L’8 settembre di cinque anni fa il Ministero dello Sviluppo Economico tramite Poste Italiane finalmente emetteva un francobollo sul Tetradramma di Gela, dopo che lo scrivente ne aveva fatto richiesta in tempi diversi per almeno tre volte. Oltre al francobollo fu realizzato, sempre da Poste Italiane, un annullo postale e un folder, un opuscolo di 4 pagine cartonato con all’interno immagini archeologiche di Gela oltre che un esemplare del francobollo stesso e una busta “primo giorno”.

Dietro questo avvenimento, però, è da rivelare una serie di vicissitudini che fortunatamente non hanno inciso sulla emissione del francobollo, anche se in un primo momento lo stesso corse il rischio di …non vedere la luce.  Il perché di questa paventata esclusione nasceva dal fatto che allora il Ministero richiedeva allo scrivente una liberatoria per la trattazione dell’immagine del tetradramma; richiesta che fu inviata dallo scrivente all’allora Direttore del Museo Archeologico di Gela. Da premettere che l’immagine del tetradramma, che doveva essere inserita nel francobollo, fu ricavata dalla copertina del libro “Gelas storia e archeologia dell’antica Gela” di Rosalba Panvini, edito nel 1996 dalla SEI di Torino.

Però, la risposta inaspettata del Direttore del Museo, fu un “colpo di maglio” per lo scrivente, infatti il testo della email recitava che la liberatoria non poteva essere data perché quella moneta non esisteva nel corredo museale del monetiere. Eppure sulla copertina la moneta, come è riportato sull’ala della stessa, era stata fotografata dal compianto Giovanni Chiaramonte; insomma sulla stessa ala della copertina era riportata in cinque righe la seguente scritta che così recita:

”In copertina:
Tetradramma d’argento di Gelone con protome di toro androprosopo in corsa e scritta Gela.
Gela, Museo Archeologico
(Foto G. Chiaramonte)”

Allora lo scrivente inviò una seconda email al Direttore chiedendo di scegliere un altro tetradramma dei tre che erano riportati sulla “Tav. 33” dello stesso libro in cui a fine del bordo pagina compariva anche la scritta tra parentesi “Gela, Museo Archeologico”. La riposta fu per lo scrivente peggiore della prima “…non esistono nemmeno questi tetradrammi”. E allora? Allora il francobollo sulla moneta di Gela, vista la situazione, ovviamente non poteva essere più emesso. Che scorno…

Una vera e propria iattura quella risposta! A cui, però, fece seguito la scritta che una moneta del tetradramma c’era, anche se in condizioni non tanto buone, nel corredo monetale del Museo. Conseguente immediata richiesta e relativo ottenimento della foto della nuova moneta!! Dell’accaduto, lo scrivente ne parlò col presidente della Commissione per l’emissione dei francobolli di Poste Italiane per rimettere “a fuoco” il nostro francobollo. 

Una soluzione “felice” fu trovata anche se lo scrivente dovette rifare tutto l’iter ed in particolare la relazione scritta sulla moneta. Si sostenne dunque che l’immagine della moneta di prima (tratta dalla copertina del libro citato) era artefatta e quindi non rispondente al vero; l’immagine vera era quella dell’ultima moneta proposta dal Direttore del Museo, anche se la stessa era “…un po’ scassata”.

Ma su quanto raccontato adesso lo scrivente vuole aggiungere un’appendice, quella con cui si cerca di capire la fine che hanno fatto le quattro monete che compaiono nel libro sopra citato, ammesso che sul libro non siano stati commessi degli strafalcioni.

Dopo aver contattato il Direttore del Museo, la Soprintendente e l’impiegato addetto al corredo monetale, lo scrivente, in relazione alle risposte non esaurienti e mai in modo scritto, decise di coinvolgere le Istituzioni regionali, provinciali e comunali, inviando loro delle pec in cui tra l’altro era stata prodotta una sintesi di quanto accaduto.

Al primo giro di pec del 22 gennaio del 2024, inviate anche al Sindaco e alla presidente del Consiglio comunale, non si ebbero risposte come se la irreperibilità delle quattro monete fosse stato un problema personale.

Aspettando pazientemente per più di un anno senza che nessuna istituzione rispondesse, lo scrivente decise un secondo giro di pec che furono inviate nella giornata del 15 del corrente mese. E stavolta, in mancanza di un qualsiasi riscontro, era già pronta un’altra lettera da inviare stavolta al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo. E ciò, però, non ha avuto seguito grazie alla risposta del Capo Gabinetto del Dipartimento ai Beni Culturali inviata sia allo scrivente per conoscenza, sia al Dirigente Generale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana con cui “…si invita la S.V. ad effettuare le opportune verifiche e a curare i consequenziali adempimenti di competenza”.

E adesso?!

Adesso siamo in attesa degli sviluppi di questa insolita storia!