Frana Niscemi, la collina che scivola: cronaca di una città sospesa
È proprio il caso di dirlo: piove sul bagnato. A Niscemi, le nuove precipitazioni accompagnate dall’ennesima allerta gialla tengono tutti con il fiato sospeso. Ogni rovescio è un colpo al cuore, perché il fronte franoso – oltre quattro chilometri lungo il versante nord-ovest della collina su cui si erge la città – è tornato a muoversi. La terra scivola verso la piana di Gela, lentamente ma inesorabilmente, riscrivendo la geografia urbana e il destino di un’intera comunità.
Giovedì mattina, dopo l’ennesimo temporale di un inverno segnato dal ciclone Harry e da piogge torrenziali, i sistemi di monitoraggio dell’Ingv (istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e dei Vigili del Fuoco hanno registrato nuovi cedimenti e smottamenti. È scattato subito lo stop alle operazioni di recupero dei beni dalle abitazioni evacuate. Operazioni delicate, già sospese nei giorni precedenti per la biblioteca comunale, affacciata pericolosamente sull’orlo del dissesto. Ora tutto è di nuovo fermo.
Sono passate quasi quattro settimane dal primo segnale: era il 16 gennaio 2026 quando la SP12, che collega Niscemi alla Gela-Catania nei pressi della diga Cimia, venne interrotta. Due giorni dopo, la frana trascinò con sé il costone nord-ovest della collina e parte della SP10, l’altra via di accesso al paese dal bivio di Ponte Olivo. Da allora la linea di rottura si è allungata, approfondita, complicata. I rilievi preliminari parlano di cedimenti che in alcuni punti superano i sei-sette metri di profondità.
Le due provinciali interrotte stanno per essere collegate tra loro tramite un bypass realizzato dal genio militare e con sbocco nella regia trazzera Niscemi-San Michele di Ganzaria.
Sul campo, intanto, l’apparato di emergenza non si è mai fermato. È operativo un nuovo campo base per accogliere il personale proveniente da altri comandi dell’Isola. Gli specialisti USAR (salvataggi in ambiente urbano) dei pompieri e il nucleo SAPR che gestisce i dronihanno predisposto una rete avanzata di monitoraggio terrestre e satellitare.
Novantanove nuclei familiari non potranno più rientrare nelle loro case. Nella fascia tra zero e cinquanta metri opereranno droni e corpi speciali di polizia per entrare negli edifici inaccessibili e valutare cosa può essere recuperato. Le tre scuole in zona rossa non riapriranno: occorrerà ripensare completamente l’offerta scolastica. E come simbolo di una ferita collettiva, è crollata anche la croce in pietra che da sempre dominava il costone. «Sarà recuperata e restaurata», ha assicurato il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, al termine di un vertice in municipio.
Oltre 1.500 residenti hanno abbandonato le proprie abitazioni. La “zona rossa”, una fascia di sicurezza di circa 150 metri dal margine del dissesto, ha svuotato quartieri interi e serrato le saracinesche attorno a piazza Vittorio Emanuele, cuore della vita sociale cittadina. Ristoranti, pizzerie, pub, botteghe artigiane: tutto fermo, in attesa di capire se e quando si potrà riaprire.
Tra le storie che raccontano l’impatto della frana c’è quella del nuovo Molino-Pastificio inaugurato appena il 19 ottobre scorso nel quartiere Trappeto. Un investimento importante, macchinari di ultima generazione, tredici dipendenti, molti under 35. Dopo poco più di tre mesi, l’attività si è fermata. Lo stabilimento è a ridosso della linea dei 150 metri, una strada per lo scarico delle merci è ormai inagibile. I lavoratori sono in cassa integrazione dal 26 gennaio.
Non è un caso isolato. Una ventina di imprese direttamente coinvolte hanno costituito il “Comitato Attività Produttive” per chiedere certezze sui tempi dei ristori, snellimento delle procedure, soluzioni per garantire continuità al lavoro. «Non molleremo di un attimo l’attenzione su questa vicenda», promettono. Per Niscemi l’agricoltura – in questi mesi soprattutto i carciofi – è linfa vitale, con un fatturato che supera il miliardo di euro l’anno. Ma la chiusura delle SP10 e SP12 costringe produttori e trasportatori a deviazioni sulla SP11, strada già nota per l’alta incidentalità, con aumento di tempi e costi.
Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella prosegue le sue indagini per accertare cause ed eventuali responsabilità della frana avvalendosi della collaborazione di propri consulenti tecnici e delle forze dell’ordine. Un attento sopralluogo lungo il fronte franoso è stato effettuato dal magistrato con l’intera squadra inquirente giovedì e venerdì scorso. Dall’elicottero messo a disposizione dai vigili del fuoco, gli investigatori hanno potuto rendersi conto della dimensione del disastro e osservare meglio la stratificazione della collina con le varie componenti geologiche. E mentre si fanno sempre più chiare le cause di questa enorme calamità, continua a restare contro ignoti per il momento il fascicolo aperto dalla Procura di Gela.
A livello locale e regionale si tocca con mano l’impegno politico-amministrativo di dare risposte ai 1500 cittadini niscemesi messi in ginocchio dalla frana, senza più casa, e all’intero paese senza più vie di collegamento alla Gela-Catania che consentano il movimento dei prodotti agricoli (in questo periodo soprattutto i carciofi) da cui Niscemi trae linfa vitale per la sua economia raggiungendo e superando il fatturato di un miliardo di euro l’anno. A livello di governo nazionale, invece tutto tace. A Roma sembra che abbiano dimenticato persino l’esistenza di Niscemi. Una Meloni infastidita durante la sua visita a Niscemi ha pensato bene di delegare tutto al governatore Schifani, il quale a sua volta ha delegato le competenze di commissario della frana al sindaco Massimiliano Conti, affidandogli le poche risorse finora più promesse che elargite. Le perdite di produzione e vendita sono enormi. Anche commercio e artigianato piangono. E’ un dramma in tutti i sensi e sotto tutti gli aspetti: economico, sociale, urbanistico, politico, ambientale.
La politica si muove tra contestazioni e promesse. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, è tornato in città per una riunione operativa con il sindaco Massimo Conti, il coordinatore dell’ufficio commissariale Duilio Alongi e il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina. Il governatore è stato duramente contestato dalla folla. «Schifani, che sei venuto a fare a Niscemi? La gente niscemese non ti vuole, non ha bisogno di promesse e nemmeno di bugie. Qui abbiamo bisogno di case, di strade, di lavoro, di sicurezza e di tranquillità» – gli hanno gridato uomini e donne che stavano ad attenderlo davanti al municipio.
La Regione ha annunciato la creazione di un Fondo per le emergenze da 558 milioni di euro, che si aggiungono ai 93 milioni già stanziati nell’immediatezza per ciclone Harry e frana di Niscemi.
«Non ci limitiamo a gestire l’emergenza – ha dichiarato Schifani – ma mettiamo in campo risorse importanti per garantire interventi efficaci e una prospettiva di ricostruzione». Il sindaco sarà soggetto attuatore per l’erogazione dei contributi all’affitto: da 400 a 900 euro al mese, per un anno.
«Stiamo facendo un lavoro di squadra che sta dando i suoi frutti» – ha tenuto a sottolineare il governatore parlando con i cronisti. Per la prossima settimana è atteso il bando per i fondi destinati all’acquisto di nuove case.
L’Arera ha disposto la rateizzazione delle bollette luce e gas per sei mesi.
Intanto sono sedici gli alloggi individuati dallo Iacp di Caltanissetta: tre a Niscemi (consegna prevista tra quindici giorni), sei a Gela, quattro a Mazzarino, tre a Butera. Prima dell’assegnazione serviranno lavori di adeguamento.
Giovedì un importante gesto di solidarietà nazionale. La Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome si è riunita a Niscemi, come segno di vicinanza istituzionale dopo la grave frana che ha colpito il territorio. La scelta di convocare l’incontro nel cuore dell’emergenza ha voluto testimoniare attenzione concreta alle comunità colpite.
Al centro del confronto le misure di sostegno per gli sfollati e per le categorie più danneggiate, oltre alla pianificazione del ripristino delle infrastrutture. I presidenti dei consigli regionali hanno chiesto l’attivazione del fondo dell’Unione europea per le calamità naturali. Istituito un tavolo di coordinamento per attivare risorse destinate alla ricostruzione.
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