Insulti razzisti, minacce più o meno velate, offese personali e attacchi politici sempre più duri. È un clima di forte tensione quello che si respira da settimane a Certosa di Pavia, dove lo scontro sul progetto di un data center ha progressivamente travalicato i confini del confronto amministrativo, trasformandosi in un caso politico e sociale. Al centro della vicenda c’è il sindaco Marcello Infurna, 52 anni, originario di Gela, primo cittadino da dodici anni e capogruppo del Partito Democratico in consiglio provinciale, finito nel mirino insieme alla sua famiglia.

A far scattare l’allarme sono stati alcuni episodi avvenuti sia sui social network sia durante iniziative pubbliche. Tra gli insulti rivolti al sindaco compaiono espressioni come “dittatore coreano”, “ducetto” e “fascistello”, diffuse in particolare negli spazi digitali riconducibili all’opposizione. Ma a suscitare maggiore preoccupazione sono gli attacchi di natura razzista, che hanno preso di mira le origini meridionali del primo cittadino e dei suoi familiari.

L’episodio più grave si sarebbe verificato durante un’assemblea pubblica molto partecipata, convocata dall’amministrazione comunale per illustrare il progetto del data center e rispondere ai dubbi della cittadinanza. Secondo quanto riferito dal sindaco, una donna si sarebbe rivolta alla moglie, originaria della Campania, con parole offensive e cariche di odio: “il data center andatevelo a fare al Sud, tornatevene al vostro Paese, terroni di merda”. La scena si sarebbe svolta alla presenza di numerosi cittadini.

Sulla vicenda sarebbero in corso accertamenti da parte dei carabinieri, mentre il sindaco ha scelto di rendere pubblica la situazione attraverso un lungo intervento sui social, nel quale parla apertamente di una “campagna di odio razziale senza precedenti per Certosa”. Un’escalation che, secondo Infurna, non è casuale ma alimentata da un contesto più ampio: «Un clima volutamente avvelenato, fatto di bugie, false informazioni e ipocrisie, anche in spregio agli enti preposti che governano la salute e l’ambiente».

Il nodo centrale resta il progetto del data center, proposto da soggetti privati e previsto nella zona artigianale del comune. Un’infrastruttura tecnologica di archiviazione, elaborazione e distribuzione dei dati di sistemi digitali, che in altri territori della provincia è stata realizzata senza particolari contestazioni ma che a Certosa ha acceso un dibattito molto infuocato. Gruppi ambientalisti e rappresentanti delle opposizioni, malgrado i pareri favorevoli degli enti regionali Ats e Arpa, hanno sollevato dubbi sugli impatti ambientali e sanitari dell’impianto, chiedendo maggiore trasparenza e approfondimenti.

Proprio per rispondere a queste preoccupazioni, l’amministrazione aveva organizzato l’assemblea pubblica, invitando esperti e docenti universitari che hanno partecipato gratuitamente per fornire chiarimenti tecnici e scientifici. Secondo il sindaco, tuttavia, l’incontro è stato in parte strumentalizzato: alcuni contestatori sarebbero venuti solo per disturbare, non per ascoltare. Poche domande, nessuna evidenza scientifica, ma molte accuse e attacchi personali.

Nel mirino sarebbero finiti anche i relatori, accusati da alcuni partecipanti di essere “prezzolati”. Un’accusa respinta con fermezza dal primo cittadino, che parla di una “vergognosa campagna denigratoria” volta a delegittimare non solo l’amministrazione ma anche le competenze tecniche coinvolte nel dibattito.

Un elemento che colpisce, nella ricostruzione fornita da Infurna, è il diverso atteggiamento riservato a progetti analoghi in altri comuni della provincia, anche di dimensioni maggiori. «Dubbi e perplessità che nessuno ha sollevato altrove» – osserva – lasciando intendere che la vicenda locale sia influenzata da fattori politici più che esclusivamente ambientali. Da qui l’accusa, esplicita, di una strategia mirata: «Un disegno bieco e pretestuoso per sovvertire l’esito delle elezioni». 

Infurna è stato infatti rieletto nel 2024 con una percentuale vicina all’80 per cento dei consensi, un risultato molto ampio che, secondo il sindaco, avrebbe spinto parte dell’opposizione a cercare altre strade per indebolire la sua amministrazione.

Non è la prima volta che il primo cittadino si trova a fare i conti con attacchi legati alle sue origini. Già durante la campagna elettorale del 2014, ignoti avevano imbrattato i suoi manifesti scrivendo “terrons” sulla fronte del candidato. Un episodio che all’epoca non aveva impedito la sua elezione, ma che oggi appare come un precedente significativo alla luce degli sviluppi recenti.

Infurna, che vive a Certosa di Pavia da oltre vent’anni con la moglie e i due figli, rivendica con forza la propria identità e la propria storia personale. Figlio di un giornalista impegnato con le sue cronache sul fronte antimafia, è anche nipote del partigiano Leonardo Speziale, commissario politico della 122ª Brigata Garibaldi durante la lotta di Liberazione nel Bresciano. «Sono orgogliosamente certosino, terrone e antifascista» – ha scritto nel suo intervento.

Nonostante il tono combattivo, il sindaco non nasconde la preoccupazione per la piega che sta prendendo la situazione. «Gli insulti colpiscono me, la giunta, i consiglieri e i cittadini che non si allineano, ma soprattutto la mia famiglia» – afferma Infurna. «Quello che temo è che questo odio verbale possa degenerare in qualcosa di più grave».

Il riferimento è al rischio di un passaggio dalle parole ai fatti, in un contesto in cui la tensione appare in costante crescita.

Nel frattempo, la comunità resta vicina al suo sindaco esprimendogli solidarietà e riconfermando la propria fiducia con telefonate, messaggi, centinaia di like sul suo profilo FB. Il dibattito civile intanto prosegue, sostenuto da un lato da chi sottolinea la necessità di attrarre investimenti e innovazione, vedendo nel data center un’opportunità di sviluppo per il territorio; dall’altro a chi teme ancora cioè le possibili ricadute sull’ambiente, sul consumo energetico e sulla qualità della vita, chiedendo maggiori garanzie e un confronto più approfondito, il sindaco ha rassicurato che ci saranno ulteriori approfondimenti e tutele.

Il progetto del nuovo data center sarà infatti sottoposto a Vas (valutazione ambientale strategica). Lo ha ufficializzato lo stesso sindaco Infurna con una delibera di giunta, allo scopo di «approfondire ulteriormente gli studi sul progetto sotto il profilo ambientale, paesaggistico e territoriale e, nel caso, prevederne apposite prescrizioni, in un’ottica di maggiore garanzia e miglior tutela dei cittadini e dell’interesse pubblico».

Sulla vicenda resta però un dato di fondo: il clima di tensione che ha riportato al centro parole e atteggiamenti che sembravano appartenere a un passato lontano. Mentre resta sospesa con inquietudine la domanda che lo stesso sindaco pone a tutti: “Oggi gli insulti, domani cosa?” Una domanda che, a Certosa di Pavia, non riguarda più soltanto la politica, ma il senso stesso della convivenza civile.