L’ultimo stabilimento balneare in legno costruito sulla spiaggia, prospiciente il centro storico murato, fu il “Lido Gela” nell’estate del 1957. L’anno successivo sullo stesso posto nacque “La Conchiglia” (a cui originariamente era stato aggiunto anche l’appellativo di “Perla del mediterraneo”), un complesso balneare in cemento armato con un corpo principale a forma di valva di mollusco e dei bracci laterali con andamento sinuoso che ospitavano le cabine; il tutto edificato su palafitte in mezzo al mare con pali tronco-conici in cemento armato della lunghezza media di metri 8 nella parte rivolta a nord e di metri 11 in quelle rivolte a mare, tutti infissi nella sabbia e sul fondale sino a raggiungere le sottostanti argille. Il progetto risalente al 1954, allora considerato molto ardito e raro nel suo genere, fu realizzato dai fratelli Ventura con la spesa di 160 milioni di vecchie lire su disegno del geometra Filippo Trobia e degli Ingg. Salvatore Trobia e Vittorio Dalla Noce. L’inaugurazione dello stabilimento balneare “La Conchiglia” e la relativa benedizione del compianto Mons. Gioacchino Federico, avvenne il 24 giugno del 1958 alla presenza dell’On. Salvatore Aldisio.
La Conchiglia oltre a rappresentare subito il centro dell’attività balneare di Gela e dintorni fu anche il locale più frequentato e più conosciuto dai forestieri in tutta l’Isola, anche perché con una certa frequenza ospitava serate canore con i presentatori e i cantanti più in voga in Italia in quei momenti come Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora, Alberto Lupo, Adriano Celentano, Mina, Peppino di Capri, Claudio Villa, Gianni Morandi, Lucio Dalla, Albano, Little Tony, Milva, Massimo Ranieri, i Pooh, i Nomadi, Arturo Testa, Adamo, Nilla Pizzi, Aurelio Fierro, Emilio Pericoli, Eloisia Cianni (Miss Italia 1958), ecc.; anche Domenico Modugno, reduce dal successo del festival di San Remo del 1958 con la canzone “Nel blu dipinto di blu”, venne a cantare al Lido La Conchiglia. E non solo cantanti e presentatori di fama anche serate culturali come “II Sileno d’oro”, organizzato in onore di due ospiti d’eccezione: il poeta Salvatore Quasimodo, premio Nobel 1959 per la Letteratura, e il docente universitario di Scienze delle finanze e Diritto finanziario Emanuele Morselli, nativo di Gela; oltre ai suddetti furono anche ospitati Renato Guttuso, l’editore Mursia ed altre personalità eccezionali.
Al Lido La Conchiglia si esibirono in quel periodo altri attori e big della musica leggera: il Quartetto Cetra, Peppino di Capri, Andrea Giordana, Massimo Ranieri, Tony Cucchiara, Carletto Delle Piane e anche il presentatore-principe Pippo Baudo; ed ancora nel 1964, si esibirono altri cantanti e noti artisti di teatro. La Conchiglia oltre a diverse mostre, sfilate di moda e spettacoli anche di lotta libera, fu sede di convegni di studio di uomini politici di primo piano come Saragat, Nenni, Medici, Mattei, Scelba, Piersanti Mattarella, ecc.; ospitò anche re Gustavo di Svezia che a Gela era solito venire ogni anno in estate. Così quei due decenni di grande ed importante frequentazione diedero al locale una enorme fama e un grande prestigio.
A metà degli anni Sessanta, però, cominciò a funzionare a pieno ritmo lo stabilimento petrolchimico dell’Anic e, pertanto, la spiaggia ed il mare divennero quasi impraticabili dopo aver subito subirono i contraccolpi dell’inquinamento del continuo e massiccio scarico di prodotti di rifiuto della lavorazione dei vari impianti e non solo di essi, anche le navi-cisterna, che caricavano i prodotti finiti della petrolchimica contribuirono all’aumento dell’inquinamento, poiché, non molto lontano dalla costa, prima del carico di detti prodotti spurgavano a iosa le stive dai residui di quelli precedenti. Conseguentemente, notevoli quantità di chiazze di greggio galleggianti sulla superficie del mare, spinte dalle correnti, venivano a depositarsi sempre più consistentemente sulla spiaggia che, da quel momento in poi, cominciò ad essere impraticabile. Macchie di olio e grumi di catrame appiccicosi aderivano sulla pelle dei bagnanti; l’odore nauseabondo di petrolio cominciava a sostituire il profumo di salsedine del mare; anche la stessa spiaggia, a completare il quadro del degrado, cominciò a ridursi di superficie al punto tale che i marosi misero in serio pericolo alcune strutture della Conchiglia e non solo di essa, ma anche della piazzetta a mezzaluna antistante e di parte del lungomare e, pertanto, fu necessario qualche anno dopo ricorrere alla posa di una serie di frangiflutti per arginare la minacciosa avanzata dei marosi, frangiflutti che fecero raggiungere lo scopo di far regredire il mare, però, al punto tale che lo stabilimento si trovò sulla spiaggia a diverse decine di metri dalla battigia.
