Caccia, appello degli ambientalisti alle autorità: «Nel Nisseno si spara in un contesto di impunità»
Un territorio vasto, ricco di biodiversità, ma lasciato drammaticamente sguarnito. Con l’avvio della nuova stagione venatoria, si riaccendono i riflettori su una ferita mai rimarginata della provincia di Caltanissetta: la quasi totale assenza di una vigilanza venatoria istituzionale. A sollevare con forza la questione sono le tre principali associazioni ambientaliste del territorio — Italia Nostra (sezione di Caltanissetta), Legambiente (Circolo di Caltanissetta) e WWF Sicilia Centrale — che hanno inviato un esposto-appello congiunto e dettagliato a tutte le massime autorità provinciali e regionali. L’esposto è stato recapitato al Prefetto, al Questore, ai Comandi provinciali di Carabinieri, Guardia di Finanza e Corpo Forestale, alla Ripartizione Faunistico-Venatoria, ai vertici del Libero Consorzio Comunale e alle Procure della Repubblica di Caltanissetta e Gela.
Al centro dell’imponente esposto vi è una denuncia netta: il Libero Consorzio di Caltanissetta è ormai quasi un unicum in Italia per l’assenza di un Corpo di Polizia Provinciale strutturato, a cui affidare la tutela ambientale e la prevenzione dei reati venatori. Fino al 2014 il servizio veniva garantito tramite esternalizzazione ad istituti privati; da dodici anni a questa parte, invece, l’Ente di area vasta non ha più riattivato alcuna forma di controllo, abdicando a una delle sue funzioni fondamentali. Le conseguenze di questo “buco nero” nei controlli si sono lette chiaramente fin dalle prime giornate di pre-apertura della caccia. Alle associazioni sono giunte a decine le segnalazioni da parte di residenti e agricoltori spaventati: spari a ridosso delle abitazioni e delle strade, mancato rispetto delle distanze di sicurezza e violazioni sistematiche del Calendario venatorio regionale.
A preoccupare maggiormente gli ambientalisti è però la presenza di vera e propria criminalità organizzata ai danni della fauna. Demani forestali, Aree Protette e siti della Rete Natura 2000 vengono regolarmente invasi non solo da singoli bracconieri, ma da squadre strutturate. Cacciatori di frodo che utilizzano vere e proprie “sentinelle” sul terreno ed usano la tecnologia per eludere i rari controlli: sono state create chat room dedicate su piattaforme di messaggistica istantanea come WhatsApp, utilizzate in tempo reale per segnalare agli affiliati l’eventuale presenza di pattuglie o Guardie venatorie in zona.
A questo si aggiunge la posizione baricentrica del Nisseno: collegato all’autostrada A19, il territorio diventa meta ideale per centinaia di doppietterie provenienti da altre province — soprattutto dal Catanese — attratte da aree sterminate e privi di un reale deterrente.
«In queste condizioni — spiegano i rappresentanti Selina Castello (Italia Nostra), Gaetano Paladino (Legambiente) ed Ennio Bonfanti (WWF) — solo il cacciatore corretto si autolimita nel rispetto delle regole. Chi vuole delinquere trova strada spianata». Pur riconoscendo i grandi sforzi e le difficoltà oggettive delle Forze dell’Ordine, spesso sotto organico e assorbite da emergenze urbane, le associazioni ricordano che la fauna selvatica è per legge (L. 157/92) “patrimonio inalienabile dello Stato” e che l’articolo 9 della Costituzione impone oggi alla Pubblica Amministrazione un preciso dovere di tutela dell’ambiente e degli animali. Da qui la richiesta accorata al Prefetto e alle forze di polizia: coordinare le poche risorse a disposizione per garantire una presenza preventiva e capillare sul campo nei giorni di caccia, fermando un fenomeno che depreda il patrimonio naturale del nostro territorio.
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