“Modello Gela”, il PCI scaricato dopo due mesi: alleanze che durano il tempo di una giunta
Prima il sostegno elettorale, poi un assessorato a tempo e infine il silenzio. Il Partito Comunista Italiano a Gela finisce travolto dal cosiddetto “modello Gela”: alleanze utili in campagna elettorale e accordi politici che si sciolgono non appena cambiano i rapporti di forza. Due mesi e mezzo in giunta, poi il nulla. Un epilogo che lascia l’amaro in bocca agli esclusi.
Il PCI era stato tra i partiti che avevano sostenuto la vittoriosa elezione del sindaco Terenziano Di Stefano. In cambio, un assessorato ritenuto parte degli equilibri politici della coalizione. Un incarico che, secondo quanto concordato a livello regionale, avrebbe dovuto prevedere una rotazione interna al partito. Così però non è stato.
A raccontare i retroscena è Nuccio Vacca, segretario cittadino del PCI, storico militante della sinistra gelese ed ex consigliere comunale con Rifondazione Comunista.
«C’erano degli accordi chiari — spiega — Favitta era un assessore a tempo. L’intesa tra la segreteria regionale del partito e il sindaco prevedeva che subentrassi io. Ma l’accordo non è stato rispettato».
Secondo Vacca, a far saltare il banco sarebbe stato l’intervento diretto del Partito Democratico.
«Il PD, forte dei suoi numeri, ha imposto al sindaco di togliere l’assessorato al Partito Comunista e di assegnarlo a Di Cristina. È stato un vero e proprio strappo politico».
Una scelta che, per il segretario comunista, non è stata casuale.
«Il segretario del PCI in giunta sarebbe diventato un problema. Sarebbe stato più difficile “eliminarlo” in un eventuale rimpasto».
Eppure altre forze della coalizione avrebbero potuto essere toccate dal rimescolamento degli incarichi. Azione, la lista civica legata all’MPA, Franzone: nessuna di queste forze ha espresso un consigliere comunale come il PCI. In alcuni casi non hanno brillato neppure in termini di preferenze. Ma il taglio è toccato ai comunisti.
Dopo l’uscita dalla giunta, del partito si è parlato sempre meno. Una marginalizzazione politica?
«Tutt’altro — replica Vacca — stiamo crescendo come organizzazione. Ci viene riconosciuta serietà e coerenza. Abbiamo scelto di restare nell’alleanza di centrosinistra, anche senza assessorato. Ma è chiaro che oggi tutta la sinistra è in difficoltà».
A pesare, secondo il segretario del PCI, sono anche alcune scelte che rendono sempre più sfumati i confini politici dell’amministrazione. È il caso dell’assessora Morselli, formalmente in quota Movimento 5 Stelle ma considerata vicina a Forza Italia.
«Io non entro nel merito delle scelte degli altri partiti — precisa — rispondo per quello che facciamo noi. Ma se nelle giunte vengono inserite figure spurie o politicamente poco chiare, è evidente che si crea confusione nel progetto che doveva essere di centrosinistra».
Il problema, per Vacca, va oltre il suo partito e riguarda la composizione stessa della giunta.
«Quando gli assessorati finiscono a forze politiche vicine al centrodestra — come alcune liste civiche o Sud Chiama Nord — e partendo dal presupposto che nessuno del progetto Di Stefano doveva essere vicino a Schifani o Meloni, è evidente che qualcosa non torna».
Alla domanda su un possibile passaggio all’opposizione, il segretario comunista è prudente.
«Siamo alleati del sindaco. Finché non arriva il bilancio non possiamo dare giudizi complessivi. Poi vedremo. Se ci sarà da criticare, lo faremo».
Ma è sull’attuale opposizione consiliare che il giudizio è tutt’altro che tenero.
«Quando con Rifondazione ero all’opposizione facevo un’opposizione dura ma costruttiva. Oggi è blanda, quasi inesistente. E secondo me non per caso. L’opposizione non si fa uscendo dall’aula, si fa coinvolgendo la città».
La stoccata finale è per il partito più rappresentato in consiglio comunale, il Partito Democratico.
«Dicono che gli accordi non sono stati rispettati, e in parte è vero. Ma ricordiamoci che il PD siede in consiglio anche grazie alle liste che hanno sostenuto il sindaco. L’accordo non era personale, era politico».
E’ forse questo il “modello Gela”? Alleanze “usa e getta” che servono per vincere le elezioni, e sacrificabili una volta conquistato il palazzo. A pagare il conto sono i più deboli della coalizione. Coloro che magari non hanno rappresentanze all’Ars o in Parlamento.
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