Rodolfo Valentino, come lui nessuno
Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi Valentino, nato a Castellaneta il 6 maggio 1895 è stato sicuramente il più celebre divo cinematografico di tutti i tempi. Figlio di Giovanni Guglielmi, veterinario, ex capitano di cavalleria, e di Marie Gabriel Bardin, una francese di origine aristocratica, Valentino mostrò subito un carattere forte e volitivo. Non privo di ambizioni, nel 1909 tentò di entrare senza fortuna all’ Istituto Nautico di Venezia. Si diplomò quindi a Genova in agraria, nell’Istituto “Bernardo Marsano” di sant’Ilario, e infine tornò a Taranto dove viveva con la famiglia (il papà gli venne a mancare presto). Nel 1913 emigrò negli Stati Uniti deciso a fare fortuna, confortato dal suo innegabile talento di attore e danzatore (fu uno straordinario ballerino di tango). E con queste doti, dopo un inizio difficile, seppe imporsi ad Hollywood, la Mecca del Cinema, grazie al suo irresistibile fascino latino, che molti suoi rivali cercarono – vanamente – di oscurare accusandolo di essere gay. Un orientamento sessuale che però non ha mai trovato fondamento, dato che Valentino, a parte i suoi 2 matrimoni falliti (uno con la celebre diva e coreografa Natacha Rambova). in tutta la sua breve esistenza mostrò di essere – al di là dei personaggi romantici interpretati – un uomo virile, ma al contempo colto e raffinato. Fra l’altro, amava la boxe, si allenava spesso, e proprio in una circostanza durante la quale il giornalista Frank O’ Neal gli diede dell’omosessuale, Rodolfo lo sfidò in un incontro di boxe e gli diede una sonora lezione, entusiasmando anche l’ex campione del mondo dei pesi massimi Jack Dempsey, che in quella circostanza lo preparò al combattimento.
Rodolfo Valentino costruì la sua carriera in una quarantina di film, ottenendo però il primo importante successo nel 1921 con I quattro cavalieri dell’Apocalisse. Consolidò poi la sua fama grazie ad altri 4 film che lo consegnarono alla leggenda: Lo sceicco (1921), Sangue e Arena (1922), Aquila Nera (1925) e Il figlio dello sceicco (1926). In queste pellicole Valentino rivelò un carisma e una presenza scenica mai più eguagliati nel cinema muto. La morte prematura e imprevista, avvenuta a soli 31 anni al Polyclinic Hospital di New York, a causa di un’appendice trascurata degenerata poi in peritonite, lo proiettò nel mito per sempre. Il dolore per la sua tragica scomparsa fu tale da sconvolgere milioni di fans sparsi non solo in tutta l’America (le imponenti esequie si tennero a New York), ma in ogni nazione dove suoi films erano arrivati. Una morte che provocò – cosa mai più ripetutasi nella storia del cinema – una trentina di suicidi da parte di donne, signorine e maritate, che si tolsero la vita perchè non avrebbero potuto vivere senza “Rudy”.
Ma per una serie di coincidenze astrali quel 1926 sarebbe stato ricordato anche per un’altra morte non prevista. Infatti, dopo la scomparsa dell’attore, il 22 ottobre se ne andava pure Harry Greb, uno dei più grandi pugili di tutti i tempi, che rimase sotto i ferri per un intervento all’occhio non riuscito. E sempre per il gioco dei numeri, va pure detto che quando Rudolph moriva, da un’altra parte degli Stati Uniti una bambina di appena 2 mesi, nata il 1° giugno del 1926 a Los Angeles, veniva allattata al seno della madre non avendo ancora coscienza che, proprio come Valentino, sarebbe divenuta anch’ella una star immortale del cinema. Quella bimba si chiamava Norma Jane Mortenson. Da adulta sarebbe divenuta Marilyn Monroe.
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