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Caccia, appello degli ambientalisti alle autorità: «Nel Nisseno si spara in un contesto di impunità»

di Redazione 27 Settembre 2026
Cacciatori durante un controllo delle Guardie venatorie (Foto WWF)

Un territorio vasto, ricco di biodiversità, ma lasciato drammaticamente sguarnito. Con l’avvio della nuova stagione venatoria, si riaccendono i riflettori su una ferita mai rimarginata della provincia di Caltanissetta: la quasi totale assenza di una vigilanza venatoria istituzionale. A sollevare con forza la questione sono le tre principali associazioni ambientaliste del territorio — Italia Nostra (sezione di Caltanissetta), Legambiente (Circolo di Caltanissetta) e WWF Sicilia Centrale — che hanno inviato un esposto-appello congiunto e dettagliato a tutte le massime autorità provinciali e regionali. L’esposto è stato recapitato al Prefetto, al Questore, ai Comandi provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale, alla Ripartizione Faunistico-Venatoria, ai vertici del Libero Consorzio Comunale e alle Procure della Repubblica di Caltanissetta e Gela.


Al centro dell’imponente esposto vi è una denuncia netta: il Libero Consorzio di Caltanissetta è ormai quasi un unicum in Italia per l’assenza di un Corpo di Polizia Provinciale strutturato, a cui affidare la tutela ambientale e la prevenzione dei reati venatori. Fino al 2014 il servizio veniva garantito tramite esternalizzazione ad istituti privati; da dodici anni a questa parte, invece, l’Ente di area vasta non ha più riattivato alcuna forma di controllo, abdicando a una delle sue funzioni fondamentali. Le conseguenze di questo “buco nero” nei controlli si sono lette chiaramente fin dalle prime giornate di pre-apertura della caccia. Alle associazioni sono giunte a decine le segnalazioni da parte di residenti e agricoltori spaventati: spari a ridosso delle abitazioni e delle strade, mancato rispetto delle distanze di sicurezza e violazioni sistematiche del Calendario venatorio regionale.


A preoccupare maggiormente gli ambientalisti è però la presenza di vera e propria criminalità organizzata ai danni della fauna. Demani forestali, Aree Protette e siti della Rete Natura 2000 vengono regolarmente invasi non solo da singoli bracconieri, ma da squadre strutturate. Cacciatori di frodo che utilizzano vere e proprie “sentinelle” sul terreno ed usano la tecnologia per eludere i rari controlli: sono state create chat room dedicate su piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp, utilizzate in tempo reale per segnalare agli affiliati l’eventuale presenza di pattuglie o Guardie venatorie in zona.


A questo si aggiunge la posizione baricentrica del Nisseno: collegato all’autostrada A19, il territorio diventa meta ideale per centinaia di doppietterie provenienti da altre province — soprattutto dal Catanese — attratte da aree sterminate e privi di un reale deterrente.


«In queste condizioni — spiegano i rappresentanti Selina Castello (Italia Nostra), Gaetano Paladino (Legambiente) ed Ennio Bonfanti (WWF) — solo il cacciatore corretto si autolimita nel rispetto delle regole. Chi vuole delinquere trova strada spianata». Pur riconoscendo i grandi sforzi e le difficoltà oggettive delle Forze dell’Ordine, spesso sotto organico e assorbite da emergenze urbane, le associazioni ricordano che la fauna selvatica è per legge (L. 157/92) “patrimonio inalienabile dello Stato” e che l’articolo 9 della Costituzione impone oggi alla Pubblica Amministrazione un preciso dovere di tutela dell’ambiente e degli animali. Da qui la richiesta accorata al Prefetto e alle forze di polizia: coordinare le poche risorse a disposizione per garantire una presenza preventiva e capillare sul campo nei giorni di caccia, fermando un fenomeno che depreda il patrimonio naturale del nostro territorio.

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