La morte di Pippo Baudo, il siciliano che fu il re di Sanremo
Nel corso della carriera ho conosciuto molti grandi dello spettacolo, e con alcuni di essi ho stabilito rapporti professionali e amicali importanti.
Ma non è stato così con Pippo Baudo, che incontrai fugacemente un paio di volte nei corridoi della Rai quando lui era il “signore” e “il padrone” della televisione Italiana. Ricordo che in una circostanza era in compagnia di Iva Zanicchi, grande cantante ma anche donna di statuaria bellezza.
Allora ci fu un cordiale saluto, una stretta di mano, qualche battuta, ma nulla di più. Non nascondo che in un’occasione pensai pure di sottoporgli un “programma storico” sulla musica leggera italiana. Progetto che ignorò e incontro che non mi accordò. Questa premessa per dire che alla fine il mio rapporto con Super Pippo è stato abbastanza anonimo. Unici punti in comune, l’essere entrambi juventini e facenti parti del segno dei Gemelli. E’ però sul piano comportamentale che il “divo” Baudo, pur amatissimo dal pubblico, non seppe sempre mettere d’accordo tutti, come ad esempio per quelle che furono le motivazioni di fondo che condussero alla fine del matrimonio con Katia Ricciarelli, di cui tanto parlarono le cronache rosa del tempo.
Ma se alcuni comportamenti, oltremodo narcicistici, furono una caratteristica pregnante di Baudo, non si può non riconoscere come egli sia stato davvero un pezzo di storia della televisione italiana, e definirlo solo un bravo conduttore significherebbe non riconoscergli tutte quelle doti che ne hanno fatto un numero uno in un tempo in cui mamma Rai era in grado di schierare calibri da 90 come Corrado, Mike Bongiorno, Enzo Tortora, Raimondo Vianello, ma ci metterei pure Walter Chiari e Lelio Luttazzi.
Nato a Militello in Val di Catania il 7 giugno 1936 dall’ avvocato Giovanni Baudo e da Innocenza Pirracchio, Baudo che iniziò la carriera artistica facendo teatro con il grande amico Tuccio Musumeci, seppe poi cavalcare come pochi il mondo televisivo grazie ad una continua capacità di rinnovarsi, di affrontare sempre nuove sfide e nuovi linguaggi.
Lui capiva, comprendeva bene cosa volesse il pubblico. Egli seppe con passione e cocciutaggine dare corpo a una vocazione che sin dagli anni dell’università (laureato in legge mai esercitò l’avvocatura) lo vedevano proteso verso un unico obiettivo che era il palcoscenico in tutte le sue forme. Fu lui ad esempio negli Anni’ 50 a portare in Italia in teatro un testo rivoluzionario come l’Aspettando Godot di Samuel Beckett. Certo, egli per la sua poliedricità artistica (anche musicista e autore di testi) fu uno show man completo… all’americana.
Settevoci del 1966, che lo lanciò nell’orbita televisiva, rimane il suo primo gioiello di una infinità di programmi di successo (150 in tutto) dove si rivelò anche un eccellente scopritore di talenti, se consideriamo che molti big della canzone italiana debbono a lui notorietà e successo. E lo stesso dicasi per due stelle della TV , anch’esse molto amate, come Heater Parisi e Lorella Cuccacrini.
Egli poi, a proposito di Settevoci amava ricordare come fosse stato un cane a decretare la sua fortuna. Infatti, la mancata trasmissione di un episodio della serie televisiva Rin tin tin costrinse i dirigenti a mettere in onda il programma di Baudo, che in verità era da mesi in naftalina in attesa di essere sdoganatao. La fortuita messa in onda ne decretò così il successo.
Ma se volessimo sintetizzare la grandezza di Baudo dovremmo semplicemente parlare dei suoi 13 Sanremo, un record di presenze che mai potrà essere superato. Una canzonetta di quegli anni d’oro, uscita proprio dal cilindro magico di Pippo, il cui ritornello faceva… Perchè Sanremo è Sanremo …penso ci restituisca ciò che sia stato l’uomo di Militello per la più grande manifestazione canora italiana, tanto che oggi, di fronte ai Sanremo di Fiorello, Amadeus e company risulta evidente come sia stata profanata la lezione di eleganza, garbo, signorilità di Baudo. Così, a dispetto di quella strofetta, possiamo oggi dire che Sanremo non è più Sanremo, e ha smesso da esserlo quando due giganti, prima Mike e poi Super Pippo per questioni anagrafiche, ma soprattutto perchè bisognava lasciare spazio al…nuovo che avanza, non condussero più la kermesse canora.
Baudo lascia un’eredità? Penso di no. Difficilmente i grandi lasciano un’eredità, perchè sono unici e irripetibili. E coloro che tentano poi di imitarli dimostrano solo di essere dei grandi somari. Così non ci saranno mai più un Sordi, un Gassman, un Proietti, come non ci saranno altri De Sica, Fellini, Rossellini, Zeffirelli, Pasolini, Magnani, Callas, Carrà, solo per fare alcuni nomi di coloro che fecero la grandezza dello spettacolo italiano, dal teatro al cinema, alla musica leggera o “seria” che dir si voglia.
Pippo ha timbrato il suo ultimo cartellino il 16 agosto 2025 al policlinico Campus Bio Medico di Roma. Le esequie si sono svolte nella sua Militello il 20 agosto. E chissà, forse nel dire addio al mondo egli avrà pure pensato a padre Pio, che un dì lo aveva malamente cacciato via da San Giovanni Rotondo, ma che forse qualche buona parola per lui nelle alte sfere l’ha poi spesa. In fondo Baudo, un po’ come tutti noi, nei suoi 89 anni di vita avrà fatto qualche “marachella”, ma ha pure regalato tante di quelle serate di felicità e spensieratezza a milioni di comuni mortali, a tante famiglie che più dello svago della TV null’altro potevano permettersi, che qualche credito di fronte al Padre Eterno lo avrà certo acquisito.
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