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Mauro Bollino, la fantasia al potere

di Antonio Favitta 19 Aprile 2026
Rigore di Bollino, punto di forza del Gela calcio (foto di Davide Gerbino)

“…Al potere la fantasia…’’ scrisse Vasco Rossi in una sua celebre canzone. Fantasia che al delfino è conferita dal numero 10: Mauro Bollino. Nato a Palermo il 31 dicembre 1994, l’attaccante palermitano è un veterano della categoria. 

Inizia nelle giovanili del Palermo e matura tante esperienze importanti con Sicula Leonzio, Trapani, Casertana e Messina, passando per piazze blasonate come Bari, Pisa e Foggia. Ha totalizzato nei campionati professionistici 123 presenze, con 19 reti e 13 assist; tra i dilettanti 181 partite, impreziosite da 97 gol e 35 passaggi vincenti.

Sposato con Silvia Scalici, è padre di Vittoria, 5 anni. Trascorre il tempo libero insieme alla famiglia; gli piace anche dilettarsi nella cucina. Non è amante del cinema ma conosce a memoria ogni battuta della miniserie Il capo dei capi. Il suo cantante del cuore è Gigi D’Alessio e Non mollare mai è la sua traccia preferita.

– Come ti trovi a Gela e cosa ti ha spinto a scegliere questa piazza?

«Mi trovo abbastanza bene e scegliere questa piazza non è stato difficile. Sono stato spinto dal fatto che il direttore Lo Bianco e il mister Cacciola mi volevano fortemente. Ero convinto, insieme ai compagni che sapevo avrebbero firmato, di poter far divertire la gente e tornare a far parlar bene di Gela».

– Stagione segnata da diversi infortuni. C’è il rammarico di non aver potuto contribuire come avresti voluto?

«Sicuramente non è stata l’annata che mi aspettavo. Infortuni e vari problemi non mi hanno permesso di mostrare le mie qualità alla città. Però chi deve sapere, sa quello che ho fatto per questa maglia e per i miei compagni».

– Quando hai capito che avresti voluto fare il calciatore?

«Da bambino. I miei genitori raccontano che dormivo senza ciuccio ma con il pallone: ogni volta che me lo toglievano mentre dormivo, mi mettevo a piangere».

– Chi era il tuo giocatore preferito da bambino e a chi ti ispiri?

«Senza dubbio Maradona, purtroppo visto solo nelle videocassette. Poi mi sono innamorato di Ronaldo, quando arrivò nella mia Inter. Successivamente è esploso Messi e da allora ho avuto occhi solo per lui. Mi ispiro a lui, ovviamente nel mio piccolo».

– Il difensore più forte che hai affrontato in carriera?

«Ho avuto la fortuna di incontrare tanti giocatori fortissimi. Direi Balzaretti in allenamento, quando salivo in prima squadra al Palermo».

– Hai iniziato con il Palermo e poi tante esperienze importanti. Come vivi il fatto di essere uno dei più esperti nello spogliatoio?

«Con serenità, consapevole di poter dare una mano ai più giovani ed essere un punto di riferimento. Ma questo vale per tutti, sia per i più piccoli che per i più grandi».

– Qual è il gol a cui sei più affezionato nella tua carriera?

«La doppietta al Massimino contro il Catania, con la Leonzio in Lega Pro».

– Come gestisci l’equilibrio tra campo e vita privata?

«Negli ultimi anni ho imparato a lasciare i problemi del calcio fuori dalla porta di casa».

– Qual è la tua migliore qualità e il tuo peggior difetto?

«La mia migliore qualità è la disponibilità verso gli altri e l’amore che metto in ciò che faccio. Il mio peggior difetto è che sono molto testardo… almeno così dice mia moglie (ride)».

– Quando smetterai di giocare, pensi di restare nel mondo del calcio?

«Mi piacerebbe allenare. Se lo farò è con l’obiettivo di arrivare dove non sono riuscito da calciatore».

– Un commento sulla Nazionale: da dove si dovrebbe ripartire per tornare competitivi?

«Da diversi anni le cose non vengono fatte nel modo giusto, non solo in Serie A. Non dobbiamo avere paura di far giocare ragazzi di 16-17 anni. Non penso manchino talenti, credo piuttosto che vengano sprecati. Affiderei la Nazionale a persone come Maldini o Baggio».

– Ti vedi ancora al Gela il prossimo anno?

«Mi piacerebbe continuare al Gela anche nei prossimi anni, ma a giugno mi scade il contratto e, ad oggi, non mi vedo con la maglia biancazzurra nella prossima stagione. Però mai dire mai».

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