«Il fascino della storia sfreccia tra le nostre bellezze». Lo scriveva il Comune di Gela sulla propria pagina istituzionale per la tappa cittadina della XXXV Rievocazione del Giro di Sicilia. Bellezze, appunto. Ma quali? Di certo non quelle delle dune costiere del golfo di Gela: ridotte negli anni a ostacolo da rimuovere, parcheggio, campo da beach volley o base per colate di cemento.

L’ultimo episodio – emblematico – risale al 9 maggio scorso. Una ruspa ha aperto un varco verso il mare tra i rilievi dunali. Accanto, non è chiaro se nella stessa giornata, è stato realizzato uno spiazzo a spese di altre dune. Il tutto a ridosso di un lido. I lavori, va detto, erano regolarmente autorizzati. Ed è proprio questo il nodo.

Una cosa stranissima

«Una cosa stranissima – commenta Ennio Bonfanti, coordinatore provinciale delle Guardie Ambientali del WWF Sicilia Centrale –. Di certo qualcosa non torna. È strano che un assessorato regionale abbia rilasciato un parere positivo».

Strano, sì. Ma fino a un certo punto, se si considera che da almeno trent’anni le dune gelesi vengono trattate come un fastidio da eliminare piuttosto che come un patrimonio da valorizzare. Gela ha già pagato un prezzo altissimo allo sviluppo industriale: il territorio porta i segni del petrolchimico e attende ancora gli interventi del Piano di Risanamento Ambientale. In questo quadro, sacrificare ulteriormente il patrimonio naturalistico della costa – uno dei pochi asset ambientali ancora integri o parzialmente tali – appare una scelta difficile da giustificare.

L’esposto degli ambientalisti e le parole dell’assessore

La Lipu ha presentato un esposto alle autorità competenti. Non a caso: il 24 marzo scorso, la stessa associazione aveva illustrato a Gela il progetto internazionale Life Alexandro, dedicato alla protezione del fratino – piccolo trampoliere che nidifica sulle dune – e degli ecosistemi dunali. A margine dell’incontro, l’assessore Filippo Franzone dichiarò: «Questo progetto ci permette di recuperare il nostro patrimonio costiero, ma anche di attrarre un turismo naturalistico selezionato, già in grande crescita in Europa. Gela può candidarsi, a patto di tutelare questo bene». Parole pronunciate quarantasei giorni prima che una ruspa spianasse quelle stesse dune.

La denuncia dell’associazione Macchitella e il caso Pudm

A rendere pubblico l’episodio è stata l’associazione Macchitella, che ha filmato e diffuso i lavori sui social, allertata da alcuni passanti. La stessa associazione sta verificando gli impegni presi pubblicamente dal sindaco Terenziano Di Stefano e dall’assessore Giuseppe Fava durante una riunione del Comitato di Quartiere dell’Area Urbana 6, riguardo al Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM). La bozza del piano prevederebbe la realizzazione di diciassette lidi lungo tutto il litorale, compresi quelli esistenti: una prospettiva che allarma chi osserva da anni il degrado della costa. Di Stefano e Fava hanno smentito quei numeri, parlando di una prima bozza da rivedere. Una risposta che non ha dissipato tutte le preoccupazioni.

Intanto, il 12 marzo a Palermo si è tenuto un incontro tra l’architetto Calogero Beringhelli, dirigente generale del Dipartimento Ambiente della Regione Siciliana, e una delegazione gelese composta da Miguel Donegani (segretario regionale di PeR), da rappresentanti dell’associazione Macchitella e da Emilio Giudice, direttore della Riserva Biviere di Gela. Al termine è emersa la decisione di effettuare un sopralluogo dei tecnici regionali sul litorale per valutare i possibili impatti del Pudm su un sistema dunale classificato come habitat protetto dalle normative europee. Il sopralluogo, a quanto risulta, non è ancora avvenuto.

«Abbiamo chiesto l’accesso agli atti tramite Pec – fanno sapere dall’associazione Macchitella – ma non abbiamo ricevuto risposta. Abbiamo reiterato la richiesta qualche giorno fa. In caso contrario ci rivolgeremo alla magistratura. Abbiamo il diritto di verificare quei documenti». Il silenzio delle istituzioni, in questi casi, finisce per parlare da sé.

La verità, per chi guarda, è sotto gli occhi: da decenni le dune del litorale gelese vengono trattate come un ostacolo – a un lido, a un parcheggio, a un campo da beach volley, a una colata di cemento. Raramente come un patrimonio da salvaguardare e valorizzare in modo sostenibile. Preservare le dune significa tutelare la morfologia delle spiagge, il valore turistico e paesaggistico del litorale, l’eredità per le generazioni future. Ma finché le autorizzazioni arrivano e i sopralluoghi restano promesse, c’è poco da stare sereni.