Frana Niscemi. Ministro, governatori e sindaci nel mirino della Procura di Gela
Il ministro per la protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci (FdI), potrebbe essere sentito nei prossimi giorni dalla Procura della Repubblica del tribunale di Gela, nella sua qualità di ex presidente della Regione Sicilia dal 2017 al 2022, se non come indagato quantomeno come persona a conoscenza dei fatti riguardo alle responsabilità penali sulla complessa vicenda che dalla frana di Niscemi del ’97 arriva a quella di questi giorni senza che siano state adottate le opportune misure di messa in sicurezza della collina.
Considerati i tempi di prescrizione del contemplato reato di disastro colposo (12 anni), con lui potrebbero essere chiamati a comparire almeno altri due governatori in carica nell’ultima dozzina di anni (Rosario Crocetta e Renato Schifani) e gli ultimi due sindaci del comune di Niscemi (Francesco La Rosa e Massimiliano Conti).
Ma se gli investigatori dovessero accertare che atti interruttivi hanno allungato i tempi delle procedure trentennali, il termine massimo di prescrizione può estendersi ulteriormente fino a un totale di 15 anni. In tal caso finirebbero per essere indagati anche l’ex governatore Raffaele Lombardo (in carica dal 2008 al 2012) e il sindaco Giovanni Di Martino (in carica dal 2007 al 2012).
Altri tre ex presidenti della Regione (Totò Cuffaro, Angelo Provenzano e Giuseppe Capodicasa), un ex sindaco (Mario Parrimuto) e quattro ex commissari straordinari, in carica dal ’97 in poi, potrebbero essere sentiti invece come persone informate dei fatti. In totale l’indagine permetterà di interrogare almeno una quindicina di amministratori.
L’ex sindaco Giovanni di Martino, avvocato, storico esponente del Pd, ci confida di non aspettare altro che essere convocato in Procura. “A Niscemi abbiamo le carte in regola” dice con determinazione l’ex primo cittadino.
«Dopo la frana del ’97, il Comune fu individuato dal piano degli interventi redatto dal commissario straordinario (il prefetto della provincia di Caltanissetta) come sito dove realizzare tutta una serie di interventi che il comune ha già fatto. Poi, l’ufficio del genio civile e la protezione civile regionale, cioè la regione Sicilia, furono incaricati di procedere alla sistemazione idraulica del torrente Benefizio che costeggia la strada che porta a Ponte Olivo. Il torrente Benefizio altro non è altro che il punto terminale della confluenza delle acque bianche e delle acque nere di due terzi della città. La commissione grandi rischi che fu nominata disse che il torrente Benefizio ha costituito la concausa scatenante della frana del ’97. La stessa considerazione va fatta per la frana di oggi perchè quell’intervento tecnico di messa in sicurezza che era necessario, indispensabile, allora non è stato fatto mai».
Le prime responsabilità vengono attribuite da Di Martino ai colpevoli ritardi con cui viene redatto il progetto da parte della protezione civile regionale e sui tempi lunghissimi del bando di gara. «Così lunghi – spiega l’ex sindaco – che quando i lavori vengono assegnati con contratto all’impresa aggiudicataria, questa avanza subito delle riserve perchè nel frattempo la situazione dei luoghi è mutata notevolmente rispetto ai tempi di redazione del progetto».
«Si apre così – racconta Di Martino – un contenzioso tra impresa e Regione che si risolve nel 2013 con un atto di transazione: la Regione paga non ricordo quale cifra alla ditta e si chiude la partita. Ma Niscemi e la Sicilia perdono 9 milioni di euro destinati al consolidamento del fronte franoso. Solo 10 anni dopo (2023) il soggetto attuatore del contrasto al dissesto idrogeologico emana un atto di interpello rivolto a tutti i tecnici della Regione al fine di acquisire la manifestazione di interesse per costituire lo staff tecnico e la stazione progettuale per un nuovo progetto dell’importo di 14,5 milioni».
