La scomparsa di Emma Bonino, Domina mortis infantium
Fra i tanti difetti che abbruttiscono la mia persona, annovero quello di dire sempre ciò che penso, senza peraltro mai avere avuto la presunzione di essere portatore di verità. Ciascuno vive delle proprie convinzioni e delle proprie verità, false o vere che siano, ma l’importante sarebbe viverle almeno in buona fede. Questa premessa per introdurre un elemento che mi ha molto disturbato in questi ultimi giorni. Parto da domenica 6 settembre, una bellissima giornata durante la quale si è svolta con grande successo la VII Edizione del Premio “Laudato sì mi Signore”. Ebbene in quella circostanza, la cosa che più mi ha emozionato è stata la testimonianza di Rocco Giudice, fondatore e presidente del CAV di Gela, che nel raccontare i suoi quasi 50 anni di attività pro-vita ha detto che lui e sua moglie Giovanna Nicosia hanno impedito che la mannaia dell’aborto uccidesse circa 3.500 fra bambini e bambine. Un’impresa meravigliosa, immensa che, come ho già avuto modo di scrivere, profuma di Paradiso.
Quella sera ho voluto un gran bene a Rocco, ancor più di quanto non gliene abbia mai voluto. Eppure caro Rocco, nei numeri sei stato largamente sconfitto da Emma Bonino. Tu hai evitato 3.500 aborti, lei di aborti ne ha procurati soltanto nelle sue strutture oltre 10.000, non avendo vergogna di raccontare come ella per prima ne procurò numerosi servendosi spesso di una pompa di bicicletta.
C’è poi da dire che da quando l’ interruzione di gravidanza è divenuta legge in Italia (la famosa 194/78!), sono stati 6 milioni gli aborti nel nostro paese, 6 milioni tanti quanti sono stati gli ebrei uccisi nei campi di concentramento nazisti. Qualcuno dirà che questo accostamento è fuori luogo, e qualcuno si straccerà le vesti per la mia “impertinenza”, ma i numeri questi sono, e quanto si tronca una vita, al di là del “metodo”, del proprio egoistico tornaconto, o dell’ideologia politica che la provoca, rimane la soppressione di un essere umano. Allora, da cattolico tradizionalista (alcuni dicono anche estremista), rimango attonito davanti a questa “santificazione laica” della Bonino, “paladina” dei diritti civili (sic!), così come lo fu Marco Pannella, e il mio disappunto non riguarda tanto coloro che hanno sempre sostenuto le battaglie della leader radicale e oggi la osannano (non potrebbe essere altrimenti), ma piuttosto alcuni ambienti del mondo cattolico, compresi certi organi di stampa vicini alla Chiesa, che si sono uniti ai cori di lode di questa donna nemica della vita, la più fragile, la più disarmata. Ecco, questa cosa io la trovo indecente, di una gravità inaudita.
D’altronde, ormai la Chiesa ci ha abituati ad assumere atteggiamenti e posizioni equivoche, “pronistiche” (da stare… proni), e a volte nel disperato tentativo di compiacere tutto e il contrario di tutto sembra avere perduto la sua identità. Ma Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio lo abbiamo dimenticato? Noi invece nel Tempio non facciamo entrare solo i mercanti, ma addirittura in Vaticano riserviamo delle stanze agli islamici dove potere “studiare”, il che significa mettersi l’Anticristo in casa. Eppure ci fu un uomo che pronunciò la frase: “Si adhuc hominibus placerem, Christi servus non essem” (Se io cercassi di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo).
Quest’ uomo fu San Paolo. Bisognerebbe allora evidenziare come il liberalismo e il progressismo dei cattolici rappresentino oggi l’ annacquamento e la rinuncia alla nostra fede e ci stanno conducendo rapidamente all’auto-estinzione. D’altra parte, un cattolico cui va bene tutto, che si adagia a tutto, che chiude gli occhi su tutto in nome di un preteso “pacifismo”, ipocrita e di comodo, è un disertore della Dottrina che abbiamo ereditato dagli antichi Padri, da sant’Agostino a san Tommaso d’Aquino, sino a Benedetto XVI. E questi cattolici all’acqua di rosa non riconoscono più neppure il vero capo di questa Chiesa, Gesù Cristo, che spesso – la storia insegna – non è stato neppure al meglio rappresentato dal suo stesso vicario in terra. D’altronde, tornando alla “signora aborto”, lo stesso Bergoglio (e a papa Francesco abbiamo tutti voluto bene) ha incoraggiato una certa forma di indulgenza nei riguardi della Bonino, quando il 5 novembre del 2024 volle incontrarla. Per convertirla? Non penso ci sia riuscito.
