Liceo del Made in Italy, un’istituzione senza radici nella realtà educativa

Liceo del Made in Italy, un’istituzione senza radici nella realtà educativa

Nel contesto attuale dell'istruzione italiana, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha introdotto il Liceo del Made in Italy come parte della legge 27 dicembre 2023 n. 206 (art. 18), mirando a valorizzare e promuovere i settori produttivi nazionali.

Sebbene l'intenzione possa sembrare lodevole, emerge una domanda fondamentale: è una mossa educativa autentica o un esercizio di branding culturale? 

Il piano di studi del Liceo del Made in Italy, per ora limitato al primo biennio, si caratterizza per la presenza (per la prima volta simultanea) dell’economia politica, del diritto, della storia dell'arte e della seconda lingua straniera, e mira a fornire una comprensione integrata della cultura e dell'economia italiane. L’impianto di base è il primo biennio del Liceo delle Scienze Umane - Opzione Economico-sociale, cui soprattutto vengono sottratte le tre ore di Scienze umane. 

A fronte dell’invenzione ex abrupto di questo nuovo corso di studi, non si rileva una richiesta concreta o un bisogno effettivo da parte delle istituzioni scolastiche. Pare invece che l'iniziativa sia stata promulgata senza un adeguato dialogo con gli operatori del settore educativo, sollevando dubbi sulla sua pertinenza e sull'allocazione delle risorse. Nonostante le intenzioni possano apparire nobili e il piano di studi sembri ben strutturato, la maniera in cui il Liceo del Made in Italy è stato introdotto ha suscitato non poche perplessità tra i docenti e gli stessi dirigenti scolastici.

Il nucleo della questione risiede nel discernere se l'iniziativa sia una genuina mossa educativa, calibrata sulle reali necessità e aspirazioni degli studenti, o piuttosto, come sembra a chi scrive, un tentativo banalmente politico-ideologico orientato più a promuovere le velleità di egemonismo culturale di orientamento nazionalista e identitario dell’attuale governo che a soddisfare un bisogno educativo reale.

La reazione al nuovo percorso di studi del Liceo del Made in Italy da parte delle istituzioni scolastiche e degli operatori del settore è stata tiepida, se non addirittura critica. Tale reazione è ulteriormente rafforzata dal modo in cui l'introduzione del nuovo liceo, a partire dal prossimo a. s., è stata regolamentata, con la richiesta di attivazione da parte delle scuole che già erogano il percorso del Liceo delle scienze umane - Opzione Economico-sociale, senza una chiara indicazione di come questo nuovo indirizzo possa integrarsi o migliorare l'offerta formativa esistente.

Inoltre, la clausola di invarianza finanziaria, che impone alle istituzioni scolastiche di rinunciare sostanzialmente all'attivazione di un numero corrispondente di classi prime del Liceo Economico-sociale per poter attivare il nuovo indirizzo (ma c’è anche un’ulteriore possibilità, un doppio binario che in prospettiva non cambia molto), solleva dubbi sulla reale volontà di investire in questo percorso formativo, rendendolo più un'operazione di sostituzione che di arricchimento dell'offerta formativa.

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La qualità dell'istruzione è un pilastro fondamentale per lo sviluppo di un paese e il benessere dei suoi cittadini. La creazione del Liceo del Made in Italy ha, sulla carta, l'intenzione di arricchire l'offerta educativa italiana, ma è fondamentale valutare attentamente le potenziali ripercussioni di questa novità sul tessuto educativo. Tuttavia, l'introduzione di un nuovo percorso di studi richiede un'attenta calibrazione per assicurare che la qualità dell'insegnamento e la profondità degli argomenti trattati non siano compromesse. È importante, poi, che le risorse didattiche, compresi i docenti specializzati e il materiale di supporto, siano adeguatamente fornite per garantire un alto standard educativo.

