Il geologo, Giuseppe Collura, delegato Sigea (società italiana di geologia ambientale) ex presidente dell’ordine regionale dei geologi abbiamo chiesto una spiegazione tecnica del fenomeno franoso che si è verificato a Niscemi.
«Per capire cosa è avvenuto – ci spiega Collura – bisogna soffermarsi su due fattori importanti. Uno riguarda le cause o, meglio, una serie di concause intrinseche alla geologia di quell’area che risulta da tempo ad elevata suscettività alla franosità. Parliamo del versante occidentale e meridionale di Niscemi che si affaccia sulla strada Gela-Catania e su Gela, con pendenza monocrinale, cioè i vari strati sovrapposti che compongono la collina pendono tutti verso la piana. Abbiamo delle sabbie sulla porzione superiore e via via si passa allo strato sottostante composto da argille. Il loro comportamento idrogeologico è molto diverso: le sabbie si lasciano attraversare dall’acqua abbastanza rapidamente, l’argilla invece è impermeabile e fa scivolare le infiltrazioni verso il basso creando delle superfici di debolezza. Inoltre c’è da considerare il dissesto idrogeologico di quell’area determinato anche dal fatto che tutte le acque di scorrimento di quel tratto della città vanno a finire all’interno del pendio di questo versante oggi franato, creando dei solchi profondi, spaventosi (li ho visti già nel 2019 durante un sopralluogo con la protezione civile regionale). Era un versante fatto a fettine».
– Hanno ragione quelli che parlano di disastro annunciato?
«E’ un disastro annunciato perchè era ben conosciuta questa zona come area a suscettività franosa elevata. Altra causa concomitante è costituita dalle piogge abbondanti di questi giorni. Metti insieme A+B+C e la frittata è fatta. Oggi, purtroppo il problema è ciò che non si è fatto in passato, a partire dalla frana del 1997. C’erano i soldi ma non hanno fatto nulla, nemmeno al torrente Benefizio che era un’altra porzione ad alto potere erosivo».
Collura denuncia con forza la mancanza a tutti i livelli amministrativi della cultura della prevenzione di fronte ai rischi conseguenti al dissesto idrogeologico dei nostri territori.
– Che azione di recupero è possibile a Niscemi?
«Quando il fenomeno si esaurirà bisognerà delimitare una fascia di rispetto partendo dal ciglio della frana e procedere alla demolizione dei fabbricati che ricadono in tale cintura. Si deve riprofilare il versante rotto e procedere alla regimentazione delle acque per mitigare i fattori predisponenti della frana.
– Saranno necessarie somme ingentissime …
«Occorrono soldi ma occorre soprattutto la consapevolezza che bisogna intervenire senza perdere occasione e altro tempo. Non bisogna ripetere gli errori del ’97, quando i soldi c’erano ma ne furono spesi sono una minima parte. Pensate che hanno fatto le campagne di indagini per installare il sistema di monitoraggio ma il monitoraggio poi non lo hanno fatto. Bisogna cambiare passo e mentalità nell’approccio alla gestione del territorio».







