L’ombra della mafia sulle elezioni
A Gela la politica torna a fare i conti con il tema, mai archiviato, dei rapporti tra consenso elettorale e criminalità organizzata. A riaccendere i riflettori è questa volta un’inchiesta pubblicata dal giornale “Il Fatto Quotidiano”, che riferisce di alcune dichiarazioni rese alla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta dal collaboratore di giustizia Giuseppe Cavallo, già ritenuto un esponente di rilievo della Stidda gelese. Al centro dei verbali citati dal quotidiano ci sono due esponenti di Fratelli d’Italia: il deputato regionale Salvatore “Totò” Scuvera e l’ex consigliere comunale Vincenzo Casciana.
Il punto più delicato della vicenda riguarda il presunto sostegno elettorale che, secondo il racconto attribuito a Cavallo, figlio del boss Aurelio Cavallo, sarebbe stato messo in campo da ambienti riconducibili alla criminalità organizzata per favorire i due politici.
Si tratta, va precisato, di dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e non di fatti accertati giudizialmente. Saranno eventualmente le indagini e gli sviluppi nelle sedi competenti a stabilirne attendibilità, riscontri e responsabilità. Né le dichiarazioni riportate equivalgono, di per sé, a una contestazione definitiva nei confronti degli interessati.
Secondo quanto riferito da “Il Fatto Quotidiano”, Cavallo avrebbe indicato proprio Scuvera e Casciana come candidati sostenuti attraverso una rete di voti collegata a lui e alle sue conoscenze. Nei verbali, il collaboratore farebbe riferimento all’elezione dei due utilizzando espressioni particolarmente nette. Il titolo scelto dal quotidiano sintetizza così uno dei passaggi più pesanti del racconto dello “stiddaro”: «Casciana e Scuvera li abbiamo fatti eleggere noi».
Le dichiarazioni sarebbero state raccolte dopo la decisione di Cavallo, circa due anni fa, di iniziare a collaborare con i magistrati della Dda nissena. Da tempo, secondo quanto emerge dalla ricostruzione giornalistica, i verbali delle sue dichiarazioni circolerebbero anche senza omissis. È in questo materiale che il nome di Scuvera comparirebbe, stando al resoconto, con una storpiatura: “Scudera”
Il riferimento sarebbe all’elezione del politico all’Assemblea regionale siciliana, avvenuta nel 2024 non attraverso lo scrutinio delle schede ma a seguito di un successivo ricorso.
Scuvera oggi ricopre il ruolo di deputato regionale, molto attivo, ed è componente della commissione antimafia dell’Ars. La sua parabola politica regionale è dunque diventata, alla luce delle dichiarazioni riportate, uno degli elementi sui quali si concentrano le attenzioni degli inquirenti.
Cavallo, nel racconto citato dal quotidiano, avrebbe parlato di un proprio impegno assunto in occasione dell’ultima tornata elettorale comunale per sostenere sia Casciana sia Scuvera. “L’impegno l’ho preso con Casciana”, sarebbe una delle frasi contenute nei verbali.
Il passaggio successivo è quello che rende il racconto ancora più circostanziato. Cavallo avrebbe riferito ai magistrati di avere iniziato ad “adempiere” all’impegno, spiegando però che la sua cattura avrebbe interrotto l’attività di raccolta voti. Prima dell’arresto, sostiene il collaboratore, avrebbe comunque già dato disposizione ai “picciotti” di mettere in moto la macchina elettorale.
E riferisce che alla fine Scuvera sarebbe riuscito a farcela, mentre Casciana no.
Vincenzo Casciana è stato eletto nel 2019 consigliere comunale a Gela nella lista di Fratelli d’Italia e ha svolto anche il ruolo di presidente della commissione urbanistica. Alle amministrative del 2024 era stato indicato come possibile candidato alla carica di vicesindaco nella coalizione di centrodestra, poi sconfitta al ballottaggio. La sua esperienza nel civico consesso si è quindi conclusa con quella tornata elettorale.
Parlando di Casciana, Cavallo avrebbe chiamato in causa un altro affiliato alla “Stidda”, Orazio Sciacca, indicandolo come “figlioccio” di Daniele Emmanuello. Secondo la ricostruzione pubblicata da “Il Fatto Quotidiano”, il collaboratore di giustizia avrebbe sostenuto che Casciana sarebbe stato portato da Sciacca e che la sua elezione sarebbe stata favorita anche da voti riconducibili alla “Stidda” e agli Emmanuello, storica famiglia mafiosa del territorio.
In un altro passaggio, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano, Cavallo avrebbe raccontato un episodio successivo per festeggiare il risultato elettorale: “Quando sono uscito dal carcere, Orazio Sciacca mi ha mandato una bottiglia di champagne”.
Il caso Scuvera-Casciana presenta due piani distinti di valutazione. Da una parte c’è la dimensione giudiziaria, fatta di dichiarazioni, verifiche e possibili accertamenti. Dall’altra c’è quella politica, inevitabilmente investita dalla pubblicazione dei verbali.
Finora, però, i due esponenti politici hanno scelto una linea di prudenza. Scuvera e Casciana non hanno commentato pubblicamente quanto riportato da Il Fatto Quotidiano. Entrambi, secondo le informazioni disponibili, escludono di avere mai avuto contatti con Giuseppe Cavallo. Sarebbero inoltre intenzionati a tutelare le proprie ragioni anche sul piano legale e avrebbero consultato un avvocato per valutare eventuali iniziative. Anzi, pare che abbiano già dato l’incarico per citare a giudizio il pentito, che accusano di diffamazione e calunnia.
Abbiamo cercato di rintracciare i due politici interessati ma o non rispondono al telefono o dicono chiaramente che al momento non intendono rilasciare dichiarazioni.
Ci si affida alle persone a loro vicine che riferiscono indiscrezioni ma che ovviamente non vogliono essere citate.
Parlano dello stato d’animo profondamente turbato di Casciana e Scuvera che respingerebbero “con sdegno le accuse contraddittorie e infamanti del pentito, mai visto e mai conosciuto”.
È proprio questo il punto sul quale la vicenda dovrà essere seguita con maggiore attenzione. Le parole di un collaboratore di giustizia possono rappresentare un elemento investigativo importante, ma necessitano di verifiche e riscontri. Nel frattempo, la regola fondamentale resta quella della presunzione di innocenza.
Ma intanto riesplodono le polemiche politiche sulla opportunità che un parlamentare accusato di collateralismo da un pentito di mafia possa continuare a ricoprire un ruolo delicato all’interno di organismi istituzionali di controllo come la commissione antimafia.
Il caso Scuvera-Casciana, dunque, non è soltanto una storia di presunti voti di mafia. È anche una fotografia delle tensioni che possono attraversare una realtà politica come quella siciliana, dove il rapporto tra candidature, consenso e presenza della criminalità organizzata rappresenta da decenni una questione particolarmente sensibile.
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