Salvare il fratino per salvare le coste e di conseguenza dare impulso al settore del turismo. È questa, nella sua essenza, la filosofia alla base di LIFE Alexandro, progetto internazionale co-finanziato dal programma LIFE dell’Unione Europea, presentato alla città di Gela attraverso il convegno “Le dune costiere del Golfo di Gela: valorizzazione e conservazione di un ecosistema fragile”, ospitato presso Macchitella Lab. Un progetto internazionale fra Italia e Croazia che vede coinvolti quindici partner istituzionali e scientifici e che in Sicilia vede protagoniste le aree costiere del Golfo di Gela: dalla Piana di Gela con le sue Zone Speciali di Conservazione e Zone di Protezione Speciale, passando per le Saline di Priolo, fino al tratto che da Desusino e Butera arriva a Marina di Acate.
Un convegno tanti aspetti da conciliare
Tornando al convegno del 24 aprile scorso, i relatori hanno toccato diversi aspetti legati al progetto e alla necessità legata alla conservazione del fratino e alla conseguente valorizzazione del patrimonio dunale, aspetti diversi ma con un messaggio convergente: senza collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini, questo patrimonio naturale rischia di scomparire in silenzio.
Il fratino, piccolo uccello limicolo che nidifica sulle spiagge sabbiose, è oggi in forte declino: la pressione antropica sulle spiagge e il degrado progressivo degli habitat naturali ne minacciano la sopravvivenza. Ma tutelare questa specie significa, in realtà, tutelare un intero ecosistema costiero — le dune, le piante pioniere, i piccoli invertebrati che lo abitano. Il fratino diventa così una specie ombrello: dove lui sopravvive, sopravvive un mondo. Ed è su questa logica che il progetto costruisce la sua strategia di intervento.
Un uccello, un ecosistema
Ad aprire i lavori è stato Manuel Andrea Zafarana della LIPU di Niscemi e referente del CEA Odv, che ha subito chiarito la filosofia del progetto: «L’obiettivo finale è la salvaguardia delle dune di Gela e del fratino, che ne è la mascotte». Ma il fratino non è solo un simbolo: come ha spiegato Daniele Alù, responsabile LIPU del progetto LIFE, tutelare questa specie significa tutelare un intero sistema. «Proteggendo il fratino si proteggono gli ambienti dunali, le piante e i piccoli invertebrati che li abitano», ha sottolineato Alù. Un ecosistema che ospita specie rare come la Leopoldia gussonei — endemica siciliana — e la ginestra bianca, testimoni di una biodiversità che resiste nonostante la pressione antropica.
I privati come alleati: la rete ecologica dal basso
Una delle proposte più originali emerse dal convegno riguarda il coinvolgimento dei proprietari privati. Manuel Zafarana ha illustrato un’azione progettuale che punta a creare una rete ecologica diffusa, affidata alla gestione degli stessi proprietari ma sostenuta dall’expertise tecnica del progetto: «Anche i privati e i liberi cittadini possono tutelare la natura con i propri terreni. Il proprietario può destinare circa il 60% di un appezzamento alla natura, rinunciando agli investimenti produttivi ma ottenendo in cambio finanziamenti europei, regionali e provinciali». Un’opportunità concreta per chi ha ereditato terreni senza sapere come valorizzarli: «Ci sono tanti appezzamenti abbandonati che potrebbero essere semplicemente destinati alla natura, rispettando dei requisiti e ottenendo finanziamenti». Il progetto ha già avviato tre esperienze pilota: una sul litorale costiero, una nella piana di Gela, una nelle campagne di Niscemi.
La frammentazione amministrativa: il grande ostacolo
A mettere il dito nella piaga più profonda è stato Emilio Giudice, direttore della Riserva Naturale Orientata Biviere di Gela. Il Golfo di Gela, ha spiegato, è un territorio unico dal punto di vista naturale ma straordinariamente frammentato dal punto di vista amministrativo: «Nella piana di Gela abbiamo cinque province, nel Golfo tre capitanerie di porto. Comuni diversi, province diverse, competenze divise. Questo crea ingovernabilità e rende difficile applicare anche le norme di Rete Natura 2000». Una frammentazione che secondo Giudice non ha eguali in Sicilia e che indebolisce qualsiasi strategia di conservazione unitaria. La sua proposta è netta: «L’unica soluzione che mi viene in mente è l’idea di un parco», uno strumento che consentirebbe una visione d’insieme oggi assente.
Giudice ha anche aperto uno sguardo sul futuro, citando i crediti di biodiversità, strumento allo studio della Commissione Ambiente europea con possibile introduzione entro il 2027: «Chi conserva o restaura un ambiente naturale potrebbe ottenere certificati con valore economico reale. Gela, con le sue vaste aree di grande diversità biologica, potrebbe diventare protagonista di questa nuova economia verde. Ma serve che chi amministra questi territori abbia una visione che guarda al futuro».
L’istituzione c’è. Ora servono i fatti
L’assessore comunale Filippo Franzone, presente insieme al collega Simone Morgana, ha portato il saluto dell’amministrazione con parole che vanno oltre il protocollo: «Non si tratta solo di bellezza, ma di poter conoscere e vedere dal vivo specie animali e vegetali che rischiamo di perdere. È un modo per recuperare, ma anche per attrarre un turismo naturalistico selezionato, già in grande crescita in tutta Europa. E Gela può candidarsi ad averlo, a patto di tutelare questo bene».
Le dune sono già protette. Il problema è farle rispettare
Tra gli interventi più netti della giornata, quello di Ennio Bonfanti, coordinatore provinciale delle Guardie Ambientali del WWF Sicilia Centrale, che ha voluto sfatare un equivoco diffuso: «Tutte le aree dunali della costa sono protette da plurime normative: il vincolo paesaggistico, il Codice della Navigazione, le norme urbanistiche e il Codice dell’Ambiente che vieta la distruzione di habitat naturali». Il problema, dunque, non è la mancanza di leggi, ma la loro applicazione. «Nei tratti cosiddetti liberi, la vigilanza spetta al Comune, alla Polizia Municipale, alla Guardia Costiera e agli altri enti preposti. Il territorio è tutto tutelato», ha precisato Bonfanti. Le aree protette aggiungono semplicemente un ulteriore livello di conservazione, ma non rappresentano l’unico scudo legale disponibile.
Un ecosistema fragile, una rete che si costruisce
Il convegno di Macchitella Lab ha restituito l’immagine di un territorio che conosce il suo valore ma fatica ancora a difenderlo in modo sistematico. Attorno al tavolo c’erano LIPU, WWF, Legambiente, FAI, Plastic Free, AssoCea, AFNI, Via Fabaria, l’Associazione Macchitella, il CNCF e la Riserva del Biviere: un pluralismo associativo che è già di per sé una risorsa. La sfida ora è trasformare questo incontro in una rete stabile, capace di fare pressione sulle istituzioni, accompagnare i privati, educare la cittadinanza.
Il fratino intanto continua a nidificare. Finché le dune reggono.







