Gela, i carabinieri arrestano un 19enne per tentato omicidio
E’ Giovanni Raniolo, un giovane pregiudicato di 19 anni, l’autore del ferimento di Antonino Raniolo, il gelese 22enne presentatosi nella notte tra il 14 e il 15 gennaio al pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele con una ferita da arma da fuoco al tallone del piede sinistro. I carabinieri del reparto territoriale di Gela, al comando del colonnello Marco Montemagno, lo hanno arrestato su ordine del gip del tribunale di Gela, Roberto Riggio, che ha accolto una apposita richiesta del procuratore della Repubblica, Salvatore Vella, con l’ipotesi di reato di tentato omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco. Protagonista e vittima sarebbero cugini e vicini di casa. Movente dell’agguato: la vendetta.
Tra i due cugini ci sarebbe stata una lite dovuta al prestito di un ciclomotore che è stato poi restituito ma danneggiato in più parti. Dopo un iniziale diverbio sarebbero venuti alle mani in uno scontro con pugni e schiaffi. Il ragazzo, che avrebbe avuto la peggio, avrebbe deciso di vendicarsi e, spalleggiato da un complice non ancora identificato, si sarebbe armato, lui di pistola automatica calibro 9, l’altro di un bastone, e insieme, in sella a un motorino, avrebbero atteso che Antonino Raniolo uscisse dalla casa della fidanzata, in via Filippo Neri, nel quartiere Settefarine, per vendicarsi.
Giovanni Raniolo avrebbe esploso almeno 4 colpi di pistola contro il proprio cugino, raggiungendolo al piede sinistro. Poi lui e il complice si sarebbero dati alla fuga. Recatosi in ospedale per farsi medicare, Antonino Raniolo avrebbe però dichiarato di essersi ferito in un incidente. Ma in sala operatoria quando gli hanno estratto un proiettile i medici, come da protocollo, hanno pensato bene di informare i carabinieri che, attraverso le registrazioni delle telecamere pubbliche e private del luogo dell’agguato, hanno ricostruito i fatti e identificato lo sparatore. Nella successiva perquisizione in casa, i genitori dell’arrestato, che forse sapevano tutto, avrebbero ostacolato le indagini distruggendo il telefonino del figlio con un batticarne per cancellare ogni indizio. Giovanni Raniolo è stato rinchiuso nel carcere di contrada Balate a disposizione della magistratura. Indagati anche i genitori. Si cercano la pistola e il complice.
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