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La rivolta delle lenzuola contro gli sfratti 

di Franco Infurna 14 Settembre 2026

Ormai la chiamano la “rivolta delle lenzuola”. E’ la protesta degli occupanti abusivi che si sono insediati negli alloggi popolari sfitti o temporaneamente non abitati di Scavone e che ora sono stati raggiunti da ordinanze di sfratto emesse dal tribunale di Gela su richiesta dell’Iacp ma non vogliono lasciare le case.

Una dozzina di famiglie cui si sono aggiunti, a centinaia, i residenti assegnatari che lamentano la latitanza dell’istituto alloggi popolari riguardo agli interventi periodi di manutenzione, «avendo lasciato da 42 anni le palazzine nel degrado e nell’abbandono – come dichiarano ai cronisti – con il pericolo di crolli improvvisi di calcinacci e cornicioni».

Slogan e proteste scritte su lenzuola che tappezzano non solo muri e balconi del cosiddetto “Bronx” di Gela ma anche la cancellata dell’oratorio della parrocchia, nel quartiere “Santa Lucia”: «Un tetto per ogni bambino. Gela non abbandona i suoi figli»; «Stop agli sfratti. Vogliamo la regolarizzazione. Dateci una possibilità»; «Vogliamo pagare non occupare. Le case servono alle persone non al degrado»; «Dietro questi muri ci sono vite ricordi e sacrifici. Cacciare noi significa distruggere una famiglia»; «La casa è un diritto, non un privilegio. Vogliamo metterci in regola. Ascoltateci».

Ma per ascoltarli vorrebbero una seconda riapertura dei termini della legge regionale n. 8 del 2018 che ha sanato gli abusi in materia di occupazione illegale degli alloggi popolari avvenuti però entro la fine del 2017. Tuttavia, le famiglie sfrattate oggi avrebbero occupato le case oltre tale termine e dunque occorrerebbe fare slittare in avanti, quantomeno al giorno della sua approvazione (8 maggio 2018) anche la data dell’avvenuta occupazione. Ma forse sarebbe meglio approvare una legge bis di sanatoria.

Intanto, gli interessati affermano che quasi tutti hanno dovuto ristrutturare a proprie spese gli alloggi occupati che erano in condizioni di estremo deterioramento. Alcuni avrebbero pure pagato rate di affitto all’Iacp ma inutilmente dato che i loro nomi non risultano tra i legittimi assegnatari.

Nel frattempo la data di esecuzione degli sfratti di settembre si avvicina. La prima famiglia a dover lasciare l’alloggio, il 24, dovrebbe essere quella dell’operaio Danilo Giordano (moglie e quattro figli). Poi, tra fine mese e i primi di ottobre, un’altra decina.

Mercoledì scorso, in prefettura, a Caltanissetta, questa vicenda è stata esaminata da una cabina di regìa che, come ci ha riferito il sindaco, Terenziano Di Stefano, «si muove per garantire la legalità, la corretta assegnazione degli immobili a coloro che hanno partecipato al bando e assistere nel contempo i soggetti fragili raggiunti dall’ordinanza di sgombero». Insomma, si cerca di trovare una soluzione per salvaguardare legalità e giustizia sociale. Per evitare traumi e disordini, giovedì il sindaco ha voluto confrontarsi con l’assessora ai servizi sociali, Valeria Caci e il comandate della polizia Municipale. Si ipotizza la pianificazione di una sistemazione alternativa pur se provvisoria.

Anche la chiesa, a livello cittadino, è mobilitata per dare assistenza alle famiglie degli sfrattati. In prima fila c’è la parrocchia, con il suo nuovo e giovane parroco, don Carmelo Salinitro, gelese, da poco arrivato da Riesi dove è stato sacerdote amato e stimato presso la Basilica della Madonna della Catena e nella parrocchia della Madonna del Rosario.

 – Don Carmelo, come giudica complessa vicenda e cosa pensa si possa fare per trovare una soluzione?

«Io sono appena arrivato in questa mia nuova missione pastorale e ancora non conosco bene il tessuto sociale della parrocchia, anche se sono gelese – ammette sinceramente il parroco. Intanto è positivo il fatto che, come dicono e scrivono, loro siano disposti a mettersi in regola, perchè penso che tutti abbiamo diritto a stare sotto un tetto. E noi sosteniamo questa legittima rivendicazione».

«La chiesa – spiega con Carmelo – prende a cuore certe situazioni di difficoltà in quanto vuole vivere pienamente la realtà della parrocchia condividendo tanto le gioie quanto le ansie del nostro quartiere. Vogliamo che qualcuno ascolti queste persone e chi di dovere, magari attraverso un dialogo, attraverso un confronto, possa mettersi d’accordo e trovare una soluzione, capire quali sono le necessità di questa gente disperata, senza casa. Anche perchè ci si chiede: sfrattarli per mandarli dove? Dove vanno se non hanno dove andare»?

«Capisco che hanno sbagliato occupando abusivamente quegli alloggi popolari, per il modo come l’hanno fatto – conclude il parroco – però penso che si possa risolvere, si possa rimediare a questo sbaglio e loro lo vogliono fare. Almeno io ho capito che lo vogliono fare. Vogliono rimediare. E allora si cerchi e si trovi la soluzione più giusta».

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