La figura del ragioniere, nel dopoguerra italiano, ha rivestito un ruolo fondamentale nella storia del rilancio economico e sociale dell’Italia nella fase della ricostruzione dopo il disastroso ventennio fascista.

Da semplice contabile, il ragioniere ha assunto il compito di garante della correttezza della spesa e del mantenimento dei conti in regola nei programmi di sviluppo aziendale. Prestigiosa la Ragioneria dello Stato. Il ragioniere, come professionista indispensabile, diventò il cuore pulsante dell’impresa e il guardiano della sua salute finanziaria.

Nel costume popolare, divenne la figura del burocrate fedele, l’uomo tutto casa e lavoro, umile e discreto, un buon partito per le donne che cercavano un matrimonio economicamente sicuro. Il Cinema ne ha esasperato gli aspetti umoristici con il personaggio indimenticabile del ragionier Ugo Fantozzi.

Gli istituti tecnici di ragioneria avevano migliaia di iscritti ogni anno perchè il diploma di ragioniere era sempre un buon titolo aia per il pubblico impiego sia per le aziende private.

Ma col passare degli anni e con lo sviluppo dell’elettronica, con l’uso sempre più massiccio dei computer, con l’avanzare della telematica e della robotica, fino alla intelligenza artificiale dei nostri giorni, il ragioniere è passato di moda. Ormai fanno tutto i PC e persino i telefonini. Le fatture navigano in tempo reale sul web.

Uno studio di commercialista con pochi addetti riesce a soddisfare le necessità di decine di imprese e di professionisti. La categoria dei ragionieri si riduce giorno dopo giorno e nelle scuole la crisi delle iscrizioni costituisce il termometro di questa calo patologico.

A Gela l’istituto tecnico commerciale statale “Luigi Sturzo”, oggi istituto tecnico economico, ovvero la gloriosa “Ragioneria”, con il crollo delle preiscrizioni di gennaio stava per scomparire. La dirigenza scolastica è stata unificata con quella dell’ITIS, l’Istituto industriale affidato al preside Franco Ferrara. Appena una decina i nuovi iscritti “aspiranti ragionieri” per i quali, in via del tutto eccezionale, è stata autorizzata la composizione di una classe. Dieci ragazzi che dovranno poi scegliere a quale specializzazione aderire, se ad “amministrazione, finanze e marketing”, oppure a “sistemi informativi aziendali”, oppure ancora a “relazioni internazionali per il marketing”  o a “turismo”. 

E se la scuola di ragioneria non ha chiuso i battenti quest’anno lo farà inevitabilmente dopo il biennio, quando fra due anni, con la scelta del corso di studi, potrebbero non esserci più  i numeri per garantire la composizione di almeno una classe. A meno che non scelgano tutti e 10 la stessa specializzazione. Nel frattempo, però, qualcuno deve rimboccarsi le maniche per impedire questa fine ingloriosa. E allora bisogna arricchire l’offerta formativa dell’istituto, pubblicizzarla per bene e poi curare l’open day con sistemi da professionisti e sperare di riportare i giovani a scegliere la “Ragioneria” come scuola del loro futuro. Come lo fu negli anni ’70-’80, quando conviveva con il “Geometri” e quando (senza nulla togliere ai meriti degli altri istituti) fu laboratorio di idee, arena di confronto pluralistico, cantiere di manifestazioni e di battaglie democratiche per il cambiamento della scuola e della società.