Quando il 3 marzo 2014, ad un anno dalla sua elezione a sommo pontefice, potei incontrare papa Francesco in Vaticano, pensai subito che quello sarebbe stato uno dei momenti più arricchenti della mia vita. La felice occasione fu data dal fatto che ero stato appena eletto a Roma consigliere nazio-nale della Federazione Italiana Esercizi Spirituali. E la notizia fu quella che tutti i nuovi consiglieri, guidati dall’Arcivescovo emerito di Palermo, il card. Salvatore De Giorgi saremmo stati accolti in udienza dal papa alla Sala Clementina. Portai in dono al sommo pontefice un cofanetto con tutti I miei film a tema religioso, compresi i docu-film su Agata e Lucia. E lui si soffermò un attimo a commentare quel dono, dicendo che pure nella sua Argentina le due grandi martiri siciliane gode-vano di grande devozione.
Quella mattinata è rimasta impressa nella mia mente, e ricordare oggi papa Francesco ad un anno della scomparsa mi procura una grande nostalgia. Lo stesso sentimento che vivono ancora milioni di fedeli, nonostante Bergoglio non sia stato compreso da tutti. Troppo rivoluzionario, troppo ade-rente al Vangelo, è stato un “papa ribelle” che ha preferito alloggiare a Santa Marta piuttosto che nei ricchi palazzi vaticani. Insomma è stato un pò “folle” come il santo di cui ha voluto assumere il nome, appunto Francesco. Nessun altro pontefice prima nella storia della Chiesa aveva osato tanto.
Con le due encicliche “Laudato sì” del 24 maggio 2015 e “Fratelli tutti” del 3 ottobre 2020, Bergoglio, gesuita, confermò la sua visione “francescana” del mondo, e tutto il suo operato, i suoi viaggi, il suo spendersi per la pace fra i popoli, per il dialogo interreligioso, per la difesa del Creato, ne hanno fatto un papa coerente con quel nome che aveva scelto. Profetiche le sue parole sulla III Guerra mondiale che, diceva, si stava già combattendo a pezzi. Francesco si portò dietro anche la pesante eredità di chi lo aveva preceduto. Egli infatti succedette ad un altro grande papa, Benedetto XVI, il pontefice dell’ abbandono del Soglio di Pietro, con il quale, pur nella diversità teologale e caratteriale, condivise le preoccupazioni della Chiesa del nuovo millennio,
Si è pure detto che con Francesco il Vaticano è andato in rosso perchè egli voleva una “chiesa povera e in uscita”, perchè diceva ai parroci che non bisognava svendere i “sacramenti” con un ticket. Ha poi aspramente contrastato gli abusi, gli scandali, il carrierismo di molti sacerdoti e alti prelati che hanno molto contribuito a screditare la Chiesa cattolica. Diciamo che non le ha mai mandate a dire a nessuno. Sul finire del suo pontificato, Bergoglio ha ceduto agli anni e ai tanti problemi di salute che l’hanno costretto a frequenti ricoveri e a diversi delicati interventi chiriurgici.
E’ morto a 88 anni, il 21 aprile 2025, lunedì dell’Angelo, ed è straordinario oggi pensare come egli appena un giorno prima di lasciare questo mondo, la Domenica di Pasqua, abbia voluto salutare a Piazza San Pietro un’ultima volta i suoi fedeli, quel popolo che lo aveva amato incondizionatamente per quel suo sorriso disarmante e quella imperitura vicinanza agli ultimi, agli indigenti, ai dimenticati del mondo. Così, la grandezza di Bergoglio rimane innanzitutto nella sua viva testimonianza del Cristo, ma anche nella semplicità evangelica che si può sintetizzare in quelle sue scarpe consunte, logore, con cui si è accompagnato da vivo, e che ha calzato anche nella morte.
La sepoltura a S. Maria Maggiore, segno di devozione alla Madonna Salus populi romani, è stato anche il suo ultimo messaggio di “umile disobbedienza”, avendo chiesto di essere seppellito in quella basilica, dove da papa pregò oltre 160 volte, piuttosto che nelle Grotte Vaticane in cui riposano tanti altri pontefici di Santa Romana Chiesa.







