La crisi energetica esplosa con la guerra Usa-Iran e il blocco dello stretto di Hormuz sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni del mondo moderno nel suo lento cammino verso la riconversione delle fonti di approvvigionamento da fossili a rinnovabili.

Il rischio di un blocco dei mezzi aerei e navali nei trasporti mondiali di merci e passeggeri ha reso la necessità di questo viaggio verso il cambiamento ancora più necessario e urgente. Si cercano, si valorizzano e si potenziano le produzioni di quei carburanti come i bio fuel di seconda generazione che, da complementari a benzine e gasoli fossili stanno assumendo un ruolo di protagoniste perchè contribuiscono a ridurre la dipendenza dall’estero.

In questo settore, la bio raffineria di Gela è protagonista assoluta con la sua produzione di bio diesel e bio jet, frutto della riconversione concordata nel 2014 che costò alla città e al suo comprensorio la chiusura del vecchio petrolchimico la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Quella scelta strategica per l’Eni sembra stia dando i suoi frutti perchè dopo una netta chiusura verso i biocarburanti e a favore dell’elettrico assoluto, l’Unione Europea ha cambiato la propria politica green accettando una proroga dei motori a combustione e incentivando la crescita di questi impianti produttivi stabilendone un uso sempre maggiore. La miscelazione dei biocarburanti SAF (sustainable aviation fuels) a quelli fossili, attualmente ferma al 2%, è destinata a crescere gradualmente ogni 5 anni fino a raggiungere il valore massimo del 70% nel 2050.

Ed allora, dopo Marghera e Gela, ecco che l’Eni intende convertire anche le altre sue raffinerie passando dal fossile alla produzione green.

«La bioraffineria di Gela – ci conferma Maurizio Castania, segretario interprovinciale di Uiltec-Uil – in questo momento è la punta di diamante di Enilive, forte della sua capacità di lavorazione pari a quasi750 mila tonnellate/anno di biomasse, prevalentemente costituite da materie prime di scarto e rifiuti come oli alimentari esausti, grassi animali, sottoprodotti della lavorazione di oli vegetali. Circa metà della sua produzione è destinata all’estero». 

La parola d’ordine è potenziare le produzioni. Nei programmi futuri dell’azienda a breve e medio termine, ci sono investimenti per quasi tutti gli stabilimenti.

«Entro il 2030 – si legge in una nota aziendale – Enilive ha l’obiettivo di raggiungere oltre 5 milioni di tonnellate di capacità di produzione di biocarburanti e oltre 2 milioni di tonnellate di SAF, a seconda delle esigenze del mercato.

«La capacità attuale di bioraffinazione di Enilive è di 1,65 milioni di tonnellate/anno. La produzione di biocarburanti HVO (Hidrotreated Vegetable Oil) che abbatte del 90% l’emissione di CO2 in atmosfera, avviene nelle bioraffinerie di Venezia (la cui capacità produttiva di 400mila tonn/anno aumenterà a 600mila tonn/anno entro il 2027), di  Gela (la cui capacità di 736 tonn/anno si caratterizza anche per la produzione di SAF dal 2025) e negli Stati Uniti, presso la bioraffineria SBR di Chalmette (in joint venture con PBF Energy; capacità quota Enilive 550mila tonn/anno). 

«Entro la fine del 2026 saranno completati i lavori per la conversione in bioraffineria anche degli impianti dello stabilimento di Livorno (500mila tonn/anno) mentre l’aumento di capacità della bioraffineria di Venezia a 600mila tonn/anno è prevista nel 2027. Le bioraffinerie in fase di sviluppo in Malesia e Corea del Sud avranno rispettivamente una capacità di 650mila e 400mila tonn/anno, e quelle previste a Sannazzaro de’ Burgondi e a Priolo avranno una capacità di 550mila e di 500mila tonn/anno».

Considerato il momento favorevole, il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, chiede un massiccio impegno aziendale per questa città e lancia la sua proposta  perchè la raffineria gelese, oggi maggiore produttrice di bio carburanti Eni, sia scelta come Hub di qualità  in cui investire per potenziarne la produzione e la crescita al fine di soddisfare il fabbisogno nazionale nei settori navale, aereo e dei trasporti su strada, senza trascurare le esportazioni in Europa e nel mondo.

«Da parte aziendale – riferisce Di Stefano – è stata espressa la massima disponibilità  a investire ulteriormente nella bioraffineria, confermando contemporaneamente l’impegno immediato off shore di avviare l’estrazione di metano dal giacimento “Gemini” e di potenziare gli interventi su Argo-Cassiopea». In tempi di carestia ogni briciola è sostanza.

Nel frattempo, Eni e MSC Cruises, la holding delle navi crociera, hanno diffuso un loro comunicato-stampa con cui annunciano il completamento della campagna sperimentale relativa all’utilizzo del diesel HVO di Enilive per l’alimentazione dei motori delle navi da crociera, confermando la fattibilità tecnica dell’impiego del biocarburante in forma pura nel settore marittimo». Per duemila ore un motore della nave “MSC Opera” è stato alimentato con biodiesel HVO puro senza causare inconvenienti tecnico-meccanici ne’ effetti inquinanti all’ambiente.

«L’iniziativa – si legge nella nota – evidenzia il valore dell’HVO come vettore energetico strategico a supporto  della decarbonizzazione del trasporto marittimo e della riduzione delle emissioni di gas a effetto serra lungo l’intero ciclo di vita, consentendo agli armatori di ridurre significativamente i costi legati alle emissioni e di rispettare gli obiettivi fissati dal regolamento».

I NUMERI

Entro il 2030 – si legge in una nota aziendale – Enilive ha l’obiettivo di raggiungere oltre 5 milioni di tonnellate di capacità di produzione di biocarburanti e oltre 2 milioni di tonnellate di SAF, a seconda delle esigenze del mercato.

«La capacità attuale di bioraffinazione di Enilive è di 1,65 milioni di tonnellate/anno. La produzione di biocarburanti HVO (Hidrotreated Vegetable Oil) che abbatte del 90% l’emissione di CO2 in atmosfera, avviene nelle bioraffinerie di Venezia (la cui capacità produttiva di 400 mila tonn/anno aumenterà a 600 mila tonn/anno entro il 2027), di  Gela (la cui capacità di 736 tonn/anno si caratterizza anche per la produzione di SAF dal 2025) e negli Stati Uniti, presso la bioraffineria SBR di Chalmette (in joint venture con PBF Energy; capacità quota Enilive 550mila tonn/anno). Dati Enilive