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Ospedale, sit-in da un mese. Raccolte 10 mila firme: Gela alza la voce

di Franco Infurna 3 Settembre 2026

Nemmeno i 43 gradi della torrida temperatura di questa estate 2026 sono riusciti a far desistere il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, gli assessori della sua giunta e i consiglieri, dalla volontà di mantenere davanti all’ospedale “Vittorio Emanuele” il presidio di protesta civile contro le precarie condizioni strutturali e operative (carenza di personale medico e reparti chiusi o in stato di deterioramento)  in cui versa il nosocomio gelese a rischio chiusura. 

Cartina al tornasole dello sfascio di questa importante struttura sanitaria è il pronto soccorso dove sono rimasti in servizio due soli medici (su una pianta organica che ne prevede 14) e un primario, per garantire assistenza a 150 mila abitanti, 24 ore su 24. La sala d’aspetto sempre piena e la stessa astanteria sembrano dei gironi infernali. Attese lunghissime nella sofferenza, tra rabbia e disperazione, reparti irraggiungibili, ascensori guasti. I Nas hanno imposto la chiusura di due stanze dell’oncologia per muffa e carenze igieniche.

Da Palermo e da Caltanissetta ovvero dal governo regionale e dalla direzione generale dell’Asp silenzio assoluto. 

«La nostra protesta – ci spiega il sindaco Di Stefano – parte da quella nota dell’assessore Caruso che comunica al presidente Schifani la non operatività definitiva del progetto per il nuovo ospedale di Gela in contrada Ponte Olivo, cioè la cancellazione del programma e il dirottamento dei 16 milioni ad altre opere. Abbiamo capito che non c’era più alcuna attenzione nei confronti della nostra città. A questo si aggiungevano decine di casi di precarietà, disservizi e  inefficienze segnalati dai cittadini, costretti spesso ad andare in altri ospedali. Pochi medici, pochi posti-letto con una media al di sotto della minima che non tiene conto della Gela realtà industriale e dunque esposta a patologie particolari. “Allora abbiamo capito che da parte di Asp e governo regionale non c’era alcuna attenzione verso questa città

Così  abbiamo deciso il sit-in davanti al nosocomio in via Palazzi, perché era l’ospedale dove si manifestavano le precarietà più gravi nella tutela sanitaria”.

– Ma non c’era un altro modo per sensibilizzare la Regione e l’Asp ai problemi del nosocomio gelese?

«Certo. Si poteva  dialogare, confrontarsi, concordare programmi di intervento. Noi abbiamo fatto più di un tentativo di instaurare un canale di comunicazione e di pianificare le soluzioni necessarie. Ma dall’assessorato regionale e dall’Asp sono arrivate solo promesse mai mantenute».

Ed esplode la polemica politica.

– L’opposizione vi accusa di fare campagna elettorale. Lei, sindaco, intende candidarsi alle Regionali?

«Assolutamente No. E  ho detto ai miei di non strumentalizzare mai, nemmeno minimamente, questa battaglia. Mi sono impegnato con i gelesi a fare il sindaco per  5 anni e manterrò la promessa. Chi non rispetta gli impegni è il governo regionale».

L’assessore comunale, Filippo Franzone, calca la mano e aggiunge che «negli ultimi due anni i problemi dell’ospedale di Gela sono stati comunicati a tutte le istituzioni competenti, comprese le commissioni parlamentari di Stato e Regione e soprattutto al ministero alla salute. Ma anche da loro nessuna risposta: solo un silenzio assordante e inquietante».

Un silenzio interrotto finalmente dopo 25 giorni di protesta dall’arrivo a Gela dell’assessore regionale, Marcello Caruso, con al seguito il direttore generale dell’Asp di Caltanissetta, Salvatore Lucio Ficarra.

Gela come Canossa del 1077: l’assessore Caruso novello Enrico IV, il sindaco Di Stefano come Papa Gregorio VII, ma a ruoli invertiti perché ad attendere stavolta sono stati sindaco, giunta e consiglieri che non avevano nulla da farsi perdonare dato che rivendicavano e rivendicano il diritto legittimo alla salute dei propri cittadini.

«La nostra – tiene a sottolineare Terenziano Di Stefano – è una protesta civile e pacifica che (come abbiamo avuto modo di sottolineare, parlando con il prefetto di Caltanissetta) sta funzionando anche da ammortizzatore sociale, visto che gli utenti delusi e arrabbiati escono dal pronto soccorso, a volte in lacrime, e vengono a sfogare con noi la loro legittima frustrazione anche per liste di attesa che si allungano di colpo. Siamo stati e continuiamo a essere un parafulmine psicologico che serve da sfogo per la gente ed evita reazioni incontrollate, senza blocchi stradali né atti di intolleranza».