Sino alla fine Domina mortis infantium non ha mostrato alcun pentimento (I Funerali di Stato, rigorosamente laici, ce ne danno conferma), conservando orgogliosamente quella nomea di “paladina di civiltà” che in realtà disorienta e sconcerta. D ‘altronde, a coloro che si stanno ora stracciando le vesti per questo articolo “dissacrante” porrei una semplice domanda: “E se vostra madre avesse deciso di abortirvi?”. E badate bene, a scanso di equivoci, io non sono contro l’aborto tout-court, ponendomi sul viso il paraocchi. Comprendo e reputo giusto che in alcuni casi l’interruzione di gravidanza, in presenza di gravi problematiche e patologie, sia necessaria per tutelare la salute della madre. Non lo è però quando deve servire da anticoncezionale, quando deve porre rimedio ad una notte d’amore sbagliata (o magari clandestina), o ancora quando avendo già famiglia numerosa ci si pone la domanda: “E come faccio adesso a mantenere quest’altro?” Ebbene, in questi casi l’aborto è un delitto, un crimine contro l’umanità. D’altronde, il crollo demografico in Italia non è solo legato al timore del come mantenere un figlio, ma anche ai quei milioni di bambini mai nati, che oggi avrebbero arricchito la nostra nazione con altre vite, altre intelligenze, altri contributi nei più svariati ambiti dello scibile umano.
L’uomo moderno però è cresciuto in un contesto socio-politico-economico dove ciascuno è ripiegato su se stesso. Perchè allora mettere al mondo figli? Ciò che conta è il profitto, la carriera, il potere, lo stare bene. E procreare è solo una seccatura. Troppe responsabilità. Troppi pensieri. Troppi sacrifici. Stupidi i nostri padri e i nostri nonni che di figli ne mettevano al mondo 7, 9 a volte anche 11, e in molti casi (io conosco di queste famiglie) riuscivano a farli laureare tutti, pur essendo persone oneste che vivevano solo del loro lavoro. Ma quella era un’altra epoca. Un mondo perduto. Oggi siamo già nell’Era dell’ IA, e ci preoccupiamo ancora d’aborto? E ci poniamo principi etici, morali e religiosi? Dai, finiamola con queste favolette, e fumiamoci una canna nel ricordo della Bonino “profetessa” di una nuova umanità, finalmente libera e redenta. E in quanto a quell’altro profeta di 2000 anni fa, Gesù Cristo, che smetta di rompere le scatole. D’altronde, forse sarebbero stato meglio se pure la Madonna avesse abortito. Oggi, senza l’ombra antica di questo Dio-uomo tanto ingombrante, vivremmo tutti più tranquilli, senza patemi d’ animo, senza dovere più rispondere di nulla, tanto meno alla nostra coscienza, alla quale abbiamo tagliato la lingua per poi chiuderla a doppia mandata nell’angolo più remoto e oscuro del nostro cuore, incancrenito dalla vanagloria e dal più bieco cinismo.
Commenti
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Grazie per il suo positivo commento al mio articolo. Siamo certo in piena sintonia. Le auguro ogni bene per il suo prezioso lavoro.
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Gentile Virgadaula,
Ho letto con interesse e con gioia il suo articolo del tutto controcorrente rispetto alla esaltazione della donna che ha contribuito, con le sue “ battaglie”, a distruggere la famiglia, a cancellare la figura maschile e a trasmettere una cultura di morte difficile da estirpare nella nostra società. Partendo dalla menzogna delle migliaia di donne morte per aborto clandestino, i radicali hanno frodato gli Italiani. Il lascito di Bonino alle giovani generazioni è semplicemente devastante, ha veicolato la convinzione che l’embrione non sarebbe altro che un grumo di cellule e che la donna possa averne potere di vita e di morte. Come un tempo il pater familias aveva ius vitae necisque, così oggi la donna, stravolgendo la propria natura, si è trasformata nell’artefice della distruzione del piccolo concepito. Senza che nessuno se ne renda conto, la metamorfosi discendente causata alla figura femminile dalla legge 194 assume gli orrendi contorni di un boia con le zanne insanguinate.
Mi permetta un unico appunto al suo intervento: quando lei scrive “Comprendo e reputo giusto che in alcuni casi l’interruzione di gravidanza, in presenza di gravi problematiche e patologie, sia necessaria per tutelare la salute della madre.” Ecco, dato per certo che non siamo più nell’800, quando le madri rischiavano la vita con il parto, ginecologi di tutto il mondo confermano che l’aborto non serve per salvare la vita della madre. Nessun bimbo dovrebbe perire per paura, ignoranza, povertà, solitudine. È questo il più grave genocidio dei nostri tempi, l’eliminazione di piccoli innocenti, ormai prossima ai 7 milioni. E non c’è bisogno di essere cattolici, basterebbe saper leggere un testo di biologia di II media.
Che fare? Provare a cambiare la mentalità, invertire la rotta, proclamare ovunque, sui media, sui blog, sui giornali, la bellezza del concepito, il privilegio della maternità, l’importanza della presenza di un uomo che si assuma le proprie responsabilità.
Questa la mission di noi volontari del Comitato Pro-life insieme, che ogni giorno scriviamo alle testate, in genere aggressive e violente, pronte a schierarsi a favore dell’aborto. I nostri interventi, le nostre repliche, spesso pubblicate anche da testate avverse, hanno l’obiettivo di testimoniare che c’è un’altra faccia della medaglia e si possono leggere sul nostro sito e sui social.
Prof. Vittoria Criscuolo
Vicepresidente del Comitato “ Pro-life insieme “
http://www.prolifeinsieme.it
Che fare?