Sicurezza alimentare e tutela della filiera: Gela fa squadra sul rischio salmonella nei pomodorini
Rigore, trasparenza e massima collaborazione istituzionale, senza cedere ad allarmismi ingiustificati che rischierebbero di minare un intero comparto economico. È questa la linea emersa a seguito del vertice tenutosi nei giorni scorsi a Caltanissetta, presso la sede del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale, dedicato al dossier sulla sicurezza micro biologica della produzione ortofrutticola locale.
Alla riunione ha preso parte in prima persona il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano. Il confronto ha posto le basi per la firma di un protocollo d’intesa congiunto che vedrà schierati in prima linea la Regione Siciliana, l’Asp di Caltanissetta, il Comune di Gela e le associazioni dei produttori agricoli. L’iniziativa risponde alla necessità di mettere in campo regole d’ingaggio stringenti e procedure operative chiare per la tutela dei consumatori e della reputazione del pomodorino locale.
Le decisioni del vertice: rigidi protocolli d’autocontrollo
L’intesa coordinata dalle autorità sanitarie stabilisce tre direttive essenziali a cui tutte le imprese agricole del territorio dovranno attenersi scrupolosamente:
• Campionamento preventivo dell’acqua irrigua: Le aziende saranno tenute ad effettuare analisi periodiche sulle fonti d’approvvigionamento idrico avvalendosi esclusivamente di laboratori d’analisi accreditati, accertando l’assenza di agenti patogeni prima dell’impiego nei campi.
• Analisi dei lotti prima della commercializzazione: Ogni singola partita di pomodorino dovrà passare al vaglio di test di laboratorio certificati prima di poter accedere alle reti di distribuzione
• Obbligo di notifica immediata: Qualora dalle analisi svolte sull’acqua o sugli ortaggi dovesse emergere la presenza di Salmonella spp., scatterà l’obbligo di segnalazione immediata al Comune di Gela e all’Asp 2 di Caltanissetta. La notifica tempestiva consentirà di attivare i protocolli di blocco prima che il prodotto lasci il territorio.
Come sottolineato dal sindaco Terenziano Di Stefano, l’obiettivo primario non è la criminalizzazione del settore, ma la creazione di uno scudo preventivo efficace:
«Non c’è spazio per allarmismi, ma c’è la massima attenzione da parte delle istituzioni e degli operatori del settore. Il sistema dei controlli è attivo e punta a rendere ancora più efficace la prevenzione attraverso una collaborazione stretta. La tutela della salute dei cittadini e la sicurezza dei nostri prodotti vengono prima di tutto. Vogliamo garantire ai consumatori sicurezza e ai nostri produttori la possibilità di lavorare con regole chiare».
L’episodio scatenante: il richiamo ministeriale del lotto di ciliegino
La necessità di un vertice straordinario è scaturita dal provvedimento emesso dal Ministero della Salute, che ha disposto il ritiro dal commercio di un lotto di pomodoro ciliegino a marchio G&V Ortaggi. Le analisi effettuate dall’autorità sanitaria hanno evidenziato una contaminazione da Salmonella Spp su una partita confezionata dall’azienda con sede a Gela e distribuita in colli da circa 6,5 kg.
Nello specifico, la misura cautelare riguarda il lotto numero 210 (privo di data di scadenza). Il Ministero ha invitato i consumatori che avessero già acquistato confezioni appartenenti a tale lotto a non consumare il prodotto e a restituirlo al punto vendita. Contestualmente, nelle medesime ore, il Ministero ha pubblicato anche un avviso per il richiamo di due lotti di tortellini alla carne a marchio “Oggi Cucino Bio” (formato da 500g) per la presenza di allergeni non dichiarati in etichetta.
I precedenti in Sicilia: le criticità della filiera tra pozzi e contaminazioni
L’allerta sulla salmonella nelle produzioni agricole gelesi non rappresenta un caso del tutto isolato nel panorama agroalimentare regionale. Già nel recente passato la filiera orticola siciliana si è trovata al centro di complesse indagini sanitarie nazionali ed europee.
In precedenti occasioni — come le indagini svolte dall’EFSA e dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) su focolai di Salmonella Strathcona collegati a pomodorini freschi — le verifiche effettuate in Sicilia avevano dimostrato come il fattore critico risiedesse quasi esclusivamente nell’uso di risorse idriche non idonee. In diversi casi, infatti, la presenza del patogeno non era legata a carenze igieniche della pianta o delle fasi di confezionamento, bensì all’utilizzo per l’irrigazione di acqua prelevata da pozzi o bacini non controllati e contaminati da scarichi fecali o zootecnici.
L’esperienza accumulata negli anni nell’area agricola del ragusano e della Piana di Gela ha dimostrato che la contaminazione idrica rappresenta il vero punto debole delle colture in serra. Proprio sulla scorta di questi precedenti storici, l’Asp e il Comune hanno deciso di incentrare il nuovo protocollo proprio sul monitoraggio sistematico delle fonti idriche.
Il peso economico per la Piana di Gela
Il rigore imposto dalle istituzioni si rende indispensabile per proteggere un asset economico vitale. Nella sola Piana di Gela si contano circa 3.500 produttori agricoli registrati, un tessuto imprenditoriale enorme per il quale la coltura del pomodoro rappresenta la principale voce d’entrata.
L’insorgere di diffidenza sul mercato nazionale o l’imposizione di blocchi commerciali rischierebbe di mettere in ginocchio centinaia di famiglie ed aziende agricole locale. L’adozione tempestiva di controlli certi e condivisi rappresenta l’unica strada per blindare il “Made in Gela”, isolare le singole anomalie e garantire ai mercati la qualità distintiva delle produzioni orticole della costa meridionale della Sicilia.
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