Difensore di grande esperienza internazionale, Franco Sbuttoni la scorsa estate è approdato al Gela per rinforzare la retroguardia biancazzurra ed esserne colonna portante. Il roccioso difensore argentino fa della grinta e della determinazione in tutte le fasi di gioco le sue armi migliori. In questa stagione ha recitato un ruolo da assoluto protagonista. 

Nasce a Rosario, in Argentina, il 6 maggio 1989. È senza alcun dubbio un calciatore con il curriculum tra i più prestigiosi dell’intera categoria. 

Tanti anni di professionismo ai massimi livelli del calcio argentino nella Primera division, il corrispettivo della nostra Serie A. In terra albiceleste ha vestito, tra le altre, le maglie di Atlético Tucumán, Central Córdoba e Sarmiento. Nella sua ricca carriera, ha vissuto anche un’esperienza in Giappone, nella massima serie nipponica (J1 League) con la maglia del Sagan Tosu. Più in generale, il ‘’Gringo’’, come viene soprannominato, vanta 263 presenze in carriera, impreziosite da 5 reti e 2 assist. 

Il profilo umano racconta di un uomo sposato e padre di un bambino di tre anni. Oltre al calcio, coltiva l’hobby del padel. Anche la musica figura tra i suoi interessi. Charly García è il suo cantante preferito; la sua canzone del cuore è Rezo por vos. Per quanto concerne i gusti cinematografici, La ricerca della felicità con Will Smith è il suo film prediletto. Infine, si diletta anche nella lettura. Il libro Las venas abiertas de América Latina di Eduardo Galeano è il suo preferito.

– Cosa ti ha spinto a scegliere il Gela Calcio?

«Un ex compagno di squadra e il mister Cacciola mi hanno chiamato e parlato della possibilità di venire a Gela».

– Cosa manca a questa società per raggiungere il professionismo?

«Credo che serva un’organizzazione più solida! Per far sì che una società cresca, è fondamentale avere un obiettivo finale chiaro e, a partire da lì, lavorare con sincerità e chiarezza in tutti gli ambiti. Un altro punto chiave per fare il salto di qualità come club è continuare a promuovere i giovani di Gela e dintorni, dando sempre la priorità all’insegnamento dei valori di vita come il lavoro, il rispetto, la meritocrazia, la dignità. Tutti devono capire che il calcio e la vita sono la stessa cosa; sei nella vita come sei in campo, e viceversa. È importante insegnare loro valori veri, perché sono il futuro».

– Chi erano i tuoi giocatori preferiti?

«Samuel, Riquelme, Ayala».

– Nel corso della tua carriera hai marcato attaccanti di altissimo livello, tra cui Lautaro Martínez. Quali sono stati i più forti che hai affrontato e quelli che ti hanno messo maggiormente in difficoltà?

«Lautaro è stato senza dubbio uno dei migliori, così come Carlos Tévez, David Trezeguet, Julián Álvarez (ora all’Atlético Madrid) e Lisandro López, attaccante che ha giocato per il Porto e l’Olympique Lyonnais».

– C’è stato un compagno di squadra che è stato fondamentale per il tuo percorso di crescita calcistico e umano?

«Il mio amico Lisandro López, senza dubbio. Abbiamo giocato insieme per un anno nel Sarmiento, squadra di Serie A argentina. Mi ha insegnato molto come persona, come giocatore e come leader! Determinante sia in campo che fuori; e soprattutto grandi valori umani».

– Qual è la partita con il Gela che porti nel cuore?

«Penso che contro la Nissa in casa sia stata una bella partita».

– Qual è la tua migliore qualità umana e qual è il tuo difetto principale?

«La mia migliore qualità umana dovresti chiederla alle persone che mi conoscono meglio. Tra i miei difetti, direi che sono un po’ ansioso e che mi arrabbio facilmente».

– Quando smetterai di giocare, pensi di restare nel mondo del calcio con altri ruoli?

«Non ne sono ancora sicuro. Forse allenatore o direttore sportivo, non lo so. Sicuramente sarà qualcosa legato al calcio».

– Il prossimo anno ti vedi ancora con la maglia del Gela Calcio?

«Non credo, è stato un anno difficile sotto molti aspetti».