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Leandro Teijo, una vita da mediano

di Antonio Favitta 9 Maggio 2026
Leandro Teijo

Una vita da mediano. Quando si pensa a Leandro Teijo non può che risuonare nella mente il celebre successo di Ligabue. ‘’Una vita da mediano a recuperar palloni’’ e ‘’a lavorare sui polmoni’’, mettendo ordine con le sue geometrie nella zona più delicata del campo.

Nasce a Buenos Aires il 27 luglio 1991 e inizia la sua carriera in Argentina, tra le fila di Racing de Olavarrìa e CA Independiente. Approda dunque al Koper prima e al Liepaja poi.  Nel mezzo, matura un’importante esperienza al Nueva Chicago e all’Alvarado, in Primera Nacional. Arriva così in Italia, dove veste le maglie del Martina, Siracusa, Casarano, Gelbison e Gela. Il suo curriculum certifica oltre 180 partite giocate in carriera. In Italia ha finora totalizzato 118 presenze, arricchite da 5 assist.

È sposato con Florencia Paolucci ed è padre del piccolo León. Trascorre il tempo libero in famiglia e ascoltando musica. La band argentina La Nueva Luna è la sua preferita; la traccia che predilige è Compañera. Sotto il profilo cinematografico La ricerca della felicità è il suo film del cuore; segue con passione anche la serie TV Breaking Bad.

– Come è nata l’idea di venire al Gela e come ti trovi in città?

«Il mio procuratore è stato contattato e abbiamo valutato insieme la possibilità di venire a Gela. Ho accettato perché conoscevo l’importanza della piazza e il valore della squadra, oltre alla bellezza della città. Con la mia famiglia ci troviamo molto bene».

– C’è una caratteristica in particolare in cui pensi di essere al top e una caratteristica che invece vuoi migliorare?

«Sono un giocatore che cura molto l’equilibrio della squadra, attento sia alla fase difensiva che a quella offensiva. Quando ho il pallone, cerco sempre di essere pulito ed efficace, soprattutto nella costruzione del gioco. Posso ancora migliorare negli inserimenti offensivi».

– Il prossimo anno ti vedi ancora in maglia Gela?

«Mi piacerebbe tanto ma purtroppo non dipende da me. Ci sono vari aspetti da valutare e devono sistemarsi alcune cose».

– Quando hai capito di voler diventare calciatore e chi era il tuo preferito da bambino?

«L’ho capito presto. Mio padre mi portava allo stadio quando avevo tre anni a vedere il River Plate, ed è lì che è nato il sogno. Il mio preferito era Mascherano».

– Considerando tutta la tua carriera, qual è la partita che porti nel cuore?

«Ci sono tante partite importanti nella mia carriera, ma una in particolare è quella in Copa Argentina contro il Racing, allora campione in carica. Militavo nell’Independiente de Nequén. In campo c’erano giocatori di alto livello, tra cui Diego Milito».

– Qual è la partita che in maglia Gela ti ha dato più emozioni?

«Ce ne sono state tante, ma in particolare le vittorie contro il Messina e l’Acireale, entrambe in casa».

– C’è stato un allenatore che per te è stato un riferimento particolarmente importante?

«Una figura fondamentale per la mia crescita è stata Vito Di Bari, allenatore del Casarano. Mi ha dato tantissimo sia dal punto di vista umano che calcistico. Ha gestito al meglio un gruppo importante, portandoci a vincere il campionato dopo 30 anni esprimendo anche un ottimo calcio. A livello personale mi ha aiutato tantissimo su vari aspetti».

– Un aneddoto che pensi sia stato cruciale per la tua crescita?

«Lasciare casa a 19 anni per inseguire il mio sogno è stata una tappa decisiva della mia crescita. Mi ha fatto capire di essere pronto e determinato a raggiungere i miei obiettivi».

– Sotto il profilo umano come ti descrivi?

«Mi considero un ragazzo umile e professionale. Do sempre il massimo, in campo e nella vita. A volte sono troppo esigente con me stesso, ma è uno stimolo continuo a migliorarmi».

– Al termine della carriera da calciatore, resterai in questo mondo o ti dedicherai ad altro?

«Mi piacerebbe restare nel mondo del calcio, anche se non ho ancora deciso se lo farò e in quale ruolo. Vorrei al contempo fare un’altra attività, in parallelo al pallone». 

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