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Politica

Gela e la Provincia di Caltanissetta: storia di un ruolo mai conquistato

di Emanuele Antonuzzo 14 Febbraio 2026

Mussolini a Gela e la richiesta di provincia

La vigilia di Ferragosto del 1937 il cavaliere Benito Mussolini, già cittadino onorario di Terranova, trascorse la giornata a Gela tra bagni e balli, ammirato dal cotone che chiamò “l’oro bianco d’Italia”. Tuttavia, nonostante l’accoglienza, il Duce non cedette alla richiesta dei gelesi di istituire la decima provincia siciliana. Gela restava la periferia marina di Caltanissetta.

Guerra, liberazione e Statuto autonomo

Poi arrivarono la guerra e lo sbarco americano sulla costa gelese, la liberazione e, poco prima della nascita della Repubblica, lo Statuto autonomo che aboliva le province e istituiva i liberi consorzi. Una scelta decisa dalla Regione, che, non ottenuta l’indipendenza, aveva avuto la possibilità di regolare alcune materie, tra cui la gestione degli enti locali.

Commissariamento e votazioni provinciali

Passarono gli anni e le nove province siciliane rimasero commissariate, poste in amministrazione straordinaria fino a quando non si sarebbero creati i liberi consorzi. Dal 1945 al 1961, nonostante nel 1955 una legge regionale sugli enti locali avesse istituito i liberi consorzi chiamati “province regionali”, l’amministrazione straordinaria – divenuta ormai ordinaria – continuò ininterrottamente.

Solo agli inizi degli anni Sessanta si introdusse il voto di secondo livello del consiglio provinciale. Nel 1970 le elezioni nella straordinaria amministrazione provinciale diventarono dirette: dei liberi consorzi nemmeno l’ombra, ma almeno a eleggere i consiglieri provinciali furono i cittadini. Il consiglio sceglieva poi al suo interno presidente e giunta.

Province regionali e rappresentanza del Sud

Ancora anni dopo, nel 1986, un’altra legge regionale istituì i liberi consorzi, nuovamente denominati province regionali, coincidenti con le vecchie nove province del periodo mussoliniano. Quarant’anni non erano bastati ad attuare quanto previsto dall’articolo 15 dello Statuto autonomo siciliano.

Dall’inizio degli anni Novanta fino al 2008, data delle ultime elezioni dirette, il presidente della provincia – come il sindaco – fu scelto direttamente dai cittadini. In Provincia di Caltanissetta, tre volte su quattro il presidente fu un gelese. Dal 1998 Gela, mai diventata provincia, guidò per tre mandati l’area vasta nissena, che nel tempo assumeva sempre maggiori competenze amministrative. Una presidenza che forse non portò tutti i benefici sperati, ma che contribuì a creare una maggiore familiarità tra l’area sud e la provincia.

L’asse Gela–Niscemi e le difficoltà politiche

L’asse Gela–Niscemi tributò sempre un autentico plebiscito al presidente gelese, accompagnato dall’elezione di gran parte dei consiglieri provinciali del collegio sud. Una rappresentanza numerosa che, tuttavia, non riuscì mai a soddisfare pienamente la popolazione. La provincia continuava a sembrare un “feudo” di Caltanissetta.

All’inizio del 2013 arrivò il populistico annuncio di Rosario Crocetta in diretta nazionale: “abolirò le province”. Non era vero, ma si fece finta di crederci. Seguirono interventi normativi regionali approssimativi e l’unica certezza fu il commissariamento. Si ricominciava, come nel 1946, con la straordinaria amministrazione.

Referendum del 2014 e elezioni 2025

Gela, seguita da Niscemi, reagì chiedendo quanto previsto dalla legge e decise di guardare verso la Città metropolitana di Catania. Così, in una calda domenica di luglio del 2014, con un referendum popolare, i gelesi dissero a stragrande maggioranza di non voler stare con Caltanissetta. La Regione, che avrebbe dovuto prenderne atto, ignorò il risultato.

Le province, divenute liberi consorzi comunali, restarono commissariate fino al 2025, quando si svolsero le elezioni di secondo livello per presidente e consiglio provinciale. A votare furono sindaci e consiglieri comunali; i cittadini, ancora una volta, rimasero esclusi.

Il ruolo attuale e la memoria storica

L’attuale presidente della Provincia è il sindaco di Caltanissetta, espressione dell’area nord del territorio. Un risultato favorito anche dalla mancata intesa tra Gela e Niscemi, con due sindaci candidati che finirono per neutralizzarsi a vicenda.

Oggi Gela ha un solo rappresentante in consiglio provinciale. La forza politica del sud della provincia si è dissolta. Alla città più grande del Nisseno, con la sua storia antica e contemporanea, non resta che ricordare ciò che i cittadini gridarono a Mussolini nel 1937: “Duce, niente vogliamo, Gela provincia e bacino montano!”.

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