A tre mesi dall’apertura dell’inchiesta sulla frana di Niscemi, il procuratore della Repubblica del tribunale di Gela, Salvatore Vella, ha iscritto nel registro degli indagati 13 persone indiziate a vario titolo del reato di disastro colposo e del danneggiamento causato dalla frana del 16 gennaio di quest’anno, definita dai tecnici il più ampio e devastante movimento franoso d’Europa, con un fronte di 4 km e oltre 1500 sfollati.

Quattro i nomi più eclatanti: quello del ministro della protezione civile, Nello Musumeci, l’attuale presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, e i loro predecessori Rosario Crocetta e Raffaele Lombardo, tutti nella doppia veste di governatore dell’Isola e di commissario straordinario per l’emergenza-frana di Niscemi del 1997. Con loro figurano tra gli inquisiti anche i dirigenti della protezione civile regionale, Calogero Foti e Salvatore Cocina, il rappresentante dell’associazione temporanea d’imprese (ATI) che nel 2000 aveva acquisito e poi rinunciato all’appalto delle opere di mitigazione della frana del ’97, nonchè 6 dirigenti regionali ovvero i direttori generali della Regione preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico.

Il periodo preso a riferimento dalle indagini e quello che va dal 2010 al 2026. Riguardo a quello precedente, dal ’97 al 2010, l’inchiesta è tutt’altro che conclusa ma non ci sono al momento contestazioni perchè sono intervenuti provvedimenti del governo nazionale che hanno modificato procedure e decisioni. Il magistrato nei prossimi giorni procederà all’interrogatorio degli indagati per capire come mai, pur avendo a disposizione un finanziamento di 23 miliardi di lire (divenuti poco più di 12 milioni di euro, tuttora disponibili) nulla  è stato fatto dopo la frana del ’97 per impedire che il disastro si allargasse.

Il progetto finanziato e appaltato restò lettera morta per inadempienza dell’associazione di imprese. La Regione procedette così alla risoluzione dell’appalto ma impiegò 6 anni  per sancirne il definitivo annullamento. “Di casi così lunghi di risoluzione di un appalto ne ho visto pochi per non dire niente” ha sottolineato il Procuratore Vella, che ha voluto ringraziare per la collaborazione nelle indagini, le due pm, suoi “sostituti”, la Polizia di Stato (il commissariato di Niscemi,  lo “Sco” di Roma, la questura e la squadra mobile di Caltanissetta) e gli esperti scelti tra i docenti della facoltà di Geologia dell’Università di Palermo.