Elezioni e manovre a Gela
Manca ancora del tempo al 2027, ma a Gela le lancette della politica corrono sempre con abbondante anticipo. L’appuntamento con le elezioni Politiche nazionali e, soprattutto, il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana — dove i 70 scranni di Palazzo dei Normanni continuano a far gola a molti con il carico di peso politico e prerogative istituzionali che gli aspiranti “Onorevoli” custodiscono con cura — ha già mandato in fibrillazione partiti, movimenti civici e capibastone locali.
La ferita per la sconfitta di due anni fa brucia ancora. L’affermazione del cosiddetto “campo largo” progressista, a trazione PD-Cinquestelle e il contributo decisivo di liste civiche radicate sul territorio, ha incoronato sindaco Terenziano Di Stefano, espressione della civica “Una Buona Idea”. Una vittoria netta al ballottaggio contro un centrodestra claudicante e diviso, le cui macerie sembrano tutt’altro che sgombrate.
Oggi che all’orizzonte si prospetta una competizione regionale con il sistema proporzionale — un impianto elettorale che per sua natura premia la corsa solitaria e l’identità dei singoli simboli — la coalizione alternativa al governo cittadino si ritrova costretta a fare i conti con se stessa. E le prime grandi manovre estive e autunnali confermano che il centrodestra locale è tutt’altro che unito.
Cirignotta e la linea dell’autosufficienza: “Forza Italia non rincorre nessuno”
A provare a dare una scossa al dibattito è stato il segretario cittadino di Forza Italia, Vincenzo Cirignotta. La sua disamina parte da una constatazione pragmatica della realtà amministrativa gelese: la giunta Di Stefano poggia su un perimetro estremamente eterogeneo, dove accanto alle forze tradizionali del centrosinistra convivono movimenti chiaramente riconducibili all’area moderata e di centrodestra, come l’Mpa di Raffaele Lombardo e “Sud chiama Nord” di Cateno De Luca.
Tuttavia, diversamente da altri esponenti dell’opposizione che attendono quasi con rassegnazione o speranza un imminente cedimento della maggioranza, Cirignotta frena sui facili trionfalismi: «Nelle dinamiche politiche locali non vedo, al momento, grandi novità. Le forze che sostengono il sindaco Terenziano Di Stefano sono sostanzialmente le stesse che lo hanno accompagnato al primo e al secondo turno delle elezioni amministrative».
A sparigliare le carte, semmai, ci sono i quadri nazionali e regionali. L’intesa stretta a livello romano tra il premier Giorgia Meloni e Cateno De Luca non ha sorpreso il segretario azzurro: «Giorgia Meloni, da leader di coalizione, ha saputo costruire un’intesa con una forza territoriale che sta consolidando la propria presenza oltre i confini siciliani. Un accordo per vincere le elezioni nazionali con un movimento che ha dimostrato di saper amministrare».
Resta però l’incognita delle ripercussioni su Gela. Per Cirignotta, benché il sindaco Di Stefano sostenga che per la sua giunta non cambi nulla rivendicando le distanze dal centrodestra regionale, una riflessione politica non è più rinviabile. La presenza di alleati che a Palermo o a Roma dialogano con la destra impone al primo cittadino una scelta di campo definitiva prima dell’appuntamento con le urne del 2027.
La ricetta di Forza Italia, tuttavia, non prevede attese passive: «Forza Italia non rincorre nessuno e non attende che siano altri a scegliere di lasciare una parte politica per avvicinarsi alla nostra», chiarisce Cirignotta, forte anche dell’asse politico con la linea regionale guidata da Nino Minardo. L’obiettivo dichiarato dal segretario è costruire un polo autonomo, autorevole e attrattivo, capace di ricondurre nel perimetro naturale del centrodestra sia l’Mpa che il movimento di De Luca, ma partendo da una posizione di forza e coinvolgendo civismo ed energie sane del territorio.
La replica di Greco: “Dichiarazioni incomprensibili, si pensi ai problemi reali”
Ma le parole del segretario cittadino, anziché ricompattare le fila, hanno finito per riaprire le storiche faglie interne alla casa azzurra. A stretto giro di posta è arrivata infatti la dura presa di posizione dell’ex sindaco Lucio Greco, oggi dirigente provinciale di Forza Italia ed esponente dell’area politica che fa riferimento all’eurodeputato Marco Falcone.
Per Greco, le dichiarazioni del suo stesso segretario cittadino sono semplicemente «incomprensibili» e fuori tempo massimo rispetto a ciò che la città sta vivendo. Mentre la politica locale si avvita in «alchimie e tatticismi», Gela deve fare i conti con emergenze economico-sociali drammatiche, a partire dal rincaro del carburante che sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi.
Greco ha richiamato l’attenzione sul presidio degli autotrasportatori e degli agricoltori a cui anche il sindaco Di Stefano ha portato la sua solidarietà: «Gela, per la presenza dell’indotto Eni, per i consorzi di autotrasportatori e per l’importante comparto agricolo, è una delle città che rischia di pagare il prezzo più alto. Per questo chiedo alla politica serietà, rigore e senso di responsabilità. Le decisioni spetta prenderle ai governi regionale e nazionale, ma anche a livello locale una politica seria deve sforzarsi di elaborare proposte e iniziative concrete».
L’affondo dell’ex primo cittadino evidenzia come il canale di comunicazione dentro Forza Italia sia visibilmente interrotto: «Ho sempre ritenuto che la politica abbia senso solo se sa occuparsi di questi temi. Per curare i nostri interessi politici c’è sempre tempo».
Verso il 2027: un puzzle difficile da ricomporre
Lo scontro tra la visione strategico-elettorale di Cirignotta e l’impostazione “emergenziale” di Greco è la fotografia perfetta dello stato di salute precaria del centrodestra gelese. Da un lato c’è chi tenta di riorganizzare il cantiere della coalizione guardando ai grandi appuntamenti elettorali, ben consapevole che senza Mpa e Sud Chiama Nord recuperare il terreno perduto contro il campo largo di Di Stefano sarà un’impresa impossibile; dall’altro c’è una frangia interna che contesta leadership e metodi, rivendicando un pragmatismo che spesso nasconde posizionamenti e regolamenti di conti mai del tutto sopiti dopo la sconfitta alle Amministrative.
Nel mezzo c’è una città che osserva con disincanto. Terenziano Di Stefano, dal canto suo, continua a governare forte di un’alleanza civico-progressista che, pur tra evidenti contraddizioni ideologiche, finora ha tenuto. Se il centrodestra continuerà a dividersi tra “autosufficienza” teorica, attacchi interni e rincorsa agli alleati di governo regionali, il rischio per l’opposizione è quello di arrivare impreparata all’appuntamento con le urne. E nel 2027, con il sistema proporzionale delle Regionali alle porte, ogni frammentazione rischia di figurare come un assegno in bianco firmato agli avversari.
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