Con una affollata e mesta cerimonia nella parrocchia San Giovanni Evangelista di Gela, domenica 30 novembre, è stato inaugurato il nuovo anno sociale del Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salvatore Zuppardo” di Gela.

Ha partecipato S.E. il Vescovo di Piazza Armerina Mons. Rosario Gisana (in foto) che ha celebrato una messa in memoria di Salvatore Zuppardo in occasione del 27° anniversario della sua nascita in cielo.

Il presidente del Centro, Andrea Cassisi, durante la celebrazione ha puntualizzato che il tema dell’anno rappresenta una chiamata forte alla profondità spirituale e alla comunione reale, in un tempo che vede le persone sempre più frammentate e distratte: “«Vivere il cuore di Dio» significa tornare all’essenziale, lasciarci raggiungere da uno sguardo che guarisce e che ricompone ciò che dentro e attorno a noi sembra diviso. In un mondo attraversato da conflitti, solitudini e incertezze, vogliamo proporre un cammino che ci aiuti a riscoprire la tenerezza, la misericordia e la vicinanza di Dio nella vita quotidiana.

È un invito a fermarsi, ad ascoltare, a mettersi davanti alla Parola e davanti alle persone, con un cuore capace di accogliere e servire. Vivere “dal cuore di Dio” vuol dire imparare di nuovo la gratuità, il perdono, la cura dell’altro, ma anche il coraggio della speranza e della responsabilità cristiana nel mondo di oggi».

Questo uno stralcio dell’intervento di Andrea Cassisi:

«In questo giorno del Signore, in ricordo di Salvatore nel suo 26° anniversario della sua nascita in Cielo vogliamo meditare sull’atto di “consacrazione a Gesù” che Salvatore scrisse:

“O Gesù Redentore, io mi consacro a Te!

Con questo atto io voglio rendere sempre attuale la mia consacrazione Battesimale, per essere realmente un solo essere con Te:

Tu in me e io in Te!

Io “tutto Tuo” e Tu “mio Tutto”, mia vita, mia roccia, mia fortezza, mio scudo, mio baluardo, mia sicurezza, mia pace.Sei Tu che vuoi vivere, amare e operare ogni cosa in me, come “la vite che produce molto frutto nel tralcio”. Che io “mi lasci fare” e mi lasci condurre da Te, con la massima prontezza e docilità. Amen.”

Fin da ragazzo Salvatore si considerava una sola cosa con il suo Amato, con Gesù che considerava “tutto suo”, una sola cosa come Gesù era un tutt’uno con il Padre. E questo ci fa meditare sul concetto di Cielo che Salvatore aveva. Rifletteva sulla preghiera che recitava con grande abbandono: “Padre nostro che sei in cielo”. In quale cielo?

Il cielo per Salvatore era il suo cuore, era il cuore di Gesù: Tu in me e io in Te, io tutto tuo e tu mio tutto!

Lui viveva nel cuore di Dio che gli trasmetteva tanta luce e tanta bellezza, luce e bellezza che Salvatore condivideva con gli altri, con gli amici, i familiari, con quanti erano in contatto con lui. Salvatore abitava il cuore di Dio e Dio dimorava nei fondali del suo cuore innamorato, che non lasciava mai solo.

Salvatore aveva tanti amici nella sua città, diede vita alla Comunità delle Beatitudini e ispirato dalla spiritualità di Santa Teresina di Gesù Bambino che andò a trovare nel 1997 a Lisieux. Nella vicina Butera, dove aveva fatto una missione con la Comunità aveva ben 34 amici che incontrava ogni giorno: due di loro hanno preso i voti sacerdotali

Per Salvatore il cuore era il centro della bellezza, il centro di ogni azione. I suoi occhi che brillavano di luce celestiale, vedevano con il cuore, il centro del suo amore, un cuore che gli permetteva di essere un tutt’uno con il suo Signore e con gli altri: “Rimanete in me” ci diceva Gesù in Gv 15.4. Il suo cuore era il centro dove dimorava Dio al quale si era consacrato.

Ci viene in mente il passo dell’ascensione di Gesù: «Perché state a guardare il cielo?».

Salvatore viveva intensamente nel cuore di Cristo che amava senza limiti perché aveva scoperto che nel suo cuore Dio è amore e misericordia infinita.