Ad un anno esatto dal voto, parte il toto-candidature: prime indiscrezioni
Siamo al rituale pre-elettorale. Al momento, come accade per il calcio mercato, è partita la gara a chi la spara più grossa. Magari alla fine solo una piccola parte delle più stravaganti previsioni si concretizzerà.
L’anno prossimo (presumibilmente tra settembre e ottobre) i siciliani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo presidente di Regione e l’Assemblea dei 70 nuovi deputati che rimarranno in carica per i successivi 5 anni. Nel 2022 si votò il 22 settembre, per la prima volta con l’Assemblea ridotta da 90 a 70 parlamentari. Nella circoscrizione nissena, a sorpresa, a farne le spese fu il candidato del Pd Peppe Di Cristina, attuale assessore comunale della giunta Di Stefano, rimasto fuori dall’Ars. Potrebbe riprovare a riconquistare il seggio perduto, o forse no. Di certo è che se il partito vuole tentare di riconquistare il seggio, Di Cristina appare il candidato più accreditato. Questo, se riuscirà a ridare una parvenza di unità ai tanti cani sciolti del suo partito, rimasti allo sbando dopo la graduale perdita di leadership del più volte deputato regionale, Lillo Speziale, che nel suo momento più in auge è stato vice presidente dell’Ars e presidente della Commissione regionale Antimafia.
Nel Movimento 5 Stelle, c’è da definire la nuova collocazione di Nuccio Di Paola, “numero uno” del Movimento in Sicilia, deputato all’Ars, e vicepresidente della stessa. Pupillo di Conte, si dice che voglia candidarsi per la seconda volta a governatore della Sicilia. Nel 2022 non andò molto bene. Arrivò quarto dei sei candidati in corsa, con 321.142 voti di lista.
Altri lo danno come candidato ad una delle due Camere, visto che anche le Politiche si svolgeranno l’anno prossimo, prima o accorpate alle Regionali.
Risolto l’enigma Di Paola – si fa per dire – in casa 5 Stelle si porrebbe la questione dei due senatori gelesi in carica, Pietro Lorefice e Ketty Damante. Uno dei due (in vantaggio il primo) potrebbe trovare posto all’Ars, dove già c’è stata la Damante.
Cerchio chiuso nel M5S? Niente affatto!
Circola voce di una possibile apertura per la corsa di un seggio all’Ars all’attuale presidente del Consiglio comunale di Gela, Paola Giudice, che potrebbe contare sull’appoggio del fratello Ignazio, componente della segreteria regionale della Cgil.
Altra voce che circola, ma con riscontri pari a zero, sarebbe una prematura candidatura dell’attuale sindaco Terenziano Di Stefano, da prendere col beneficio d’inventario.
A proposito di Di Stefano, sarà interessante sapere dove si collocherà con l’approssimarsi delle due tornate elettorali del 2027. Difficile che il suo movimento civico (Una Buona Idea) possa presentare un suo candidato, per cui si ritroverebbe con le mani libere, con una giunta che ha dentro assessori del Pd e del M5S, entrambi con dichiarate aspirazioni nella lotta all’ultimo seggio.
In Forza Italia, a parte Enzo Cirignotta, al momento solo affollamento di voci e posizioni convulse. Cominciamo da queste ultime. L’assessore Romina Morselli (in quota al Ms5) ha il suo riferimento politico nel deputato europeo Marco Falcone (Forza Italia, centro destra), mentre a Gela ha il figlio del compagno – Tomasi – eletto consigliere comunale con i 5 Stelle (centro sinistra). A complicare le cose, il Cda della Srr di recente ha nominato Tomasi-padre presidente del Collegio dei Revisoridei Conti della Srr rifiuti, di cui fa parte il sindaco Terenziano Di Stefano. Insomma, un gran pasticcio.
In Fratelli d’Italia nessun problema sulla riconferma del deputato gelese Totò Scuvera. Come quattro anni fa avrà il suo concorrente nell’ex deputato di Mussomeli, Giuseppe Catania, al quale è subentrato Scuvera dopo la sentenza di inelegibilità del mussomelese.
Ci occuperemo più avanti delle altre formazioni politich:e Italia Viva, Azione, Mpa e dei movimenti di De Luca (Sud chiama Nord) e Vannacci (Nazione Futura) e Per.
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