L’intervista.Vincenzo Camilleri, subito al comando
Il nuovo capitano del Gela Calcio non poteva che essere lui. Un profilo che porta grande esperienza e leadership nello spogliatoio biancazzurro.
Vincenzo Camilleri nasce a Gela il 6 marzo 1992. Muove i primi passi nel calcio che conta con la maglia della Reggina, con cui esordisce il 12 dicembre 2007 nella gara di Coppa Italia contro l’Inter. Nella stagione 2007/08 arriva la chiamata del Chelsea, dove ha avuto la possibilità di confrontarsi in un’importante realtà del calcio europeo. Nell’annata successiva il ritorno alla Reggina, con cui il 19 aprile 2009 fa il suo esordio in Serie A nella vittoriosa sfida contro l’Atalanta. Durante quel campionato farà anche un’altra presenza, la prima da titolare, nella sfida del ‘Granillo’ tra Reggina e Siena, terminata 1-1.
Nella stagione 2010/11 viene prelevato dalla Juventus, con cui esordisce in Uefa Europa League durante la fase a gironi, nelle partite contro Lech Poznan e Manchester City. Il match contro il Lech Poznan è particolarmente speciale per lui, poiché da titolare ha giocato tutti e novanta i minuti.
Negli anni successivi costruisce un’importante carriera tra Serie B e Serie C vestendo, tra le altre, le maglie di Feralpisalò, Cagliari, Barletta, ancora Reggina, Brescia e Messina. Nell’ultima annata ha militato al Crema nel girone D di Serie D. Complessivamente, nella sua carriera annovera 417 presenze, di cui oltre 270 tra i professionisti.
È sposato con Erika Bellavia, con cui ha una bambina di quasi 6 anni. Si è prodigato anche negli studi, avendo conseguito la laurea in Scienze motorie. Apprezza la musica in generale e per quanto concerne l’ambito cinematografico la sua pellicola preferita è Le ali della libertà. La sua lettura prediletta è Open, ovvero l’autobiografia di Agassi.
– Cosa significa per te indossare la fascia di capitano e giocare nel Gela Calcio?
«Indossare la maglia della mia città è un sogno che coltivo da sempre. L’idea di chiudere il cerchio con la maglia biancazzurra è sempre stata la mia volontà. Esserne il capitano è un onore e un onere».
– Qual è stata la vera sliding door della tua carriera?
«Sicuramente è stato uno stage con la nazionale Under 16. Giocavo già nella Reggina ma dopo quello stage ci furono interessamenti di tutte le più grandi squadre, sia italiane che straniere».
– Cosa consiglieresti a un giovane calciatore che aspira a raggiungere i livelli che hai raggiunto nella tua carriera?
«Oggi il calcio è un po’ cambiato, ed è molto importante quello che si fa fuori dal campo. I giovani lo hanno capito e curano molto di più l’alimentazione e l’aspetto fisico. Consiglio a tutti però di non trascurare la tecnica individuale».
– L’attaccante più forte contro cui hai giocato?
«Ce ne sono molti, Balotelli era fortissimo».
– Sotto il profilo umano quali pensi che siano le tue migliori qualità? Quali invece i difetti?
«Una qualità che mi riconosco credo che sia l’essere vero e leale, per certi versi penso sia anche un difetto. Se qualcuno o qualcosa non mi sta bene non faccio niente per nasconderlo e questo in alcune situazioni mi ha fatto apprezzare dalle persone. A volte mi ha anche penalizzato…».
– Raccontaci l’esordio in Europa League con la maglia della Juventus.
«È stato bellissimo. Esordire nella squadra per cui tifavo da bambino al fianco di campioni come Del Piero, Chiellini e Bonucci è il sogno di bambino che si avvera. C’era freddissimo e si parlava di rinviare la partita per neve. Io credo che fossi l’unico a sperare si giocasse, e se devo essere sincero ero così eccitato che non sentivo nemmeno il freddo».
– Cosa ti appassiona oltre il calcio?
«Sono molto fortunato, ho fatto della mia più grande passione il mio lavoro per vent’anni. Per il resto mi piace stare con mia moglie e mia figlia, e anche in compagnia di amici».
– Chi era il tuo calciatore preferito da bambino? Quali erano i difensori di riferimento a cui ti sei ispirato?
«Sembra strano ad oggi, ma erano Zidane e Del Piero, che per un difensore non sono proprio i modelli più indicati, anche se nasco come centrocampista. Poi con il tempo ho studiato e osservato Bonucci perché mi rivedevo nelle sue caratteristiche».
– Quando deciderai di smettere con il calcio giocato resterai in questo mondo o ti dedicherai ad altro?
«Mi piacerebbe restarci e sto studiando per farlo. Quest’estate ho fatto il corso a Coverciano ed è stata un’esperienza bellissima. Ho conosciuto tanti ex giocatori di grande livello, e confrontarsi con loro mi ha molto arricchito».
– L’esperienza al Chelsea ti ha permesso di conoscere una realtà diversa da quella del calcio italiano. Quali sono le principali differenze che hai riscontrato?
«Ero molto giovane, però sicuramente le differenze principali che ho potuto notare sono state l’intensità del gioco, e la tattica. Più intensità in Inghilterra e maggiore tattica, sia individuale sia di squadra in Italia».
– C’è stato un allenatore o un compagno che ti ha influenzato positivamente anche sotto il profilo umano e non solo calcistico?
«Ho avuto molti allenatori bravi che mi hanno lasciato qualcosa, e lo stesso vale per i miei compagni di squadra. Ho conosciuto tante persone eccezionali nella mia carriera, sono stato fortunato».
– A cosa può ambire questa squadra? E un messaggio per i tifosi.
«L’obiettivo stagionale deve essere la salvezza, quindi dobbiamo fare di tutto per centrarlo il prima possibile. Ai tifosi non devo dire niente, semmai credo che dobbiamo dimostrargli di onorare e sudare questa maglia, è quello che loro ci hanno sempre chiesto. Se proprio devo dire qualcosa è grazie per l’affetto incondizionato che hanno fatto sentire alla squadra».
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