In questo contesto il Lido “La Conchiglia” venne lentamente e inesorabilmente abbandonato dai frequentatori, così che, col passare delle stagioni, andò sempre più decadendo fino a diventare solo un locale per trattenimenti di matrimonio, divenuti peraltro sempre più sporadici, ma anche dove si giocava a poker e ramino di pomeriggio e in determinati periodi anche di notte con tavoli di baccarà ampiamente frequentati. A completare il quadro del degrado non mancarono addirittura fatti di cronaca nera, furono infatti consumate diverse rapine a mano armata a danno di diversi frequentatori e nel 1982 perfino un omicidio di stampo famoso in relazione alla faida tra le due compagini mafiose di Gela che si protrasse fino all’inizio del 1991 con un centinaio e passa di vittime. Successivamente, difficile da gestire per diverse difficoltà, il locale diventò sempre più decrepito fino a quando i proprietari l’abbandonarono completamente. Preda di occasionali visitatori e di feroci vandali, il locale “La Conchiglia” in poco tempo fu spogliato degli arredi e persino degli infissi.
Nel giugno del 2007 accadde quel che nessun profano mai avrebbe potuto immaginare, e cioè il collasso dell’ultima parte del braccio ovest dello stabilimento; i pali che la sostenevano, infatti, corrosi dall’usura del tempo, non ressero più e così si accartocciarono fragorosamente su se stessi. Alla notizia clamorosa del rovinoso crollo, riportato addirittura dai mass media in campo nazionale, seguì una passerella di affermazioni di diversi personaggi locali che per intonarsi all’accaduto si lasciarono andare a diverse elucubrazioni mentali oltre a stracciarsi le vesti e a darsi “pugni nel petto” recitando un improbabile mea culpa. Troppo tardi per i rimpianti. Diversi mesi dopo, per motivi di sicurezza, fu diroccato anche il braccio est riducendo così quel che era il Lido “La Conchiglia” di una volta ad un solo corpo centrale “sbracciato” che recentemente è stato pure transennato perché pericolante.
Non si è voluto mai riconoscere che il Lido “La Conchiglia” era diventato nell’immaginario collettivo, non solo dei gelesi, un simbolo oltre che un esempio di archeologia balneare e quindi di conseguenza un vero e proprio bene culturale da salvaguardare. Ci si chiede con costernazione se in questi tempi ci sono persone che sappiano garantire i beni culturali e la memoria collettiva di Gela.
Allo scrivente sembra proprio di no! E allora Gela è destinata ad avere altri crolli, altre perdite di beni culturali, altri connotati della nostra identità che si perderanno per mera incuria ed ignoranza. Ieri Porta Marina e la ciminiera di Via Colombo, oggi il Lido “La Conchiglia”, domani a chi toccherà? Sicuramente al centenario Pontile sbarcatoio, prima struttura di cemento armato del circondario, già prossimo al collasso totale dopo il crollo di una parte di esso nel gennaio del 2021 o forse all’edificio ottocentesco di quello che una volta era la Dogana o forse agli ultimi basolati di via Navarra di alcuni vicoli o forse ancora a qualche pezzo di muro medievale dei tempi di Federico II, come il cantonale di piazza Calvario che da ben 18 anni attende di essere rimesso a posto e restaurato. Purtroppo, nonostante gli esempi di una quantità notevole di beni culturali cassati dagli anni Cinquanta in poi, non si assiste ancora al benchè minimo segnale di inversione di rotta. Anzi le cose vanno sempre a peggiorare. Se prima tale indolenza per il bene culturale è stata una tragedia la sua continuazione è diventata una farsa.
Oggi quel che resta del Lido “La Conchiglia” riposa nel suo sarcofago di sabbia all’aperto, aspettando che le intemperie e l’usura del tempo ne cancellino anche le tracce. Il Lido “La Conchiglia”, un relitto di cemento armato pieno di ricordi del tempo che fu “…dov’è silenzio e tenebre la gloria che passò”.