«Si riparte così da zero dopo 10 anni di paralisi assoluta. Siccome sono arrivati i fondi del PNRR e allora si sono ricordati della frana di Niscemi. Ma ad oggi, quel progetto del 2023 ancora non c’è. Se ci fosse risulterebbe inserito nella lista degli interventi pronti in Sicilia per acquisire i fondi necessari a realizzarlo. Perchè bisogna sapere che esiste un accordo di finanziamento dove sono indicati 12 comuni e 12 interventi ma tra questi Niscemi non figura affatto».
Di Martino mentre parla sfoglia i documenti che sono in suo possesso e che intende consegnare ai magistrati inquirenti quando lo interrogheranno.
Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, giovedì ha nominato i tre docenti dell’Università di Palermo che svolgeranno il ruolo di consulenti.
Niscemi intanto continua a vivere il suo dramma con la frana che riduce la propria avanzata ma allunga il fronte verso le campagne oltre i 4 km. Il capo della protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, ha ufficialmente dichiarato che gli edifici prospicienti il fronte franoso saranno demoliti entro una fascia di 50 metri. La “zona rossa” però non viene allargata. C’è tuttavia preoccupazione per alcuni edifici storici come quello in cui è ospitata la biblioteca privata “Angelo Marsiano” dichiarata inagibile e perciò a rischio con i suoi quattromila testi sulla storia di Niscemi e della Sicilia.
In pericolo anche le tele e alcune statue del ‘700 custodite nella chiesa della Madonna della Grazia. La sovrintendenza ai beni culturali di Caltanissetta sta cercando, con la protezione civile, di trovare il modo di salvare le preziose opere di questi siti.
A Niscemi sono arrivati nel frattempo 20 soldati del VI reggimento Bersaglieri di stanza a Trapani col compito di vigilare sulle case evacuate dagli sfollati nella zona rossa della frana, consentendo alle forze dell’ordine di tornare a impegnarsi nei compiti istituzionali investigativi e di controllo del territorio. Il genio militare intanto lavora sulle strade interrotte per rompere l’isolamento di Niscemi e ricollegare il paese alla Gela-Catania. Bisogna tornare a vivere e a lavorare. Molti gli aiuti generosi che arrivano da ogni parte per gli sfollati. Il comune ha aperto un conto corrente presso la banca Montepaschi per raccolta donazioni volontarie. Ecco l’Iban: IT26J0103083390000004994745 causale: emergenza frana Niscemi.
Nella disgrazia si rischia di scadere nella farsa per situazioni burocratiche assurde, paradossali. Uno sfollato ha cercato di sospendere l’assicurazione della sua automobile. La compagnia gli ha chiesto il libretto e la polizza originale. Solo che i documenti erano nella macchina che si trova sospesa in bilico sullo strapiombo della frana e divenuta il simbolo di questa tragedia. Lì nessuno ci può andare. Allora il proprietario ha scattato una foto dalle immagini registrate coi droni in cui si legge chiaramente la targa e l’ha consegnata all’assicurazione. Non sappiamo come finirà. Sappiamo invece che martedì la macchina è stata raggiunta dalla frana ed è precipitata ai piedi del burrone.
Una nota positiva giunge dalla Scuola con la ripresa delle lezioni per i ragazzi delle tre primarie chiuse perchè ricadenti in zona rossa. Gli alunni sono stati ospitati in altri istituti scolastici più sicuri della città.
Il presidente della Regione, Schifani, intanto ha assicurato che presto arriveranno i ristori per gli sfollati con aiuti fino a 400 euro per l’affitto di nuovi alloggi e poi ha dichiarato che non occorre fare una Niscemi bis, costruire una città nuova: basta realizzare nuovi alloggi in zone urbane più sicure della stessa area cittadina.
Schifani chiede al sindaco che venga effettuata una ricognizione degli appartamenti vuoti o sfitti che possono essere assegnati a chi si è ritrovato con la propria casa in zona rossa. Avviata anche una verifica degli alloggi Iacp. Il governatore ha promesso di recarsi almeno una volta alla settimana a Niscemi.
L’assessorato regionale delle Infrastrutture intanto ha informato i componenti della cabina di regia di aver reperito circa 13 milioni di euro (8 per il 2026 e 5 per il 2027) da erogare agli sfollati per l’acquisto di una nuova casa.
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