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Salviamo l’ospedale e il diritto alla salute!

di Franco Infurna 11 Ottobre 2026
manifestazione di protesta per l'ospedale

Niente bandiere ne’ segni distintivi di appartenenza. Solo cittadini che chiedevano il diritto alla salute e un ospedale capace di assisterli e di curarli secondo livelli accettabili. Un lungo corteo con in testa un folto gruppo di sindaci (tranne quello di Butera) venuti da tutta la provincia. Così, sabato 3 ottobre, nel quartiere Caposoprano, Gela ha dato vita alla manifestazione in difesa del suo ospedale. Un lungo serpentone di quattromila persone, che ha percorso via palazzi, via Italia, viale Indipendenza, via Europa, quasi a stringere in un abbraccio affettuoso di tutela e di protezione materna l’ospedale “Vittorio Emanuele”, abbandonato e dimenticato dall’Asp e dalla Regione fino al rischio della chiusura.


La città e il comprensorio si sono mobilitati in difesa di quello che resta della struttura ospedaliera, accogliendo l’appello del sindaco, Terenziano Di Stefano, che per 64 giorni , con gli assessori e i consiglieri comunali della maggioranza di centro sinistra, si è alternato nel sit-in a presidiare il gazebo installato davanti al nosocomio raccogliendo 13 mila firma a sostegno della battaglia per il diritto alla salute dei cittadini gelesi e del comprensorio.

Una battaglia diventata unitaria all’ultimo momento quando anche i partiti del centro-destra hanno deciso di aderire alla manifestazione schierandosi con la popolazione, per le finalità, ma dissociandosi dalle posizioni del sindaco e dai suoi metodi di contestazione. Giudizio condiviso da Miguel Donegani (P&R) del movimento Controcorrente di La Vardera, presente alla manifestazione.


Uomini, donne e bambini hanno manifestato la loro protesta con slogan e striscioni che racchiudevano il significato della giornata di lotta: «Adesso non possiamo più restare in silenzio, dobbiamo solo gridare: basta!»; «Non si scherza con la salute dei gelesi»; «Gela non vuole morire»; «vogliamo la sanità»; «Gela ha diritto alla salute»; «Sanità per tutti»; «Fuori la politica dalla sanità».


A pochi passi, l’ospedale nel frattempo continuava a lavorare con quel manipolo di medici rimasti eroicamente in servizio a garantire la continuità di una struttura sanitaria in agonia. I numeri sono terribili. La scopertura della pianta organica supera il 60% con punte drammatiche dell’80% al pronto soccorso dove ci sono appena 3 medici in servizio sui 15 previsti e file interminabili di pazienti senza più letti liberi in astanteria. E i promessi rinforzi sulle applicazioni da Caltanissetta o gli specializzandi dell’Università di medicina di Palermo non arrivano. Come non arriva nemmeno l’assessore alla sanità, Marcello Caruso che falsamente aveva annunciato di tornare a Gela per verificare i miglioramenti garantiti.


In cambio sono tornati i Nas che hanno accertato altre anomalie in ospedale ed è arrivata la querela del manager dell’Asp contro chi ne critica la gestione, e dunque, si pensa, contro i manifestanti di Gela, sindaco in testa, anche se la stessa Asp si è premurata di smentire.
Dalla stessa Asp nissena è giunta anche l’impugnazione davanti al Tar dell’ordinanza sindacale con cui Terenziano Di Stefano intima all’azienda sanitaria di procedere con urgenza alla copertura dei posti vacanti e ripristinare le condizioni di agibilità nei reparti dove l’attività è stata sospesa. Atto senza risposta come senza risposta resta la richiesta di accesso agli atti sull’ospedale presentata dal sindaco all’Asp.


«La manifestazione – ci ha dichiarato Di Stefano – è servita per rafforzare il grido di allarme dei nostri territori nei confronti del governo regionale e dell’Asp di Caltanissetta per una sanità che, a oggi, non garantisce i livelli minimi di assistenza, dal pronto soccorso alla chirurgia e a tutti gli altri reparti».
– E da domani?
«Da domani la nostra battaglia proseguirà. Abbiamo emesso una ordinanza sindacale molto pesante che accende i riflettori anche giuridici molto importanti, continueremo a chiedere quello che abbiamo chiesto in questi 64 giorni con 13 mila firme raccolte. Inviteremo nuovamente l’assessore regionale Caruso a tornare a Gela e continueremo a chiedere la revoca del direttore generale dell’Asp».


