e a tutti noi il compito di continuare a pensare e parlare per Gela, sfuggendo alla spudoratezza del potere.
Nel ringraziare gli ospiti a fine trasmissione, rivolgendosi a me, diceva: un amico di Agorà ma soprattutto un amico mio personale. Grazie a te Franco, e auguri a Gela e ai gelesi. Rispondevo.







