A Gela dal 2008 in poi sono in forte aumento le famiglie povere e poverissime. Chi può scappa da Gela e non solo i poveri che cercano lavoro nel Nord o all’estero, ma anche molti dei nostri figli con le lauree che pur potendo lavorare a Gela preferiscono andare via per avere migliori esperienze professionali e di carriera ed una maggiore apertura mentale e culturale. Gela quindi è in regresso demografico, avendo perduto almeno dieci mila abitanti, e si impoverisce non solo economicamente, ma anche culturalmente. Rimangono infatti molti poveri e poverissimi che non sanno dove andare, nessuno infatti li vorrebbe, ma arrivano africani e gente dell’est. Una sostituzione verso il basso. Questa gente povera e poverissima ha bisogno di assistenza, vive di assistenza, che viene data dalle parrocchie e dalla Caritas. Ma i servizi sociali dicono di non avere fondi per l’assistenza. Ormai lo dicono da vari anni.
Da questi ambienti spesso proviene la criminalità, la delinquenza giovanile, l’esercito e la manovalanza dello spaccio di droghe. Il quartiere Caposoprano è il luogo preferito per lo spaccio di Marijuana, cocaina e crack. Molte famiglie di questo quartiere hanno figli che si drogano, maschi e femmine. Il disagio infatti non colpisce solo le periferie emarginate economicamente, ma anche i quartieri bene che pur non soffrendo della mancanza economica soffrono però del vuoto esistenziale, della mancanza di identità, del nichilismo, del relativismo.
Il carcere di Gela – di cui io sono Psichiatra referente da vari anni nell’ambito del progetto nazionale “prevenzione dei suicidio in carcere” – è pieno di gelesi che hanno queste origini.
Il Centro di salute mentale di Gela, Csm, dove lavoro tuttora, si è trasformato totalmente in questi ultimi 10 anni. Arrivano sempre più persone povere a chiedere certificati per pensioni di invalidità civile, e poi per aggravamento e poi per accompagnamento in un crescendo senza fine. Chiedono diagnosi psichiatriche pesanti perché sanno così di potere alzare il punteggio per arrivare al sussidio economico. Abbiamo in parte sostituito il servizio sociale del comune di Gela. Non ne usciamo più.
Siamo diventati un “certificatificio”. Questa è la nuova psichiatria. Questo chiede il popolo a Gela in questo momento storico. Il disagio e la povertà vengono medicalizzati e psichiatrizzati sia per impossibilità e incapacità a esprimere e dare voce alla sofferenza sia per il vantaggio secondario che ne deriva in termini economici. Perché questo è il paradosso: se sei sano nel corpo e nella mente non hai interlocutori, nessuno ti ascolta, non ci sono agenzie apposite. Una volta c’erano invece le parrocchie, i partiti con le loro sezioni anche giovanili, ma c’era anche maggiore disponibilità umana all’ascolto dell’altro fra parenti, fra vicini di casa. Oggi non più. Né ascolto né sussidi.
Anche per i nostri pazienti psichiatrici lo stesso discorso: non abbiamo soldi per pagare le rette alle case famiglia e alle case protette. Le quali devono sopravvivere miseramente e rischiano di chiudere. Quante volte in questi anni ci siamo sentiti dire queste frasi dai servizi sociali che hanno bloccato il turn over dei pazienti psichiatrici dalle Cta alle case famiglie e alle Case protette con grave danno verso tutti, verso i pazienti e verso le famiglie.
Così ci siamo visti costretti a rivolgerci alla Magistratura civile e penale che fortunatamente è stata più sollecita, ci ha ascoltato e permesso di risolvere molti casi. Paradossale ma è così ancora oggi.
Nel frattempo però l’amministrazione comunale trova i soldi per i canili di Gela e fuori Gela. Insomma i soldi ci sono per i cani, ma non per le persone. Al massimo i soldi vanno indirizzati verso le feste. I cosiddetti eventi, che se sono Grandi Eventi è ancora meglio. Come dire: non potendo costruire le basi solide economiche per un futuro degno che verrebbe forse fra diversi anni, almeno ci consoliamo subito spendendo e divertendoci, in attesa di tempi migliori, tempi in cui qualcuno sarà in grado di risollevare le sorti di questa città.
Tutti i politici, di destra e sinistra, sono a favore di queste scelte, perché in assenza di progettualità, vogliono incamerare subito il consenso popolare in termini politici e di voti.
I politici oggi hanno vita breve e nessun politico vuole costruire per il futuro, per gli altri.
Si tende all’immediato visibile, a incamerare velocemente, piuttosto che alla costruzione di un futuro invisibile, di cui un altro se ne potrebbe avvantaggiare politicamente. Così si vive alla giornata, ballando e cantando, spendendo i soldi in questa direzione e non si costruisce nulla.
Certo le due cose non sono incompatibili. Si può fare l’uno e l’altro, perché entrambi sono necessari per la popolazione di Gela perché comunque i bisogni e le richieste sono diversificate. Non si vive di solo pane.
Ed io, che amo le feste e in privato ne ho promosse tante in casa mia, so del loro valore sull’umore e sulla Psiche. Quindi non sono affatto contrario a promuovere feste, eventi, cultura e archeologia perché possono avere anche un ritorno economico in termini di maggiore turismo.
La verità è che non ci siamo sentiti ascoltati dai servizi sociali, noi del Csm ed essere stati costretti a rivolgerci ai magistrati non è stata una scelta indolore. Due denunce penali a mio carico al tribunale di Gela e di Caltanissetta, per avere lavorato bene non sono la giusta ricompensa. Meno male che gli stessi Pm mi hanno difeso ed hanno archiviato il tutto. Spero che per il futuro si possa avere noi del Csm un rapporto più sereno e proficuo con i servizi sociali.
*Medico psichiatra e psicoterapeuta







