Diversi decenni fa lo scrivente è venuto in possesso di un vecchio numero di “Tribuna Illustrata”, anno XIV, n. 36 di domenica 9 settembre del 1906, uno dei più importanti settimanali a tiratura nazionale dei tempi passati stampato a Roma, con la sorpresa di aver ritrovato all’interno un articolo sulla festa di Maria SS. dell’Alemanna, Patrona di Gela. L’articolo a firma di Vincenzo Maugeri Zangara, un valente scrittore terranovese da moltissimi decenni completamente dimenticato, nell’ambito degli “Usi e Costumi siciliani”, trattava della festa patronale soffermandosi approfonditamente sulla cuccagna a mare, il cosiddetto “’u paliu ‘a ‘ntinna”, descrivendone tutto lo svolgimento; pertanto, di esso qui si farà una sintesi anche per individuare se da allora a oggi è cambiato qualcosa nella tradizione popolare di questa manifestazione agonistica. 

Intanto, l’articolista descrive in genere il gioco dell’albero della cuccagna (“…un passatempo popolare in cui per guadagnare un proposto premio bisogna arrampicarsi su per un’alta antenna piantata verticalmente e insaponata”), che si svolge in molte feste patronali della Sicilia e dell’Italia intera, aggiungendo, però, che: “…Qui la cuccagna è diversa”. Infatti, lo Zangara descriveva come si svolgeva a Terranova il gioco dell’antenna che è “…impiastricciata di materie untuose e sdrucciolanti pronta a ricevere e a far scivolare i corridori del mare” e che poggia orizzontalmente su due tripodi infissi “…sul fondo sabbioso della nostra ampia e bella spiaggia…” e “…tutto questo in mare alla distanza di una cinquantina di metri dalla spiaggia”. “…Ecco la corsa: ragazzi, giovanotti, uomini maturi, per lo più tutti del ceto marinaresco, tentano di raggiungere l’altra estremità dove è posto il premio che consiste in una cinquantina di lire tra denaro e oggetti di vestiario”. Si arrivava così a vincere il premio “…dopo molti stenti e dopo un mondo di sdruccioloni che producono inevitabilmente il tonfo in mare, ma tonfi da acrobati che spingono all’ilarità più irrefrenabile”. “…Molti assistono a questo passatempo popolare che è allietato al suono della banda musicale: e le plaga di mare in quell’ora mattutina è popolatissima di barche, zattere ricolme di spettatori, sandalini scivolanti su per le placide acque, nuotatori dai vicini stabilimenti balneari – insomma una festa di luce e di sole tra la fresca brezza marina”.

“’U paliu ‘a ‘ntinna”, denominazione spesso corrotta in vernacolo in palliantinu o anche pagliantinu (che si svolgeva ogni anno a partire dalle ore 8,00 per tre giorni di seguito, il 6, il 7 e l’8 settembre), oggi, ma già da molti anni, ha un numero di spettatori molto ridotto.

Nelle serate durante la festa della Madonna dell’Alemanna (definita come Madonna della Manna), dopo il concerto della banda musicale in piazza del Duomo (denominata poi Piazza Umberto I), illuminata di gas acetilene e di palloncini alla veneziana, avvenivano le ascensioni dei palloni umoristici di diversa forma e grandezza che la popolazione, specie i bambini, osservava fino alla loro scomparsa nel cielo buio della sera.

Dopo l’entrata in esercizio del petrolchimico del 1962, l’ascensione dei palloni umoristici fu soppressa; ma, oltre a ciò, qualche lustro prima, fu anche soppressa la corsa dei barberi (il cosiddetto “Palio dell’Alemanna”), ovvero dei cavalli di una pregiata razza equina del nord Africa, che si svolgeva sul Corso alle ore 18,00, a partire da giorno 5 e fino al termine della festa dell’8 settembre, con un tragitto che partiva da Molino a Vento fino al Cimitero, andata e ritorno.

Diversi decenni, nel mercatino delle pulci di Largo Paisiello di Catania, lo scrivente acquistò tre manifesti del 1898, tutti uguali, con il programma della “Festa di Maria SS. della Manna…”. Due degli stessi tre manifesti, opportunamente incorniciati, furono donati a Mons. Gioacchino Federico per la canonica della Chiesa Madre e all’Assessorato al P.I. del Comune di Gela, che allora aveva sede nei locali dell’ex Convento Agostiniano di Largo San Biagio, nella zona del Cimitero monumentale.