Nel  confronto dell’assessore Caruso con il sindaco e con i vertici dell’Asp di Caltanissetta è stato illustrato un pacchetto di interventi tra i quali figurano il rafforzamento del personale, in particolare al pronto soccorso, il ricorso alle graduatorie disponibili e alle convenzioni con altre aziende sanitarie, l’accelerazione per alcuni servizi considerati strategici e il potenziamento della rete formativa con le università, che invieranno a Gela gruppi dei loro specializzandi.

La Regione aveva già individuato, nei giorni precedenti, una serie di soluzioni come il concorso per nuovi medici destinati al pronto soccorso, che è in fase di svolgimento, mentre per la Cardiologia il concorso è stato espletato e si attende la conclusione dell’iter amministrativo. È inoltre prevista una convenzione con Siracusa per la terapia intensiva neonatale e l’attivazione di a Gela di una sede distaccata dell’Emodinamica di Caltanissetta. Iniziativa molto interessante e importante perché ridurrebbe (se non azzererebbe), i continui trasferimenti in ambulanza dei pazienti con acuzie cardiovascolari da Gela a Caltanissetta e ritorno, in compagnia di medici e infermieri.

Riguardo alla nuova Rianimazione, la struttura è stata completata ed è destinata a entrare in funzione nei prossimi giorni. 

Per la Neurologia, la Regione ha indicato novembre come termine per l’avvio dell’unità operativa, con l’arrivo di due dirigenti medici già disponibili e di un terzo specialista in fase di completamento della specializzazione.

Fin qui gli impegni illustrati dall’assessore riguardo all’ospedale “Vittorio Emanuele” in un incontro definito “positivo” dallo stesso sindaco che giudica la scelta di Caruso di venire a Gela “una forma di rispetto verso la città, di attenzione nei confronti delle esigenze e dei diritti dei cittadini e dal punto di vista politico la validità e la fondatezza della lotta dell’amministrazione comunale gelese”.

Ma il sindaco di Gela non si fida delle promesse. Vuole vedere i fatti, ed allora ha deciso di continuare il sit-in fino al 25 settembre quando l’assessore Caruso tornerà (lo ha detto lui) per una verifica degli impegni assunti.

Intanto Di Stefano definisce “storico” il fatto che un medico (ma si spera siano alcuni medici) venga trasferito da Caltanissetta a Gela per potenziare l’organico del pronto soccorso. “Mai successo”, dice soddisfatto il sindaco. E ricorda che la battaglia avviata con il sit-in dalla sua giunta, con il supporto della maggioranza e della presidenza del consiglio comunale “è una battaglia divenuta di popolo come dimostrano le oltre diecimila firme raccolte per spontanea  adesione della gente che si riconosce in quel sit-in” e che si stringe attorno al suo sindaco e alla sua giunta, da due anni seriamente impegnati per la rinascita, il risanamento e il rilancio della città.

Forma di lotta e pacchetto rivendicativo sono condivisi anche dal sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, il quale nell’esprimere solidarietà a Di Stefano e alla città si è detto pronto a scendere in campo per sollecitare la realizzazione della nuova struttura ospedaliera intercomunale di Ponte Olivo.

Un ospedale che la Regione Sicilia, direttamente con il suo presidente, Schifani, ha tenuto a precisare che si farà, confermando il finanziamento iniziale di 16 milioni

Il progetto prevede una struttura DEA di primo livello con 242 posti letto. L’area, di oltre 30 mila metri quadrati, dovrebbe essere ceduta gratuitamente da EniMed.

E qui interviene l’assessore comunale alla sanità, Filippo Franzone per far notare che «non si può costruire un nuovo ospedale che deve servire più comuni prevedendo un numero di posti-letto uguale a quello che oggi viene riconosciuto, anche se sulla carta, alla sola città di Gela.

«Tanto varrebbe allora utilizzare il vecchio Vittorio Emanuele ma senza possibilità di ampliamento.

«Nel nuovo ospedale di Ponte Olivo sarebbe più opportuno che ai 242 posti andassero sommati almeno gli 80 posti degli altri comuni, portandoli a 350 posti».

Il progetto è in itinere e il dibattito è aperto. Ma c’è chi teme che qualcuno stia tessendo la “Tela di Penelope” per perdere tempo e mantenere lo status quo della sanità nel Gelese, in un dejavu vissuto, oltre che visto, dagli anni ‘60 in poi in occasione della battaglia finalizzata all’istituzione del tribunale di Gela.

Con Caltanissetta schierata massicciamente ad ostacolare il progetto. Allora perché si temeva che senza Gela il tribunale di Caltanissetta sarebbe stato messo in crisi. Oggi perchè con un maxi ospedale a Gela il Sant’Elia potrebbe risentirne e vedersi costretto a chiudere alcuni suoi reparti.

Insomma l’eterna battaglia di campanile che non può continuare ad alimentare egoismi e a negare ai cittadini gelesi il diritto alla sanità oggi come ieri si negava quello alla giustizia. Ci son voluti 110 morti ammazzati in una guerra di mafia per avere riconosciuto il tribunale.

Quanti morti per altre cause occorreranno per avere un ospedale a Ponte Olivo degno di tale nome?

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