Caso Caltaqua, l’attacco di “Gran Sicilia”: «Sul depuratore solo passerelle e propaganda per coprire ritardi decennali»
In un comunicato stampa diffuso dalla sezione “Giuseppe Corrao” di Gela del movimento “Gran Sicilia”, a firma del segretario politico Paolo Scicolone, vengono avanzate pesanti contestazioni sulla gestione del servizio idrico e sul caso Caltaqua. Nel documento si sottolinea come sia stato atteso quasi un mese nella speranza di scorgere un segnale diverso o un sussulto di orgoglio, denunciando un appiattimento intellettuale e politico non casuale sul tema acqua.
Secondo quanto si legge nella nota, le celebrazioni per la conclusione dei lavori di raddoppio del depuratore di Macchitella ad agosto 2026 — con tanto di taglio del nastro, foto di rito e dichiarazioni trionfali delle istituzioni — rappresenterebbero soltanto il tentativo della politica locale e regionale di “incassare una medaglia” su quello che viene definito un colossale, decennale e vergognoso ritardo.
Nel comunicato si evidenzia che il recente sopralluogo alla presenza del sub-commissario per la depurazione Toto Cordaro, dei vertici del gestore privato Caltaqua, dei deputati regionali e degli amministratori locali rientrerebbe nella classica narrazione delle “vittorie a scoppio ritardato”, ossia la trasformazione della riparazione tardiva di un’omissione strutturale in un proprio merito.
L’opera bis da 8 milioni di euro (finanziata con fondi CIPE), pensata per servire quartieri come Macchitella, Scavone, Marchitello e Manfria portando la capacità dell’impianto a 25 mila abitanti equivalenti, non sarebbe affatto — sostiene il movimento nel comunicato — il risultato di una felice programmazione o della lungimiranza del gestore privato. Vengono infatti rimarcati i vincoli dell’intervento coercitivo dello Stato tramite il Commissario Straordinario Unico per la Depurazione, scattato a causa delle devastanti procedure d’infrazione europee per il mancato trattamento delle acque reflue.
Si richiama inoltre l’attenzione sul delicato quadro giudiziario del sistema idrico nisseno, ricordando la maxi-inchiesta della Procura di Caltanissetta avviata a marzo 2025 per concorso in frode nelle pubbliche forniture e inquinamento ambientale, che vede tra gli indagati i vertici di Caltaqua, della controllante Aqualia e dell’Assemblea Territoriale Idrica (ATI).
Tra le principali contestazioni riassunte nella nota politica figurano:
- Nel testo si menziona l’ipotesi investigativa riguardante il drenaggio sistematico delle tariffe dei residenti verso la casa madre spagnola Aqualia, a discapito degli investimenti e delle manutenzioni sul territorio;
– Viene denunciato come per anni i reflui non trattati siano stati scaricati in mare oltre i limiti di legge, parallelamente all’erogazione in rete di acqua non potabile;
– Si ricordano i precedenti giudiziari del 2018-2019 relativi all’addebito in bolletta dei costi di depurazione anche in presenza di impianti inesistenti o fuori uso;
– Le sanzioni comunitarie comminate all’Italia (25 milioni di euro più penalità semestrali) vengono indicate nella nota come un peso destinato a ribaltarsi a cascata sui cittadini tramite rimborsi ed estremi conguagli tariffari Arera.
Nelle conclusioni si ribadisce la necessità di un’operazione di verità: le passerelle politiche e le parate trionfalistiche non possono cancellare i ritardi decennali, i danni d’immagine alla costa gelese e il diritto dei cittadini a richiedere il rimborso delle quote di depurazione illegittimamente pagate per servizi rimasti per anni solo sulla carta.
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