AAA … giacimenti di metano cercansi. Dopo il conflitto Russia-Ucraina, anche la guerra contro l’Iran, scatenata da USA e Israele, con la conseguente crisi negli approvvigionamenti di idrocarburi liquidi e gassosi, ha fatto salire alle stelle i prezzi dei carburanti e del gas e indotto i governi di tutto il mondo a cercare nuove fonti di approvvigionamento.

La premier italiana, Giorgia Meloni, si è recata in Algeria per chiedere più metano attraverso il gasdotto che approda a Mazara del Vallo, anche perchè c’è stata una forte riduzione del gas libico che arriva a Gela attraverso il grande metanodotto sottomarino “Greenstream”.

«Dai 20-30 milioni di metri cubi giornalieri iniziali, ai tempi di Gheddafi, siamo scesi gradualmente a 15 milioni per poi attestarci a quattro-cinque milioni che oggi  si sono ridotti a meno di un milione di metri cubi nelle 24 ore – ci dice un tecnico della società italo-libica. Il gas servirebbe in questo momento all’uso interno della Libia che deve far fronte anche alle aumentate richieste internazionali».

E per sopperire a queste carenze, secondo fonti bene informati, si starebbero per scavare nuovi pozzi sia nei giacimenti già in lavorazione sia in quello appena scoperto a sud di Lampedusa ma in acque libiche. Questa nuova fonte di metano sarebbe in condizione di garantire una fornitura di 28 miliardi di metri cubi, una buona parte parte della quale potrebbe giungere in Italia attraverso il “Greenstream”. Ma non è una soluzione a breve termine.

Chi invece sta già immettendo gas nella rete nazionale è il giacimento off-shore di Gela, Argo-Cassiopea, che però da una fornitura di un milione di metri cubi al giorno di metano sarebbe gradualmente sceso senza un apparente giustificato motivo, come se ogni riserva si fosse esaurita. Un errore di valutazione nella stima iniziale o necessità di ulteriori esplorazioni? La complessa vicenda è allo studio degli specialisti. Per i comuni della zona che facevano molto affidamento sulle royalties sarebbe un duro colpo se dovessero rinunciare a queste importanti entrate finanziarie per i loro già magri bilanci.

Una buona notizia è giunta a Gennaio e sta per diventare realtà perchè entro la fine di maggio se dal golfo persico riuscirà a tornare nel Mediterraneo la nave della Saipem addetta all’escavazione dei pozzi, dovrebbero i lavori di perforazione per raggiungere il giacimento “Gemini”, localizzato a circa 11 miglia dalla costa tra Licata e Palma di Montechiaro. La sua potenzialità accertata si dovrebbe aggirare sui 12 miliardi di metri cubi di metano.

Secondo l’Eni che ne ha annunciato lo sfruttamento, l’impianto dovrebbe entrare in produzione entro la fine del 2026. L’avvio dei pozzi “Gemini” dovrebbe riuscire a compensare la ipotizzata delusione del giacimento Argo-Cassiopea.

I lavori a mare richiedono ovviamente la disponibilità di porti e pontili per le imbarcazioni chiamate a operare al largo.e l’unica struttura portuale in grado di soddisfare queste esigenze, nella zona, è il porto di Licata. Gela infatti continua ad avere il porto rifugio impraticabile perchè con imboccatura e fondali insabbiati mentre si attendono i lavori di dragaggio e di costruzione del prolungamento del braccio di ponente per preservare in futuro lo scalo marittimo dalle correnti che potrebbero trascinare sabbia all’interno del bacino.

La procedura burocratica è bloccata da mesi, in attesa delle analisi chimiche e batteriologiche delle sabbie da rimuovere e da conferire in discarica. In questi giorni qualcosa si è mossa perchè finalmente alla capitaneria di porto è arrivata la richiesta di autorizzazione (prontamente concessa) per l’avvio di “attività di campionamento superficiale di sedime dai fondali del porto Rifugio di Gela a mezzo sistema «benna van veen», con l’impiego della M/Barca ATLANTIS»

L’iniziativa, come precisa la stessa Guardia Costiera, si inquadra nell’ambito del «progetto di studio e realizzazione riguardanti i Lavori di dragaggio dei fondali e ripascimento dell’area adiacente al molo di Levante e realizzazione di un pennello intercettatore a ponente del porto Rifugio di Gela” da parte dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale».

 Ci si augura che questa sia la volta buona perchè il progetto vada avanti senza incertezze fino a completamento dei lavori di ristrutturazione e di agibilità del porto.

FRANCO INFURNA