È ben noto che successo di qualsiasi nuovo percorso di studi dipende fortemente dalla preparazione e dalla competenza degli insegnanti. La specificità del Liceo del Made in Italy richiede che gli insegnanti non solo abbiano una solida preparazione nelle materie che insegneranno, ma anche una profonda comprensione del settore del Made in Italy, le sue sfide e le sue opportunità, e questo richiederebbe investimenti significativi nella formazione professionale e nel supporto continuo dei medesimi. La clausola di invarianza finanziaria e la necessità di non creare esuberi di personale o oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, però, possono limitare la capacità delle scuole di offrire un'istruzione di qualità, senza gli adeguati investimenti in risorse didattiche, tecnologie e infrastrutture.

La necessità per le scuole di rinunciare all'attivazione di classi del Liceo Economico-sociale (salve le eccezioni sopra accennate) per poter introdurre il nuovo indirizzo potrebbe creare squilibri e ridurre la diversità dell'offerta formativa, influenzando negativamente la qualità complessiva dell'istruzione. In tal senso, mentre il Liceo del Made in Italy potrebbe rappresentare un'opportunità per innovare e arricchire l'offerta educativa, occorre che la sua implementazione venga attentamente pianificata e gestita, con un occhio di riguardo alle possibili ripercussioni sulla qualità dell'istruzione.

Un approccio d’insieme, che tenga conto delle risorse, della formazione degli insegnanti, del bilanciamento tra teoria e pratica, e dell'integrazione con l'offerta formativa esistente, è essenziale per garantire che questo nuovo percorso di studi possa realmente contribuire allo sviluppo dei giovani e del tessuto produttivo del paese.

C’è un ulteriore aspetto che merita attenzione. L'equità di accesso all'istruzione è un principio costituzionale fondamentale per garantire che ogni studente, indipendentemente dalla sua provenienza geografica o socio economica, abbia le stesse opportunità di apprendimento e crescita. L'introduzione del Liceo del Made in Italy solleva questioni delicate riguardo alla distribuzione equa di questa nuova offerta formativa sul territorio nazionale.

L'Italia, come molte nazioni, è caratterizzata da disparità regionali in termini di risorse economiche, infrastrutturali e culturali. Queste disparità possono influenzare la capacità delle scuole di attivare e supportare il nuovo percorso del Liceo del Made in Italy. Regioni con maggiori risorse potrebbero essere in grado di offrire un'istruzione più ricca e variegata, mentre altre potrebbero faticare a soddisfare i requisiti infrastrutturali e didattici necessari, compromettendo l'equità di accesso.

La legge, peraltro, prevede che l'attivazione delle prime classi del Liceo del Made in Italy non debba determinare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Questo implica che le scuole devono bilanciare le proprie risorse preesistenti per implementare il nuovo indirizzo.

Tale condizione potrebbe favorire istituzioni in aree più ricche, capaci di attrarre finanziamenti esterni o di investire risorse proprie, mentre le scuole in aree meno abbienti potrebbero trovarsi in difficoltà, accentuando le disuguaglianze esistenti. La differenziazione dell'offerta formativa tra le regioni potrebbe spingere gli studenti a spostarsi da una regione all'altra per accedere a percorsi di studi specifici come il Liceo del Made in Italy. Questo fenomeno imporrebbe un onere economico e logistico alle famiglie degli studenti che desiderano perseguire tale percorso.

Sembra esserci, dunque, una contraddizione tra una riforma che si presenta a costo zero e la necessità strutturale di garantire un'equa distribuzione di questa opportunità educativa, dal momento che per venire incontro a quest’ultima è fondamentale prevedere strategie di supporto mirate.

Queste ultime dovrebbero includere investimenti specifici (che la legge non prevede) nelle regioni meno abbienti, programmi di formazione per insegnanti in aree con risorse limitate e iniziative di sostegno finanziario per le famiglie degli studenti che desiderano accedere a questo percorso di studi ma che si trovano in situazioni economicamente svantaggiate. 

* Docente di Filosofia e Scienze Umane