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Porto rifugio, forse è la volta buona

di Franco Infurna 3 Ottobre 2026

Dieci anni di attese, annunci, autorizzazioni, progetti e rinvii. Dieci anni durante i quali il porto rifugio di Gela è rimasto sospeso tra la necessità di un intervento non più rinviabile e la difficoltà di trasformare gli atti amministrativi in un cantiere vero. Adesso, però, qualcosa sembra muoversi. Il parere favorevole espresso dal Provveditorato e il passaggio della documentazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) aprono uno spiraglio concreto verso la conclusione dell’iter autorizzativo. Se non emergeranno nuovi ostacoli, la gara per i lavori potrebbe essere avviata nei primi mesi del 2027.


È questo il dato emerso dall’incontro che si è svolto martedì 29 settembre a Palermo tra l’amministrazione comunale di Gela e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare per la Sicilia Occidentale, guidata dalla presidente Annalisa Tardino. Al tavolo, con la Tardino, c’erano il sindaco Terenziano Di Stefano, l’assessore alla portualità, Peppe Di Cristina e i tecnici del settore.


Al centro del confronto due interventi considerati indispensabili per restituire piena funzionalità al porto rifugio: il dragaggio dei fondali e la realizzazione del cosiddetto “pennello”, cioè l’allungamento del braccio di ponente. Un’opera, quest’ultima, ritenuta necessaria per evitare che il porto torni progressivamente a insabbiarsi dopo il dragaggio e per garantire nel tempo la funzionalità dell’infrastruttura.


Il passaggio autorizzativo compiuto nei giorni scorsi rappresenta, dunque, un momento importante. Il Provveditorato ha espresso parere favorevole sull’intervento e la documentazione è stata trasmessa al Mase, al quale spetta adesso il successivo provvedimento. Ottenuto il decreto ministeriale, l’Autorità di sistema portuale potrà procedere con la gara per l’esecuzione dei lavori.


Il condizionale, però, rimane d’obbligo. Per Gela, infatti, l’iter amministrativo del porto rifugio non è una vicenda iniziata ieri. È una storia che dura da un decennio e che ha prodotto, nel corso degli anni, più di una promessa rimasta sulla carta. Ed è proprio questo il motivo per cui il «Comitato Porto del Golfo di Gela» ha scelto di intervenire sin dalla vigilia dell’incontro palermitano con una ennesima nota dai toni duri, chiedendo di mettere fine a quelli che definisce «passerelle e proclami».


Il Comitato, pur prendendo atto dei nuovi sviluppi, ricorda che la città attende da dieci anni il ripristino dei fondali e la realizzazione del pennello. Nella sua presa di posizione chiede innanzitutto «un’operazione di trasparenza contabile e amministrativa» per conoscere come siano stati spesi i fondi disponibili nel corso di questi anni. Chiede inoltre di sapere quale sia l’eventuale nuova progettazione relativa al dragaggio e all’allungamento del braccio di ponente e, soprattutto, pretende un crono-programma con tempi certi per l’avvio e la conclusione dei lavori.


La questione finanziaria si intreccia inevitabilmente con quella amministrativa. Le risorse destinate agli interventi derivano dalle compensazioni previste dagli accordi con Eni. Nel comunicato diffuso dal Comune viene indicata la disponibilità di circa 4 milioni di euro nella disponibilità di Eni, derivanti dal Protocollo del 2014, mentre il Comitato richiama più complessivamente il capitolo delle compensazioni economiche legate alla vicenda portuale. La copertura finanziaria complessiva degli interventi è comunque oggetto di un percorso già avviato. È proprio sul rapporto tra risorse, progetti e tempi di realizzazione che il Comitato chiede chiarezza. L’obiettivo non è soltanto ottenere l’ennesima autorizzazione, ma arrivare alla fase nella quale le autorizzazioni si trasformano in gara, la gara in aggiudicazione e l’aggiudicazione in lavori.


La vicenda ha conosciuto un passaggio istituzionale significativo anche nel 2022, quando la competenza sul porto di Gela è stata trasferita dalla regione siciliana all’autorità di sistema portuale per la Sicilia occidentale. Una scelta che avrebbe dovuto imprimere una nuova accelerazione al percorso. Secondo il comitato, tuttavia, da quel momento non sarebbero stati compiuti passi sufficienti per arrivare alla realizzazione delle opere.


