Geograficamente, Gela è al centro di un territorio di alto interesse turistico, archeologico, storico e culturale, con riferimento a Caltagirone, Piazza Armerina, Morgantina, Agrigento e alla stessa area gelese, scrigno (nella terraferma e a mare) di straordinari ritrovamenti (tre navi arcaiche e una infinità di reperti) risalenti a oltre 2500 anni fa.

La sua posizione e la sua storia ne potrebbero rilanciare il ruolo di porta di accesso a vere e proprie città-museo con le bellezze delle ceramiche calatine, il fascino dei mosaici della villa romana del Casale, i musei e il grande patrimonio archeologico di Gela e della propria “figlia”, Agrigento. La via più breve per arrivare qui sarebbe il mare, visto che le autostrade sono ferme a 80 km e l’aeroporto più vicino è quello di Comiso, a 40 km. Ma Pur vantando tre possibili approdi, Gela non può contare su nessun porto capace di accogliere imbarcazioni da turismo, pescherecci, traghetti e mercantili. Il porto rifugio è impraticabile perchè insabbiato, il pontile sbarcatoio è inaccessibile per un crollo della struttura a pochi metri dalla riva e il potente porto-isola, idoneo all’approdo di navi-crociera, è un grande scalo marittimo a disposizione esclusiva dell’Eni, oggi sottoutilizzato. Con opportuni interventi migliorativi se ne potrebbe fare un grande porto pubblico-privato, magari gestito da un ente consortile, ma tutto è fermo con l’autorità di sistema portuale di Palermo che sta a guardare. E senza porti, persino la Guardia Costiera trova difficoltà a svolgere il proprio ruolo istituzionale. A dirigere la Capitaneria di porto di Gela c’è da settembre del 2025 il capitano di corvetta, Daniele Curci.

– Come fa una capitaneria a lavorare senza un porto?

«Facciamo di necessità virtù, sempre e ovunque pronti a intervenire. Abbiamo competenze di salvaguardia in mare, di ricerca e di soccorso. La nostra unità SAR (Search and Rescue) in servizio H24 è a Licata e due unità minori nel porto rifugio di Gela. Ma noi non facciamo solo questo lavoro. I nostri compiti spaziano dal controllo della pesca alla tutela dell’ambiente, al rispetto del demanio marittimo ed altro. Siamo anche polizia giudiziaria. Tuttavia la gente ci vorrebbe vedere sempre in mare nelle operazioni di soccorso e di vigilanza di balneazione, navigazione e pesca. In realtà siamo anche in montagna e in tanti altri posti, soprattutto per le verifiche ambientali, nella tutela delle acque, sulla terraferma come in mare.

La nostra giurisdizione si estende per l’intera provincia di Caltanissetta. Eseguiamo controlli ittici  ogni giorno nelle pescherie, nei ristoranti, da soli e in coordinamento col personale Asp».

– Sono molte le trasgressioni accertate?

«In linea di massima c’è un rispetto abbastanza generalizzato. Spesso accertiamo una mancata tracciabilità del prodotto e allora scatta automaticamente il sequestro del pescato.  Raramente riscontriamo una cattiva conservazione».

– Andiamo al porto-isola che l’Eni gestisce sostanzialmente in regime di monopolio.

«L’autorità di sistema portuale è l’ente competente per la particolare gestione commerciale del porto. Noi non entriamo nel merito di scelte che spettano alla politica. Il trend della movimentazione è stabile: i traffici dello scorso anno e quelli di quest’anno, finora, si mantengono sulla stessa linea. So che il sistema produttivo della raffineria è cambiato rispetto al passato. Che oggi si lavorano materie prime ecologiche come l’olio di palma e che ora si producono biocarburanti. La vecchia raffinazione del petrolio è solo un ricordo».

– Porto rifugio, nota dolente della marineria gelese. Una storia assurda, senza fine e senza pudore.

«Anche in questo caso noi entriamo in gioco in maniera limitata per quanto riguarda questo tipo di procedimenti. So per certo che sia l’autorità di sistema portuale sia il comune stanno lavorando affinchè vengano avviati presto i lavori di prolungamento del braccio di ponente e poi per il dragaggio. I rallentamenti mi risulta siano dovuti ai vincoli e alle procedure di salvaguardia della tipologia del territorio considerato “Area Sin”. Gli accertamenti di caratterizzazione in questi giorni vengono eseguiti da una ditta specializzata alla quale, dopo le opportune verifiche, abbiamo prontamente fornito i nostri nulla-osta».

– Pontile sbarcatoio. A che serve nelle attuali condizioni di degrado?

«Ne abbiamo parlato in diverse occasioni col sindaco. Se dobbiamo parlare delle nostre competenze allora diciamo che per noi è da considerare inagibile perchè non è sicuro. Per questo abbiamo emesso ordinanza di interdizione. Da tre settimane sono state installate delle boe rosse a mare per delimitare anche in maniera visibile il limite delle acque interdette. Da cittadino di Gela spero come tanti che il pontile possa riacquistare la sua agibilità».

– E per l’ex lido La Conchiglia? La soprintendenza dice che non ha alcun valore storico-culturale, il sindaco ritiene che così com’è costituisce un pericolo per l’incolumità della gente.

«Non sono in grado di dirle quale sarà il suo destino, se andrà demolito o recuperato. E’ una struttura interdetta che apparteneva a un privato, venuto a mancare pochi mesi fa.  Gli eredi decideranno che farne nel rispetto delle misure di competenza della pubblica amministrazione».