Con l’avvio dell’obbligo europeo all’uso di carburanti sostenibili per l’aviazione, la bioraffineria Enilive di Gela (che ha spento le sue prime 60 candeline sulla torta di compleanno) diventa protagonista della transizione green nei cieli d’Europa ed Hub del Biojet in Italia.
Riconvertito a partire dal 2014, l’ex polo petrolchimico, è oggi in grado di produrre 400.000 tonnellate all’anno di SAF (Sustainable Aviation Fuel) cioè di carburante ecologico ottenuto da materie prime di scarto come oli esausti e grassi animali, ponendosi come centro di produzione in grado di soddisfare quasi un terzo della domanda europea di biojet prevista per il 2025.
A partire da quest’anno, come è noto, le compagnie aeree che operano in Europa dovranno iniziare a utilizzare, per legge, una quota crescente di carburante sostenibile nei propri voli. Si tratta di una svolta storica imposta dal regolamento europeo ReFuelEU Aviation, che prevede obiettivi sempre più ambiziosi, fino ad arrivare al 70% di carburante sostenibile nei serbatoi degli aerei entro il 2050.
La decisione dell’Unione Europea si inserisce in un contesto in cui la decarbonizzazione dell’aviazione diventa una priorità. E mentre il settore automobilistico può puntare sull’elettrico o sull’idrogeno, per gli aerei il Sustainable Aviation Fuel (SAF), prodotto da materie prime di scarto rappresenta l’unica opzione tecnologicamente matura e immediatamente disponibile per ridurre le emissioni di CO2.
In questo scenario in rapida evoluzione la risposta italiana arriva da Gela dove Enilive, la società di Eni dedicata alla mobilità sostenibile, ha avviato nella bioraffineria, in Sicilia, la produzione del primo biojet italiano, unico impianto attivo nel Paese e secondo in Europa per capacità produttiva.
«La novità di oggi è che con le modifiche fatte in questo impianto andiamo a produrre non solo HVO diesel (olio vegetale idrotrattato, ndr) ma anche HVO jet, cioè biocarburante sostenibile per gli aerei, e con questo contribuiremo alla decarbonizzazione del settore dell’aviazione», ha spiegato Raffaella Lucarno, responsabile del settore Bioraffinazione di Enilive.
Secondo gli studi, il SAF (biocarburante sostenibile) garantisce una riduzione delle emissioni di CO2 che va dal 60% al 90% rispetto ai carburanti fossili, senza richiedere modifiche tecniche agli aeromobili.
Il prestigioso traguardo arriva in un anno particolarmente significativo per Gela perchè la bioraffineria celebra infatti i 60 anni dall’inaugurazione del petrolchimico, avvenuta nel 1965 alla presenza dell’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Un evento celebrato nei giorni scorsi con l’iniziativa «60 e oltre. Sessant’anni di attività e di trasformazione a Gela. 1965-2025», che ha visto la partecipazione delle autorità locali e dei vertici di Enilive.
«Per Gela si tratta di un importante traguardo» ha sottolineato Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive. «Lo stabilimento, che nel 2015 ha cessato le attività petrolchimiche tradizionali, è stato riconvertito a partire dal 2014, divenendo nel 2019 la seconda bioraffineria italiana del gruppo, dopo quella di Porto Marghera. Oggi Gela rappresenta la punta di diamante della capacità di bioraffinazione di Enilive».
Alla base di questa rivoluzione industriale c’è la tecnologia proprietaria Ecofining, sviluppata da Eni in collaborazione con Honeywell UOP e basata su un processo che permette di trasformare biomasse di scarto, come oli da cucina esausti, grassi animali e sottoprodotti dell’industria agroalimentare.
Il Biojet prodotto a Gela ha quindi una doppia valenza ambientale: da un lato riduce drasticamente le emissioni di gas serra, dall’altro contribuisce alla valorizzazione dei rifiuti, inserendosi pienamente in una logica di economia circolare.
Ma Gela è solo l’inizio. «È nostra intenzione, visto che questo mercato è in crescita – ha annunciato Raffaella Lucarno – modificare anche la nostra raffineria di Venezia che attualmente produce solo biodiesel». Dal 2026 dunque la raffineria di Porto Marghera farà anche biojet e poi altri siti saranno interessati da processi di trasformazione per la produzione di questo speciale carburante ecologico.
Attualmente, le bioraffinerie Enilive in attività sono quelle di Gela, di Venezia e di St. Bernard Renewables in Louisiana (USA). Nei piani strategici dell’azienda rientrano prossimamente anche la futura bioraffineria di Livorno (attiva dal 2026), e due nuovi impianti in costruzione in Malesia e Corea del Sud. A questi si aggiungono le annunciate prossime trasformazioni della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) e della raffineria di Priolo, in Sicilia.
Gli investimenti sono ingenti, ma in linea con gli obiettivi del piano strategico. Enilive punta infatti ad aumentare la capacità produttiva di biocarburanti a oltre 5 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030, di cui oltre 2 milioni potenzialmente destinati al SAF, a seconda dell’andamento della domanda.
Una sfida industriale ma anche ambientale, cruciale per accompagnare il settore dei trasporti, e in particolare quello aereo, nella transizione energetica necessaria per centrare gli obiettivi climatici dell’UE.
Sessant’anni dopo la sua inaugurazione, il sito industriale di Gela si conferma «un ponte sull’avvenire», come lo aveva definito Saragat nel 1965. Da simbolo della chimica pesante del Novecento a modello di sostenibilità e innovazione, la bioraffineria di Enilive si impone come uno snodo strategico della nuova mobilità a basse emissioni, in Italia e in Europa.
Nel cielo del futuro, voleremo grazie ai rifiuti. E la rotta passa, ancora una volta, per la Sicilia.