A rappresentare la provincia regionale di Caltanissetta ci sono Rosario Sorge, consigliere comunale di San Cataldo, con la fascia azzurra di delegato della presidenza, e Antonio Cuvato di Gela.


Soddisfatta della ritrovata unità la presidente del consiglio comunale, Paola Giudice.
«Il consiglio comunale che ho l’onore di rappresentare – ha sottolineato, Giudice – c’è tutto, stavolta per intero. La più grande battaglia di un essere umano è quella per il diritto sacrosanto alla salute. Oggi non è l’ultimo giorno di protesta non è neanche il primo. Siamo mobilitati da 64 giorni, abbiamo dato voce a più di 13 mila concittadini e non, che hanno firmato in senso simbolico. Vi assicuro che ogni firma racconta una storia: una storia di disagio, una storia di malattia, di problemi, di liste d’attesa, di rinvii, di visite che poi hanno dovuto fare fuori Gela. E’ una battaglia senza colore politico perchè ha i colori della città, del comprensorio, della salute».
Molto moderati i toni dell’opposizione. Abbiamo avvicinato l’on. Salvatore Scuvera (Fd’I)
–- Adesione “last minute” quella del centro-destra?
«Non è un last minute ma una decisione che abbiamo voluto concordare con tutto il centro destra perchè è giusto che il centrodestra vada compatto quando c’è una richiesta che viene dal popolo».
– Non tutti la pensavano come lei.
«Non abbiamo mai avuto dubbi. Di fronte alla necessità di tutelare il diritto alla salute dei cittadini non ci sono e non ci devono essere colori politici di appartenenza. Negli ultimi anni su Gela c’è l’attenzione del governo centrale e di quello regionale ma non bisogna dimenticare la storia di questa sanità locale degli ultimi 20 anni. E’ andata sempre indietro nel silenzio di tutti. E allora si deve invertire la tendenza. Ci stiamo provando, ci stiamo lavorando. Non ci esimiamo dalle nostre responsabilità ma le colpe sulle condizioni in cui versa la sanità sono di tutti. Io ho sempre privilegiato un confronto istituzionale, un confronto politico chiaro e concreto che però dia risultati concreti e fattivi. Da domani ci impegneremo come e più del passato. Vorrei ricordare che abbiamo riaperto la rianimazione bloccata dai tempi del Covid, stanziando 800 mila euro. C’erano 4 medici oggi ce ne sono 15. C’era un gastroenterologo ora ce ne sono 3. Stiamo lavorando per assegnare al 118 un nuovo punto operativo utilizzando un fabbricato confiscato alla mafia. Insomma abbiamo avviato l’inversione di tendenza ma c’è da recuperare il tempo perduto».
Il senatore Pietro Lorefice (M5S) è categorico: «La sanità pubblica è al centro della nostra agenda politica e lo sarà sempre. E fino a quando non riusciremo a strapparla a logiche elettorali e spartitorie non ci fermeremo perchè ci batteremo per raggiungere livelli di massima efficienza».


Due le osservazioni del suo collega di partito, on. Nuccio Di Paola, vice presidente dell’Ars. La prima riguarda il suo ok ai tavoli di confronto “ma ci vogliono i fatti» – esclama. «Allora propongo che i 16 milioni di euro per il nuovo ospedale di Ponte Olivo vengano utilizzati per migliorare questo ospedale». La seconda osservazione riguarda il management Asp.
«Se non si riesce a gestire la sanità pubblica ci si dimette – puntualizza con forza. Se il direttore generale non ce la fa, si dimetta e vada via! Nelle altre province i medici arrivano qui no. Bisogna fare i bandi di concorso per le assunzioni ma a tempo indeterminato e non contratti di pochi mesi che nessuno vuole».


Bordata di fischi quando l’on. Rosa Cirrone Cipolla (FI) ha espresso il suo contestato pensiero: “vi assicuro che a livello regionale siamo presenti, ci siamo e stiamo lavorando tanto per la città. Non lavoriamo con le parole lavoriamo con i fatti. E scusate: in tanti anni la sinistra che cosa ha fatto per questo ospedale? Oggi quantomeno ci siamo e non abbandoniamo i cittadini».
La gente non le ha creduto. La deputata è dello stesso partito del manager Asp, Ficarra, dell’assessore alla salute, Caruso, e del direttore sanitario dell’ospedale, Alfonso Cirrone Cipolla, di cui è sorella, ritenuti a torto o a ragione i responsabili degli ultimi anni di questo disastro della sanità a Gela.

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