Il comitato sostiene inoltre che alcune autorizzazioni precedentemente acquisite dalla Regione potrebbero essere nel frattempo scadute e che l’Autorità portuale starebbe procedendo nuovamente con l’iter autorizzativo. Il primo passaggio positivo è arrivato proprio con il parere del Provveditorato, mentre resta ora da attendere il pronunciamento del ministero dell’ambiente.


È su questo punto che si colloca il nuovo confronto di Palermo. L’Autorità portuale ha illustrato all’amministrazione comunale il percorso seguito e lo stato della pratica. Il dato temporale indicato dal Comune è quello dei primi mesi del 2027 come possibile momento per l’avvio della gara, sempre che il procedimento proceda regolarmente e senza ulteriori intoppi burocratici.
Attorno a questo nuovo passaggio si è registrata una unanime convergenza politica. Soddisfazione è stata espressa dall’amministrazione comunale, dai partiti e dai movimenti politici, che hanno sottolineato l’importanza del porto rifugio per il futuro della città.


Tra gli interventi c’è quello del deputato regionale Salvatore Scuvera, di Fratelli d’Italia, che ha ricordato come il porto si trovi all’interno di un’area particolarmente complessa dal punto di vista autorizzativo, essendo inserito in un Sito di interesse nazionale, il SIN di Gela.
Scuvera ha sottolineato il lavoro svolto negli ultimi mesi per superare quelli che ha definito gli «intoppi» legati alle autorizzazioni e ha ribadito la centralità del porto rifugio per il rilancio economico della città, sia sotto il profilo infrastrutturale sia sotto quello turistico.


«Siamo nella fase finale», ha affermato il deputato regionale, indicando nelle ultime autorizzazioni ministeriali il passaggio ancora necessario per completare il percorso. Scuvera ha inoltre rivendicato l’attività portata avanti sulla fase autorizzativa e ha assicurato che continuerà a seguire le fasi successive affinché Gela possa arrivare alla realizzazione dell’opera.
Il deputato regionale ha inserito il porto all’interno di una strategia più ampia di valorizzazione del patrimonio infrastrutturale e culturale della città, richiamando anche gli interventi sul museo della nave greca e sul museo archeologico. La realizzazione del porto rifugio, secondo Scuvera, rappresenta adesso uno degli obiettivi più attesi dalla comunità.
Il tema della sinergia istituzionale ritorna anche nelle parole della presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Annalisa Tardino. La presidente ha definito positivo l’incontro con l’amministrazione comunale e ha ribadito che l’attenzione dell’Autorità nei confronti di Gela non è mai venuta meno.


Tardino ha sottolineato la necessità di lavorare sul terreno della collaborazione istituzionale e dei fatti concreti, definendo il porto di Gela una realtà strategica per il territorio. Un messaggio che arriva proprio mentre la procedura autorizzativa si avvicina a un passaggio decisivo.
Anche il sindaco Terenziano Di Stefano ha parlato di soddisfazione per l’esito dell’incontro. Il primo cittadino ha evidenziato il parere favorevole del Provveditorato come un ulteriore passo avanti e ha indicato nei primi mesi del 2027 l’orizzonte temporale per la gara, se il procedimento al Mase si concluderà regolarmente.


Ma l’incontro di Palermo non si è limitato al porto rifugio. Sono stati richiamati dal sindaco di Gela due interventi destinati a modificare la configurazione dei collegamenti del territorio: la futura realizzazione della nuova tangenziale e l’acquisizione dell’asse attrezzato ex Asi da parte di Anas. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è quello di costruire una strategia complessiva capace di mettere in relazione porto, viabilità, logistica e sistema produttivo.
Ora il Comitato del porto attende i fatti: un crono-programma, responsabilità precise e date verificabili. La comunità vuole sapere quando si concluderà l’iter, quando verrà pubblicata la gara, quando saranno affidati i lavori e quando il dragaggio e il «pennello» saranno effettivamente realizzati.


Il punto centrale è evitare che l’ennesimo passaggio amministrativo diventi l’inizio di una nuova attesa. Perché il problema del porto rifugio non riguarda soltanto il recupero di un’infrastruttura, ma la possibilità per Gela di disporre di uno scalo realmente fruibile, capace di sostenere attività diportistiche, turistiche e produttive.
Dopo dieci anni, la parola passa ai ministeri e, subito dopo, alle procedure di gara. È lì che si misurerà la capacità delle istituzioni di trasformare l’ennesimo annuncio in un’opera reale.

Commenti

  1. Gela occupa una posizione strategica, il porto va fatto e siamo già in gravissimo ritardo.
    Il porto si farà e sarà una risorsa immensa per la parte sud della nostra stupenda isola.

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